CAMPIGLIA MARITTIMA. Cecilia Mariani aveva raccontato con preoccupazione e sdegno profondo il caso di suo figlio Lorenzo, affetto da un grave disturbo dello spettro autistico, denunciando la sua condizione sociale attraverso un post sui social. Nessun aiuto da parte dell’Asl, nessun servizio di trasporto per riportare suo figlio al vivaio, l’unico luogo dove per lui era possibile trascorrere del tempo.
L’azienda USL Toscana nord ovest ritiene, però, opportuno fornire alcune precisazioni, dal loro punto di vista, in merito ai contenuti che la coinvolgono direttamente.
La posizione dell’Asl
Contrariamente a quanto riportato, l’azienda ha sì paventato la possibilità di incorrere in azioni legali da parte della signora Mariani, ma: «Al solo ed evidente scopo, in linea con il dovere di tutela e protezione del proprio personale, di ottenere la rimozione di contenuti pubblicati sui social che risultavano lesivi della professionalità, della reputazione e dell’onore degli operatori sanitari» dichiarano in una nota.
«Tale richiesta si inserisce in un contesto di attenzione costante verso il rispetto del lavoro dei dipendenti, soprattutto quando le espressioni utilizzate superano il legittimo diritto di critica e rischiano di alimentare sentimenti di ostilità che possono sfociare in episodi di aggressione, verbale o fisica, al proposito si veda la legge n. 113/2020, approvata all’unanimità dal Parlamento».
Laura Brizzi: «L’obiettivo è garantire un supporto coerente e integrato»
Sul caso specifico Laura Brizzi, direttrice della Società della Salute delle Valli Etrusche, dichiara:
«Lorenzo è seguito da un’équipe multiprofessionale composta da assistente sociale, psichiatra ed educatore, che insieme a lui e alla sua famiglia sta costruendo un percorso individuale, personalizzato e condiviso. Questo progetto di vita tiene conto dei desideri, delle capacità e dei bisogni della persona, con l’obiettivo di valorizzarne il potenziale e garantire un supporto coerente e integrato. In coerenza con questo approccio, Lorenzo è stato inserito in un programma di inserimento lavorativo presso un’azienda vivaistica».
«Quando tale opportunità non è stata più praticabile – spiega Brizzi -, sono stati proposti alla famiglia altri progetti, sempre finalizzati alla valorizzazione delle sue competenze. Esprimo il mio rammarico per il fatto che l’impegno profuso non sia percepito e rinnovo la piena disponibilità a incontrare la famiglia, anche a cadenza mensile, per modulare insieme il percorso, nel rispetto delle esigenze e delle potenzialità di Lorenzo».