PIOMBINO. Avevano sistemato una rete lunga sei metri e utilizzavano richiami acustici per attirare i cardellini, catturarli e portarli via. Ma mentre erano all’opera nella campagna di Campo all’Olmo, nel territorio di Piombino, sono arrivati i carabinieri forestali.
L’intervento ha permesso non soltanto di fermare quella che, secondo gli investigatori, era un’attività illegale di cattura di fauna selvatica protetta, ma anche di salvare cinque cardellini, trovati ancora vivi e fortunatamente senza ferite.
I piccoli uccelli sono stati liberati e sono tornati immediatamente in natura.
Per due uomini di 45 e 38 anni, entrambi residenti in un comune del Sud Italia e già conosciuti alle forze dell’ordine per precedenti segnalazioni specifiche, è invece scattata la denuncia alla Procura di Livorno per una lunga serie di ipotesi di reato.
Sorpresi nella campagna di Piombino
A scoprire quello che stava succedendo sono stati i carabinieri del Nucleo Forestale di Venturina Terme, che fanno capo al Gruppo carabinieri forestali di Pisa, competente anche per la provincia di Livorno.
I militari stavano svolgendo uno dei servizi di controllo nelle aree verdi del territorio quando, due giorni fa, sono arrivati nella zona di Campo all’Olmo.

Qui avrebbero sorpreso i due uomini mentre erano impegnati nella cattura di cardellini, specie di avifauna selvatica protetta.
I successivi controlli effettuati sul posto hanno permesso ai forestali di ricostruire il sistema che sarebbe stato utilizzato per attirare e intrappolare gli uccelli.
Una rete di sei metri e tre richiami per gli uccelli
Nell’area sono stati trovati tre apparecchi acustici utilizzati come richiami per gli uccelli e una grande rete per la cattura, delle dimensioni di sei metri per due.
I carabinieri hanno inoltre recuperato due coltelli con lame lunghe 22 centimetri.
Tutto il materiale ritenuto utilizzato per l’attività illecita è stato sequestrato.
Ma l’attenzione dei militari si è concentrata soprattutto sugli animali che erano già stati catturati.
Cinque cardellini erano ancora vivi.

Gli esemplari sono stati controllati e, fortunatamente, non presentavano lesioni provocate dagli strumenti utilizzati per catturarli. Informata la Procura di Livorno, i carabinieri forestali hanno quindi potuto liberarli direttamente sul posto.
I cinque cardellini sono così tornati nel loro ambiente naturale.
Per i due uomini una lunga serie di accuse
La posizione dei due uomini è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Le ipotesi di reato contestate sono numerose e comprendono maltrattamento di animali, furto venatorio, porto abusivo di armi e uccellagione, oltre all’utilizzo non consentito di richiami acustici e reti, all’esercizio della caccia durante il periodo di divieto generale e all’impiego di mezzi non consentiti.
L’uccellagione, cioè la cattura di uccelli selvatici attraverso reti o altri strumenti, è vietata dalla normativa sulla protezione della fauna selvatica.
I controlli dei carabinieri forestali proseguiranno nelle aree verdi della provincia di Livorno con l’obiettivo di individuare e fermare attività che possano danneggiare la fauna e l’ambiente.
Per i due uomini denunciati il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.