Get Energy Piombino, chiesti 180 giorni per le integrazioni | MaremmaOggi Skip to content

Get Energy, servono nuove garanzie sull’impianto. La società chiede 180 giorni

La Regione chiede integrazioni sul progetto da 17.520 tonnellate l’anno: sotto esame syngas, rifiuti, acque, rumore e sicurezza. Arpat: il gas prodotto non è equiparabile al gas naturale. Ferrari: «Né pregiudizialmente contrari né favorevoli»
L'area in via Po a Montegemoli, accanto alla Velmare, dove dovrebbe sorgere l'impianto
L’area in via Po a Montegemoli, accanto alla Velmare, dove dovrebbe sorgere l’impianto

PIOMBINO. Il procedimento è aperto, la decisione finale spetta alla Regione Toscana e prima di arrivare a una conclusione ci sono ancora molti nodi da sciogliere. Tanto che Get Energy Piombino ha chiesto 180 giorni di tempo per preparare le integrazioni richieste nell’ambito del Paur per il nuovo impianto di Montegemoli destinato a trattare plastiche e vetroresina attraverso il processo di dissociazione molecolare e a produrre energia utilizzando il syngas ottenuto dal trattamento.

L’impianto dovrebbe sorgere a Montegemoli, in via Po, accanto alla Velmare.

È questo il quadro che emerge dagli atti del procedimento regionale e nel quale si inserisce ora il lungo intervento del sindaco di Piombino Francesco Ferrari, arrivato dopo le prese di posizione dei comitati e gli attacchi delle opposizioni sulla posizione tenuta dall’amministrazione comunale.

Ferrari mette innanzitutto un punto fermo: «Non vogliamo essere né pregiudizialmente contrari né favorevoli». E ricorda che l’eventuale autorizzazione dell’impianto non sarà rilasciata dal Comune, ma dalla Regione nell’ambito del Provvedimento autorizzatorio unico regionale, che comprende la Valutazione d’impatto ambientale e gli altri titoli necessari.

Una posizione che il sindaco accompagna però alla richiesta che vengano valutati fino in fondo gli effetti ambientali e sanitari del progetto, considerando non soltanto il nuovo impianto isolatamente, ma il carico complessivo già presente nell’area industriale di Piombino.

L’impianto da 17.520 tonnellate l’anno

I documenti depositati permettono intanto di fissare con precisione le dimensioni del progetto.

L’impianto dovrebbe ricevere fino a 17.520 tonnellate all’anno di rifiuti non pericolosi, in particolare plastiche e vetroresina provenienti prevalentemente dalle operazioni di smantellamento degli scafi nautici. La capacità massima istantanea di stoccaggio prevista all’interno dello stabilimento è di 425 tonnellate.

Il ciclo prevede inizialmente la messa in riserva dei materiali, quindi il taglio a umido degli scafi e la triturazione in due linee distinte, una dedicata alla plastica e l’altra alla vetroresina. Il materiale viene poi trasferito ai sistemi di pirogassificazione, costituiti da due reattori, nei quali vengono raggiunte temperature comprese tra 200 e 750 gradi.

Dal processo derivano syngas, synoil e residui solidi. Il syngas dovrebbe essere trattato attraverso un sistema costituito da quencher e scrubber Venturi e successivamente bruciato in quattro motori endotermici per produrre energia elettrica. Synoil e scorie solide sarebbero invece conferiti a impianti esterni. La produzione elettrica indicata negli atti è pari a 3.560 kW/h, con una quota stimata del 30-40% destinata all’autoconsumo.

Il procedimento parte nel 2025, la VIA diventa obbligatoria

Il progetto aveva già attraversato una prima fase amministrativa, quella della verifica di assoggettabilità a VIA, conclusa il 27 giugno 2025 con il decreto regionale numero 14108: la Regione stabilì che, per poter proseguire, l’impianto dovesse essere sottoposto alla Valutazione d’impatto ambientale regionale e quindi al PAUR.

La nuova istanza è arrivata alla Regione nell’ottobre 2025 e, dopo la fase di verifica della documentazione, il procedimento PAUR è stato avviato il 27 maggio 2026.

Durante la consultazione sono arrivate anche quattro osservazioni da parte del pubblico. Dopo aver esaminato la documentazione di Get Energy, i contributi degli enti e quelle osservazioni, il 28 luglio la Regione ha comunicato alla società che erano necessari ulteriori chiarimenti e integrazioni. Ed è proprio leggendo quelle sei pagine che si comprende quanto sia ancora articolata l’istruttoria.

