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Il “No condiviso” che ha fermato il rigassificatore: parla Marco Russo, sindaco di Savona

Il sindaco di Savona ripercorre le tappe della battaglia contro lo spostamento della Golar Tundra: «Non è stata una vittoria del pregiudizio, ma della competenza e della compattezza di un territorio che non si è fatto intimidire»
Il rigassificatore nel porto di Piombino e il sindaco di Savona, Marco Russo
Il rigassificatore nel porto di Piombino e il sindaco di Savona, Marco Russo

PIOMBINO. «Tutti davano per certo che avremmo perso». Inizia così la riflessione a freddo di Marco Russo, sindaco di Savona, affidata ai social a pochi giorni dall’ufficialità della proroga del rigassificatore a Piombino.

Una decisione che, di fatto, allontana l’ombra della nave Snam dalle coste savonesi e vadesi.

Quello di Russo non è solo un post di esultanza, ma un duro atto d’accusa contro un certo modo di intendere la politica, quello delle decisioni calate dall’alto. Il primo cittadino ricostruisce tre anni di scontri, partendo dai primi incontri con l’ex Presidente della Regione Giovanni Toti, descritti come momenti in cui la voce dei sindaci veniva liquidata come “irrilevante”.

Un’opera faraonica e invasiva

Uno dei pilastri della “fermezza motivata” rivendicata da Russo risiede nell’insostenibilità tecnica ed economica del progetto di spostamento. Portare la Golar Tundra a Vado Ligure non sarebbe stata un’operazione a costo zero, né indolore per l’ecosistema.

Il progetto prevedeva infatti la realizzazione di un’imponente condotta sottomarina lunga tre chilometri, un’opera complessa e costosa per collegare la nave alla costa. A questo si aggiungeva l’impatto devastante nell’entroterra: l’adeguamento e la posa di oltre 30 chilometri di tubazioni a terra per connettere l’impianto alla rete nazionale.

Costi esorbitanti e cantieri invasivi che il territorio ha rigettato, evidenziando la fragilità di un piano che Russo definisce dettato da “calcolo politico” e non da reale efficienza energetica.

Lo scontro con la Regione: dai “terrapiattisti” alla vittoria del merito

Il cuore della riflessione di Russo sta nel ribaltamento del paradigma: la resistenza di Savona non è stata una “barricata ideologica”.

«Ricordo la superficialità del progetto e l’arroganza del potere» scrive Russo, citando gli attacchi personali ricevuti da Toti – che lo definì terrapiattista e Masaniello, per aver osato mettere in dubbio la bontà dell’operazione.

Secondo il sindaco, il confronto con Snam fece emergere come lo spostamento fosse una forzatura. Una tesi che Savona ha portato fino ai massimi livelli, con missioni a Roma presso il Ministero dell’Ambiente e la Presidenza del Consiglio, riuscendo a scardinare pezzo dopo pezzo il fronte del “Sì” istituzionale.

L’affondo finale: «Oggi brindano gli stessi che ci irridevano»

Non manca una punta di sarcasmo verso gli attuali consiglieri regionali di maggioranza. Russo nota con amarezza come oggi molti di coloro che difendevano il progetto a spada tratta stiano festeggiando lo scampato pericolo.

«La nostra posizione è stata più forte dell’ipocrisia», conclude il sindaco, sottolineando come la coerenza del territorio abbia infine costretto Provincia, Regione e Governo a fare marcia indietro.

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