Campiglia Marittima diventa Camelot: si gira Lancelot | MaremmaOggi Skip to content

Campiglia diventa un set cinematografico: tra cavalieri, battaglie e amori leggendari

Il borgo medievale scelto per il cortometraggio di Tancredi Tunesi, girato in pellicola con una cinepresa del 1952. Coinvolta tutta la comunità, prevista una proiezione per i cittadini
Il set allestito alla Pieve di Campiglia per Lancelot
Il set allestito alla Pieve di Campiglia per Lancelot

CAMPIGLIA MARITTIMA. Per qualche giorno Campiglia Marittima ha smesso di essere soltanto uno dei borghi medievali più suggestivi della Toscana ed è diventata Camelot, il regno leggendario di re Artù, tra cavalieri, battaglie, banchetti e amori impossibili. Le sue pietre antiche, le mura, le porte storiche e gli scorci senza tempo sono diventati le scenografie naturali di un film che riporta in vita una delle storie più celebri della letteratura medievale: quella di Lancillotto e Ginevra.

Si sono svolte nei giorni scorsi le riprese di «Lancelot – a fable», cortometraggio in costume diretto dal giovane regista milanese Tancredi Tunesi e prodotto da Vorix Studio, ispirato a Le Morte d’Arthur di Sir Thomas Malory.

Un progetto cinematografico che ha portato nel cuore della Val di Cornia una troupe di giovani professionisti, coinvolgendo anche cittadini, associazioni e attività locali e trasformando Campiglia in un grande set a cielo aperto.

Lancillotto e Ginevra, l’ultimo incontro di un amore leggendario

La storia parte dalla fine, quando il mito ha ormai lasciato spazio al rimpianto.

Lancillotto è diventato un anziano pellegrino, segnato dagli anni e dalle conseguenze delle proprie scelte. Ginevra si è ritirata nel silenzio del convento di Amesbury. È qui che i due protagonisti si incontrano un’ultima volta, mentre i ricordi riportano alla luce la grandezza perduta di Camelot, le passioni, i tradimenti e le battaglie.

Un racconto di amore, colpa e memoria, nel quale il passato continua a riaffiorare attraverso immagini evocative, atmosfere medievali e una fotografia costruita intorno alla luce naturale e alle candele.

Per realizzarlo, la produzione cercava un luogo capace di restituire autenticità a un mondo lontano secoli. E Campiglia Marittima si è rivelata la scelta giusta.

LE FOTO

Dalla Rocca alla Pieve di San Giovanni: Campiglia diventa Camelot

La Rocca, il borgo medievale, le mura in pietra, le porte storiche, la Pieve di San Giovanni e il Castello della Magona, con la sua architettura neogotica, hanno offerto alla produzione scenari capaci di evocare il mondo delle leggende arturiane.

Banchetti di corte, battaglie avvolte dal fumo e ricordi dei protagonisti hanno trovato così una cornice naturale fra gli edifici e i paesaggi di Campiglia.

È soprattutto la Pieve di San Giovanni ad aver conquistato il regista.

«Quando abbiamo visto la Pieve di San Giovanni e la Rocca di Campiglia abbiamo capito subito che il nostro film era già qui, e ci stava aspettando. Non avremmo potuto chiedere di meglio», racconta Tancredi Tunesi.

Per il giovane cineasta la Toscana è un luogo dove la memoria non appartiene soltanto ai libri, ma continua a vivere nelle strade, negli edifici e nei paesaggi.

Una cinepresa del 1952 per raccontare una storia senza tempo

C’è una particolarità che rende questo progetto ancora più affascinante.

Il cortometraggio è stato girato in pellicola 16 millimetri, utilizzando una cinepresa costruita nel 1952. Una scelta artistica precisa, ma anche una sfida tecnica per una troupe composta da professionisti giovanissimi.

In un’epoca dominata dal digitale, nella quale ogni immagine può essere cancellata e ripetuta, Tunesi ha voluto affidarsi a un mezzo che obbliga a maggiore attenzione e consapevolezza.

«Per questo abbiamo scelto la pellicola: in un’epoca in cui tutto si può rifare e cancellare all’infinito, girare su un supporto che non perdona ci obbliga a scegliere, e ad assumerci il peso di ogni scelta. Come la memoria».

Una decisione che si lega profondamente al significato del film. Perché, spiega il regista, Camelot non viene distrutta soltanto dalle battaglie, ma dalle promesse infrante e dalla fiducia tradita. «Camelot non cade in un giorno: si sgretola un piccolo tradimento alla volta».

Ed è proprio questa riflessione a rendere, secondo Tunesi, la storia di Lancillotto e Ginevra ancora attuale.

La sindaca: «Un’occasione per valorizzare la nostra storia»

L’arrivo della troupe è stato accolto con entusiasmo anche dall’amministrazione comunale, che vede nel progetto un’opportunità per promuovere il patrimonio storico e culturale del territorio attraverso il cinema.

«Campiglia Marittima si conferma un luogo in cui la storia è un patrimonio vivo e capace di accogliere nuove narrazioni e di raggiungere pubblici diversi», sottolinea la sindaca Alberta Ticciati.

La prima cittadina evidenzia anche il valore del progetto per i giovani professionisti coinvolti e per la comunità locale, che ha partecipato alle riprese.

Particolarmente suggestiva l’esperienza vissuta sul set dall’assessora alle Politiche culturali Silvia Benedettini.

«La Pieve di San Giovanni è un luogo di grande fascino, dove la pietra, la luce e il silenzio creano un’atmosfera unica. È particolarmente bello che siano stati professionisti tanto giovani a sceglierla per dare forma alla propria visione artistica».

Un paese intero coinvolto nel film, poi la proiezione per i cittadini

Ma la parte più bella dell’esperienza, secondo il regista, è stata l’accoglienza ricevuta dalla comunità.

Comparse, associazioni, esercenti e cittadini hanno contribuito alla realizzazione del cortometraggio, mettendosi a disposizione della produzione.

«In questi giorni abbiamo ricevuto un’accoglienza calorosa e generosa, che ci ha fatto sentire a casa fin dal primo giorno», racconta Tunesi.

Un ringraziamento particolare è rivolto al Comune, all’Ente Valorizzazione, che ha collaborato fornendo costumi e materiale scenografico, e alla Misericordia.

E naturalmente alla giovane troupe, impegnata nelle riprese giorno e notte, affrontando le difficoltà di una lavorazione in pellicola.

L’esperienza cinematografica, però, non si concluderà con l’ultimo ciak. È prevista infatti una proiezione del cortometraggio dedicata ai cittadini di Campiglia Marittima, per restituire alla comunità il risultato di un progetto che l’ha vista protagonista. La data non è stata ancora comunicata.

Un modo per ritrovarsi davanti allo schermo e riconoscere, tra cavalieri e dame, battaglie e amori leggendari, le pietre, i vicoli e i paesaggi di casa.

Perché, almeno per qualche giorno, Camelot è esistita davvero. E si trovava a Campiglia Marittima.

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