Il nodo del syngas e il parere di Arpat

Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio il syngas destinato ad alimentare i motori dell’impianto. Già durante la verifica formale della pratica, la Regione aveva chiesto ad Arpat di stabilire se il sistema di depurazione progettato fosse ragionevolmente in grado di rendere il syngas depurato equiparabile al gas naturale.

La conclusione formulata dall’Agenzia nel novembre 2025 è netta sullo specifico quesito: secondo Arpat, il syngas dell’impianto, anche dopo i trattamenti depurativi previsti, non trova corrispondenza con il gas naturale previsto dalla normativa, né con il gas di sintesi proveniente dalla gassificazione dei combustibili consentiti.

Questo non rappresenta un parere negativo complessivo sull’impianto, ma apre una questione tecnica e autorizzativa che è rimasta sul tavolo.

Nella richiesta del luglio scorso, infatti, la Regione torna proprio sul tema e domanda a Get Energy di confermare e documentare che i gas derivanti dal trattamento termico dei rifiuti possano essere purificati in misura tale da non costituire più rifiuti prima dell’incenerimento e da provocare emissioni non superiori a quelle derivanti dalla combustione del gas naturale.

Da chiarire anche come classificare il recupero

C’è poi una questione che riguarda lo stesso inquadramento dell’attività. Get Energy indica come R1 l’operazione di recupero, classificazione generalmente associata, ricorda il settore regionale Autorizzazioni Rifiuti, alla combustione dei rifiuti per ottenere energia e caratteristica dei termovalorizzatori.

Il settore regionale osserva però che, poiché il proponente considera il syngas destinato alla combustione paragonabile al gas naturale, potrebbe risultare più appropriato l’inquadramento R3, concentrato sulla trasformazione della materia organica anziché sul recupero energetico. Anche su questo punto la Regione ha chiesto alla società di fornire una risposta.

La Regione chiede approfondimenti su acqua e rifiuti

Le richieste non si fermano al processo di dissociazione molecolare. Poiché la finalità principale dichiarata dell’impianto è la produzione di energia elettrica e termica, la società dovrà innanzitutto presentare il bilancio energetico dell’intero impianto.

Sul fronte delle acque, sulla base delle osservazioni di Arpat, viene chiesta la caratterizzazione delle acque meteoriche che dilavano le coperture dello stabilimento, per verificare che non siano contaminate dalle ricadute delle emissioni in atmosfera. Dovranno inoltre essere ampliati i parametri monitorati per alcuni scarichi.

Particolarmente approfondita è anche la richiesta relativa ai rifiuti prodotti dal processo stesso. La Regione domanda una valutazione più dettagliata tenendo conto della «rilevante quantità di scarto solido prodotto» e vuole che venga approfondito il bilancio complessivo tra i rifiuti recuperati in ingresso e gli scarti solidi e liquidi che resteranno dopo il trattamento, indicando quantità, possibili modalità di gestione ed eventuali criticità.

Rumore, campi elettromagnetici e sicurezza dei lavoratori

Altri approfondimenti riguardano rumore e infrastrutture elettriche. Get Energy dovrà integrare la valutazione acustica includendo la cabina utente e fornire ulteriori elementi sulla potenza massima dell’impianto, sull’energia che verrà immessa in rete, sul punto di connessione e sul tracciato e la profondità del cavidotto in media tensione.

Sono richiesti anche i calcoli relativi ai campi elettromagnetici delle cabine e la verifica del rispetto dei limiti lungo il cavidotto.

Un ulteriore rilievo arriva dall’Azienda Usl Toscana Nord Ovest e riguarda il synoil prodotto durante il processo, considerato un potenziale pericolo per gli addetti in caso di fuoriuscite improvvise. La Regione chiede quindi di prevedere presidi adeguati, anche ridondanti, per impedire rilasci accidentali durante il ciclo produttivo.

Il quadro delle integrazioni comprende infine verifiche sulla prevenzione incendi, eventuali interferenze con opere minerarie, valutazioni ENAC, infrastrutture di trasporto e documentazione edilizia necessaria anche per le opere di connessione elettrica.

Get Energy chiede sei mesi per preparare le risposte

È a questo punto che arriva l’ultimo passaggio della vicenda.

Il 4 settembre 2026 Get Energy Piombino ha chiesto alla Regione la sospensione dei termini per 180 giorni, il periodo massimo contemplato nella richiesta regionale, per predisporre le integrazioni necessarie alla prosecuzione dell’iter.

Nella lettera, firmata dall’amministratore unico Gianluca Marcorelli, la società motiva la richiesta con l’entità del lavoro da svolgere: cita espressamente l’aggiornamento dello studio di dispersione, la preparazione della documentazione tecnica per ulteriori titoli edilizi, la modifica delle modalità di stoccaggio e del ciclo di gestione dei rifiuti, oltre alla documentazione necessaria per ulteriori autorizzazioni, pareri e nulla osta.

