PIOMBINO. Dietro ai dati puramente statistici del credito alle imprese si nasconde una realtà silenziosa ma preoccupante per l’economia locale: l’interruzione forzata degli investimenti sul territorio. Secondo l’ultima elaborazione della CGIA di Mestre su dati della Banca d’Italia, la provincia di Livorno sta vivendo una dinamica a due velocità.
Se da un lato gli impieghi complessivi destinati alle imprese sono aumentati del 2,9% rispetto allo scorso anno, dall’altro si registra un vero e proprio crollo per le realtà più piccole. I finanziamenti destinati alle aziende con meno di 20 addetti sono infatti diminuiti del 5,9%, traducendosi in oltre 45 milioni di euro in meno a disposizione del tessuto produttivo minore.
Il peso economico delle rinunce
Per Confcommercio Livorno il punto centrale non è soltanto la contrazione numerica dei finanziamenti, ma l’impatto profondo e quotidiano che questa penuria di risorse ha sulla vita delle attività commerciali e dei servizi.
Analizzando le rinunce forzate a cui sono costretti i piccoli commercianti e sottolineando come spesso non manchi la volontà, ma la serenità finanziaria, il direttore generale di Confcommercio Livorno, Federico Pieragnoli, ha commentato:
«Quando una piccola attività rinuncia a rinnovare il locale, sostituire attrezzature ormai obsolete, investire nella digitalizzazione, migliorare l’efficienza energetica o ampliare i propri servizi, raramente lo fa per mancanza di idee. Molto più spesso rinvia decisioni importanti perché non riesce a sostenere l’investimento con la necessaria serenità finanziaria».
Un tessuto locale a rischio isolamento
Il problema tocca da vicino il cuore pulsante del sistema economico livornese, storicamente composto in larga parte da imprese familiari e micro-attività. In un mercato che corre veloce, il rischio isolamento diventa concreto.
Nel descrivere la complessa transizione che i piccoli imprenditori si trovano a dover governare oggi senza i mezzi adeguati, il direttore generale ha aggiunto:
«Oggi chiediamo agli imprenditori di affrontare sfide sempre più impegnative: innovazione tecnologica, transizione digitale, sostenibilità, formazione del personale, ricambio generazionale. Sono obiettivi condivisibili, ma richiedono risorse. Se una parte importante delle imprese fatica a reperirle, il rischio è che la distanza rispetto ai concorrenti aumenti anno dopo anno».
L’effetto domino sulle città
Secondo l’associazione di categoria è proprio questo il nodo politico ed economico da sciogliere: non ci si può limitare a valutare se il credito complessivamente cresca o diminuisca, ma è fondamentale analizzare a quali soggetti questo denaro venga effettivamente erogato.
Spostando il focus sulle ricadute sociali e urbane che il blocco dei finanziamenti comporta per la comunità, Pieragnoli ha evidenziato:
«Il commercio, il turismo, i pubblici esercizi e molti servizi vivono grazie a migliaia di micro e piccole imprese. Se queste aziende rallentano gli investimenti, gli effetti non ricadono soltanto sul singolo imprenditore, ma sulla qualità dell’offerta commerciale, sull’attrattività dei nostri centri urbani e sulla capacità di creare nuova occupazione».
Gli strumenti per ripartire
Per uscire da questa situazione di stallo, Confcommercio Livorno ritiene indispensabile e urgente un potenziamento strutturale di tutti quegli strumenti che scortano le imprese nel dialogo con gli istituti di credito. Diventa così prioritario valorizzare il ruolo dei consorzi fidi, ottimizzare le garanzie pubbliche e offrire una consulenza specializzata, per permettere anche alla più piccola bottega di programmare il proprio futuro in sicurezza.
Nel lanciare un appello finale per la competitività di tutto il sistema Livorno, Pieragnoli ha concluso:
«Ogni finanziamento che non arriva può trasformarsi in un progetto rinviato. E ogni progetto rinviato significa un’opportunità persa per un’impresa, per i suoi lavoratori e per il territorio. Se vogliamo un sistema economico più competitivo, dobbiamo mettere anche le aziende più piccole nelle condizioni di investire con fiducia. È lì che si costruisce la crescita di domani».