FOLLONICA. C’è chi in chiesa entra per chiedere una grazia e chi, come il conte Don Carlo Mammarella, in attesa di una risposta finisce per diventarne “ostaggio“.
Si dice che il tempo sia relativo, ma a volte, quando la fede incontra il raccoglimento e la distrazione, il tempo decide proprio di smettere di scorrere. La giornata di giovedì 26 febbraio rimarrà una data scolpita negli annali della parrocchia di San Leopoldo.
Non per un’apparizione mistica, ma per la sparizione di uno dei fedeli più convinti.
Il conte, noto per la sua fede profonda, si era ritirato nella cappella della Madonna Ilvana. L’estasi è stata tale che, mentre lui scalava le vette dello spirito, il sacrestano chiudeva le serrature della parrocchia.
Dal raccoglimento alla clausura

Il conte, noto per la sua devozione e per un impegno civico che spazia dalla tutela dei monumenti storici alla lotta contro ogni forma di inciviltà e vandalismo, si era ritirato per un momento di raccoglimento.
«Chi mi conosce sa quanto la preghiera sia al centro delle mie giornate – racconta il nobile con un sorriso – Ero in uno stato così assorto, così totale, che il tempo attorno a me sembrava essersi fermato. Era un vero stato di grazia».
Con lo spirito di chi sa ridere dei propri eccessi di zelo, il conte della Daunia ci racconta la sua singolare avventura: un’esperienza fuori dal comune conclusasi, per fortuna, con un lieto fine tutto da condividere.
Fin qui, tutto perfetto.
Il problema è sorto quando il conte, tornato sulla terra dopo il contatto con il divino, con tranquillità, si è avviato verso l’uscita, scoprendo però che la porta principale, unica via di uscita per i fedeli, era serrata. Il silenzio della canonica era assoluto. Nessun parroco all’orizzonte, nessuna anima viva: solo il conte, il telefono e la consapevolezza di essere diventato, improvvisamente, il custode della parrocchia.
La chiamata al 112
A quel punto, non restava che affidarsi alle forze dell’ordine. Il momento clou della vicenda, degno di una commedia tutta all’italiana, arriva con la chiamata al 112. Quando il militare di turno, con la consueta professionalità, ha chiesto le generalità all’uomo in trappola, il conte non ha avuto dubbi: «Sono Don Carlo Mammarella, conte della Daunia».
Il carabiniere, che ben conosce il conte per le sue battaglie civiche, ha subito capito la gravità e l’assurdità della faccenda: «Ah, rintracciamo subito il parroco!» risponde.
Ma il sacrestano era ormai sulla via di casa verso Massa Marittima. Una volta avvertita una parrocchiana in possesso delle chiavi, dopo quasi un’ora di clausura forzata, la porta si è aperta e il conte ha potuto rivedere la luce, stavolta quella del sole.
Don Carlo è tornato alla vita terrena ristorato nello spirito e con una certezza in più: la Madonna Ilvana ascolta, ma i carabinieri rispondono più in fretta. Una lezione importante, dunque: la fede è un bene prezioso, ma controllare l’orario di chiusura dei portoni è un atto di pragmatismo di cui dover tenere conto.