PIOMBINO. Le continue e mai risolte perdite d’acqua che da mesi flagellano le fondamenta e le aree comuni hanno presentato il conto più pesante: il crollo del soffitto di un garage sotterraneo in piazza Aldo Moro. Un crollo improvviso, avvenuto nella giornata di ieri, martedì 7 luglio, mentre erano in corso lavori di ripristino dell’intonaco, che ha fatto cedere le pignatte e messo a nudo i ferri di armatura dei travetti completamente ossidati.
I residenti del condominio, un edificio risalente al 1972 e segnato da anni di mancata manutenzione ordinaria e straordinaria, vivono ora in un clima di profonda e motivata preoccupazione per la stabilità strutturale dello stabile. La richiesta è unanime e senza appello: i tempi della burocrazia devono azzerarsi.
Comune e Asa devono intervenire subito, e devono farlo in modo risolutivo.
Due anni di stillicidio e rimpalli istituzionali

La vicenda ha radici lontane. Le prime avvisaglie risalgono a circa due anni fa, con la comparsa di modeste pozze d’acqua davanti a un box auto. Un fenomeno inizialmente sottovalutato, la cui reale portata è emersa solo quando il flusso è diventato copioso e inequivocabile, localizzato in un punto preciso della parete di uno dei garage che dà sul lato esterno dello stabile.
Era lo scorso novembre 2025 quando i condomini, allarmati, hanno formalmente investito della questione l’amministratore, Luca Bruzzo. Da quel momento si è aperta una complessa trafila di accertamenti tecnici: il coinvolgimento di un geologo, di un idraulico, l’apertura dei tombini lungo la strada, prove di carico e deviazioni provvisorie delle tubature. Nel frattempo, il porticato sovrastante è ridotto a un cantiere a cielo aperto da quasi un anno, con buche e transenne che rappresentano un pericolo costante per pedoni e veicoli in manovra.

All’interno del seminterrato la situazione è peggiorata di giorno in giorno: l’acqua ha invaso progressivamente più box, l’area di manovra e persino la rampa d’accesso per le auto. «Dovevamo scendere con gli stivali da pioggia per aprire il garage senza bagnarsi i calzini», raccontano i residenti esasperati, che definiscono senza mezzi termini lo stabile «un colabrodo, dove l’acqua nei box è solo la punta dell’iceberg».

Sono migliaia gli euro di oggetti e attrezzi da lavoro contenuti nel garage che sono stati gettati via a causa delle infiltrazioni: «Nel mio box tenevo tutto il materiale da lavoro, dal trapano a colonna a seghettattrici e molto altro. Non funziona più niente. Tutto da buttare».
Nel mirino c’è anche il cedimento avvenuto nel locale contatori, dove le infiltrazioni rischiavano di raggiungere i cavi elettrici tra gli allagamenti generali.

La replica dell’amministratore
Dal canto suo, l’amministratore Luca Bruzzo fa il punto sulle azioni intraprese in questi mesi: «Ho fatto tutto il possibile, continui solleciti ad Asa e Comune, abbiamo anche un legale che segue il tutto. Ho fatto fare anche personalmente le analisi dell’acqua ad un laboratorio privato, ma Asa ha voluto ripeterle. Stiamo aspettando…», spiega.

«Fumo negli occhi» e rimpalli di competenze
Le analisi fin qui eseguite indicherebbero la natura fognaria dell’acqua, elemento che farebbe ricadere la competenza direttamente su Asa. Tuttavia, l’ente avrebbe richiesto ulteriori accertamenti per escludere che si tratti di acqua piovana o di falda, ipotesi che sposterebbe la responsabilità in capo al Comune.
Nel frattempo, la risposta alle ultime analisi si fa attendere da settimane.
Per arginare temporaneamente l’emergenza, l’amministratore ha incaricato ad una ditta di muratura di realizzare una deviazione per convogliare il flusso verso una caditoia fognaria. Una soluzione giudicata dai residenti come «fumo negli occhi».

«Non è stato risolto alcun problema, ci sentiamo enormemente presi in giro», tuonano dal condominio. Questa stessa mattina, a peggiorare ulteriormente il quadro, una nuova copiosa perdita ha iniziato ad allagare i giardinetti prospicienti il porticato.

La paura e l’appello urgente
Attualmente la ditta di manutenzione sta procedendo al rinforzo strutturale dei travetti ammalorati e alla ricostruzione delle parti crollate. Ma i condomini sanno bene che si tratta di un palliativo: finché l’origine dell’acqua non verrà individuata e bloccata a monte, l’intonaco tornerà a cedere, così come le pareti sature di umidità.

La situazione viene definita «estremamente pericolosa», sia per la staticità del portico e del piano interrato, sia per l’incolumità pubblica.
La zona infatti è frequentatissima dai residenti, dai clienti del bar e dai bambini delle scuole di via XXV Aprile. L’appello dei condomini non ammette ulteriori rinvii: «Si chiede ad Asa e al Comune di superare i confini della burocrazia, di smetterla con i rimpalli di responsabilità e di intervenire con decisione per mettere in sicurezza e risanare definitivamente le tubature che minano la sicurezza del palazzo».
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