La richiesta regionale del 28 luglio prevedeva inizialmente 30 giorni per rispondere, consentendo però al proponente di chiedere, con motivazione, una sospensione fino a 180 giorni. In mancanza delle integrazioni entro i termini stabiliti, il procedimento non potrebbe proseguire e sarebbe archiviato.

Ferrari: «La decisione finale spetta alla Regione»

È dentro questo procedimento ancora aperto che si inserisce ora l’intervento del sindaco Francesco Ferrari.

«Il progetto – spiega – è attualmente sottoposto a Provvedimento autorizzativo unico regionale. La competenza al rilascio del provvedimento autorizzativo è pertanto in capo alla Regione Toscana, nell’ambito di un procedimento che ricomprende la Valutazione di impatto ambientale e le ulteriori autorizzazioni, intese, pareri e nulla osta necessari alla realizzazione e all’esercizio dell’impianto».

Ferrari sottolinea quindi che «il procedimento è tuttora in corso e non spetta, dunque, al Comune di Piombino assumere la decisione finale sull’autorizzazione dell’impianto».

Ma rivendica anche il ruolo avuto dal Comune durante l’istruttoria.

«Gli impatti devono essere valutati nel loro insieme»

«Già nella precedente fase di verifica di assoggettabilità a VIA – dice il sindaco – il Comune aveva richiesto specifici approfondimenti in merito agli impatti sulla viabilità, al trattamento delle acque meteoriche di dilavamento, all’impatto acustico e agli aspetti urbanistici, ponendo particolare attenzione anche al cumulo degli impatti emissivi in atmosfera».

È proprio sul cumulo delle pressioni ambientali che Ferrari insiste.

«Il carico ambientale di un nuovo impianto non può essere valutato esclusivamente considerando le sue emissioni prese isolatamente, ma deve essere esaminato tenendo conto del quadro complessivo degli impianti e delle pressioni ambientali già presenti nell’area interessata».

Per questo, aggiunge, il Comune continuerà a partecipare al Paur nelle materie di propria competenza, fornendo le proprie valutazioni e vigilando perché gli aspetti ambientali, sanitari, urbanistici e infrastrutturali vengano approfonditi dagli enti competenti.

«Né pregiudizialmente contrari né favorevoli»

È però sulla posizione politica dell’amministrazione che Ferrari pronuncia le parole destinate probabilmente a far discutere di più, soprattutto dopo le critiche arrivate nei giorni scorsi dalle opposizioni.

«Non vogliamo essere né pregiudizialmente contrari né favorevoli – dice –. Sarebbe contraddittorio, per chi come noi si è opposto a nuove discariche, avere una pregiudiziale assoluta verso impianti che possono trattare materiali, altrimenti destinati allo smaltimento, recuperandoli e producendo energia».

Per Ferrari, dunque, il punto non è stabilire oggi una posizione favorevole o contraria al progetto, ma capire se esistano le condizioni ambientali e sanitarie necessarie per autorizzarlo.

«La questione non è essere a priori favorevoli o contrari a un simile impianto – aggiunge –. È verificare che sussistano tutte le condizioni per la sua autorizzazione e che siano adeguatamente valutati gli impatti sull’ambiente e sulla salute».

«Se sarà autorizzato, serviranno controlli rigorosi»

Il sindaco ribadisce infine che Comune e Giunta non hanno il potere di autorizzare o respingere l’impianto, competenza che resta in capo alla Regione.

«Il nostro compito è partecipare al procedimento per quanto di nostra competenza e ottenere tutte le garanzie necessarie. Se l’impianto sarà autorizzato, dovranno esserci controlli rigorosi e un monitoraggio adeguato, anche nella fase di avvio, per verificare sul campo gli effetti del suo funzionamento».

Il procedimento, dunque, resta aperto. E prima che la Regione possa arrivare a una decisione definitiva, Get Energy dovrà rispondere alla lunga serie di richieste emerse dall’istruttoria, chiarendo alcuni degli aspetti centrali del progetto, dal trattamento e dall’inquadramento del syngas fino alla gestione degli scarti, passando per acque, emissioni, rumore, sicurezza e connessione elettrica.

«Continueremo a seguire il procedimento con attenzione – conclude Ferrari – e, attraverso gli enti preposti, a vigilare sul rispetto delle prescrizioni e sulla tutela dell’ambiente e della salute pubblica. È la stessa linea che abbiamo seguito in questi oltre sette anni quando sono in gioco la tutela ambientale e la salute dei cittadini. È una questione di coerenza».

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