La Toscana volta pagina sulla caccia: approvato il primo Piano faunistico regionale dopo undici anni | MaremmaOggi Skip to content

La Toscana volta pagina sulla caccia: approvato il primo Piano faunistico regionale dopo undici anni

Più spazio al controllo degli ungulati e regole uniche per tutta la regione. Un provvedimento che riguarda da vicino anche Maremma e Val di Cornia, tra i territori più interessati dalla presenza di cinghiali e daini
La caccia apre in Toscana, due giorni di preapertura, poi il via, specie per specie

GROSSETO. Dopo oltre dieci anni di proroghe e norme transitorie, la Toscana ha approvato il suo primo Piano faunistico venatorio regionale, il documento che fisserà le regole per la gestione della fauna selvatica e dell’attività venatoria su tutto il territorio.

Una novità che interessa direttamente anche la Maremma e la Val di Cornia, dove la presenza di cinghiali, daini e altri ungulati continua a provocare danni alle coltivazioni, incidenti stradali e un acceso confronto tra agricoltori, cacciatori e associazioni ambientaliste.

Addio ai vecchi piani provinciali

Con il nuovo strumento viene superato definitivamente il sistema basato sui piani provinciali, rimasto in vigore attraverso continue proroghe dopo il riordino delle Province nel 2015.

Per il presidente della Regione Eugenio Giani si tratta di «un piano dell’equilibrio», nato con l’obiettivo di trovare un punto di incontro tra tutela dell’ambiente, attività agricola e gestione della fauna.

«In Toscana convivono agricoltori, cacciatori e ambientalisti – ha spiegato – e tutti hanno un ruolo importante nella salvaguardia del territorio».

Un tema molto sentito in Maremma

La provincia di Grosseto è tra quelle dove il tema della fauna selvatica è più sentito.

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le segnalazioni di cinghiali nei centri abitati, danni alle aziende agricole e incidenti lungo le principali arterie stradali.

Per questo il nuovo Piano punta a definire criteri omogenei per la gestione degli ungulati e per il mantenimento dell’equilibrio tra attività umane e biodiversità.

Secondo Giani, anche il ruolo dei cacciatori resta centrale. «Sono passati da oltre 200mila a circa 60mila – dice – ma continuano a svolgere una funzione importante nel contenimento della fauna e nella tutela dell’equilibrio ecologico».

Gli agricoltori e la tutela dell’ambiente

Nel presentare il Piano, il presidente della Regione ha ribadito che gli agricoltori rappresentano un presidio fondamentale del territorio e che è necessario garantire loro condizioni per lavorare in sicurezza, riducendo i danni provocati dalla fauna selvatica.

Allo stesso tempo ha sottolineato il ruolo delle associazioni ambientaliste nella tutela del paesaggio e della biodiversità.

L’obiettivo dichiarato è costruire una gestione condivisa di un patrimonio naturale che, soprattutto nelle province di Grosseto e Livorno, rappresenta una delle principali sfide ambientali.

Undici anni per arrivare al nuovo Piano

Il Piano faunistico venatorio regionale arriva undici anni dopo il superamento delle competenze provinciali.

«Non era più possibile rinviare – ha concluso Giani –. Serviva uno strumento unico per tutta la Toscana, capace di dare risposte concrete ai territori».

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