PIOMBINO. La presenza del rigassificatore nel porto di Piombino rischia di trasformarsi in una condanna definitiva.
Il Comitato Salute Pubblica ha inviato una durissima lettera aperta al primo cittadino, Francesco Ferrari, denunciando un profondo senso di abbandono e chiedendo un cambio di passo immediato: «Siamo arrivati a un punto di non ritorno».
La proroga, da emergenza a condanna
Se secondo gli accordi iniziali, la nave del gas avrebbe dovuto lasciare le acque piombinesi entro il limite dei 36 mesi, oggi, la possibile proroga della permanenza ha riacceso il dissenso comune.
«Le promesse iniziali stanno venendo meno sotto il peso di proroghe che rischiano di trasformare un’emergenza in una condanna permanente per il territorio» scrive il comitato nella lettera, puntando il dito contro le decretazioni d’urgenza che avrebbero eluso le normali norme a tutela della salute pubblica.
Le ultime dichiarazioni del ministro Pichetto Fratin, infatti, hanno certificato una decisione presa da tempo.
L’appello al sindaco: «Serve coraggio, non rassegnazione»
Il comitato si rivolge direttamente al sindaco, richiamandolo al suo dovere di “scudo della comunità”. La richiesta è chiara: uscire dal silenzio e agire su tre fronti specifici. Secondo il comitato è necessario avviare una battaglia legale ed utilizzare ogni strumento giuridico per contestare la proroga.
Necessaria anche la trasparenza, bisogna riferire ai cittadini i passi concreti compiuti presso i ministeri e tornare a farsi sentire a Roma senza concessioni.
Il comitato: «No alle mance, vogliamo dignità»
Uno dei passaggi più pesanti della lettera riguarda il capitolo compensazioni. Il comitato respinge categoricamente l’idea che il rischio ambientale e sanitario possa essere “pagato” dal Governo. La salute e la sicurezza non sono merce di scambio.
Piombino non chiede “mance”, ma risarcimenti proporzionati ai sacrifici imposti negli ultimi tre anni. La presenza della nave è, inoltre, vista come un ostacolo alla crescita di altre attività portuali e una minaccia per l’ecosistema del golfo.
La città a un bivio
La lettera si chiude con un interrogativo che pesa sul futuro dell’amministrazione comunale. Il comitato chiede infatti al sindaco di dimostrare da che parte sta: se con i cittadini che gli hanno dato fiducia o con chi “vuole continuare a ingannare e sfruttare” il territorio.
Piombino non vuole più essere il “servitore muto” del Paese.
Resta ora da capire quale sarà la risposta delle istituzioni a un appello che ha tutto il sapore di un’ultima chiamata per la difesa della dignità e della salute dei suoi cittadini.