Piombino guarda oltre l'acciaio: la nautica può diventare la nuova industria | MaremmaOggi Skip to content

Piombino guarda oltre l’acciaio: la nautica può diventare la nuova industria

Dal convegno del Marina Arcipelago Toscano una proposta per diversificare l’economia di Piombino: cantieristica, nuovi porti, formazione e opportunità di lavoro
Un momento della conferenza

PIOMBINO. Il futuro industriale di Piombino potrebbe passare anche dal mare, ma non soltanto attraverso il porto commerciale e la siderurgia. La nautica, la cantieristica, i servizi portuali e la formazione di nuove professionalità possono rappresentare un’occasione concreta per diversificare l’economia della città, valorizzando spazi e competenze che oggi, secondo i promotori dell’iniziativa, non vengono pienamente utilizzati.

È questo il messaggio emerso dal convegno «Non solo acciaio. La Nautica Toscana nel futuro industriale di Piombino», che si è svolto venerdì 30 ottobre nella sala formazione dell’Autorità di sistema portuale, alla stazione marittima del porto di Piombino.

L’incontro, organizzato dal Marina Arcipelago Toscano (MAT), della cooperativa La Chiusa di Pontedoro, con il patrocinio dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale, ha riunito economisti, docenti universitari, rappresentanti istituzionali e operatori del settore per ragionare sulle prospettive di un comparto che in Toscana rappresenta già un’eccellenza industriale.

L’obiettivo non è immaginare una Piombino senza acciaio, ma costruire le condizioni perché la siderurgia non rimanga l’unico grande riferimento produttivo della città, aprendo la strada ad attività capaci di creare occupazione, attrarre investimenti e utilizzare le potenzialità del territorio.

Ferrari: «La nautica può creare una nuova filiera produttiva»

Ad aprire i lavori è stato il sindaco Francesco Ferrari, che ha ringraziato il Marina Arcipelago Toscano per aver avviato una riflessione capace di andare oltre il turismo nautico, guardando direttamente alle possibilità di sviluppo industriale e cantieristico.

Il primo cittadino ha sottolineato come il settore possa rappresentare una prospettiva importante per Piombino, anche attraverso nuove attività collegate alle esigenze produttive del territorio.

Tra le opportunità indicate c’è quella di accogliere in futuro le imbarcazioni legate alle attività di itticoltura nel golfo di Follonica, con la possibilità di sviluppare attorno a queste una filiera di manutenzione, servizi e lavorazioni specializzate.

Un comparto che potrebbe quindi affiancare le attività portuali tradizionali, contribuendo a rendere più articolato il sistema economico locale.

Dopo il saluto istituzionale del sindaco è intervenuto Claudio Capuano, in rappresentanza dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale.

Pagano: «La Versilia è congestionata, la Val di Cornia ha spazi e competenze»

Il cuore della proposta è stato illustrato da Ugo Pagano, professore emerito dell’Università di Siena, coordinatore e promotore dell’iniziativa, che ha ringraziato il vicepresidente del MAT, Ilvio Camberini, per la collaborazione nell’organizzazione del convegno.

Pagano ha posto al centro del dibattito un tema di politica industriale che riguarda l’intera costa toscana: la necessità di riequilibrare territorialmente la presenza delle attività nautiche, oggi fortemente concentrate in alcune aree.

La Toscana vanta infatti eccellenze riconosciute nel settore, ma secondo il professore la Versilia presenta problemi di sovraffollamento e congestione, mentre la Val di Cornia dispone di spazi e competenze che potrebbero essere valorizzati per accogliere nuove attività produttive.

La prospettiva, dunque, non è semplicemente quella di realizzare nuovi approdi turistici, ma di favorire un possibile sviluppo della cantieristica e dell’intera filiera nautica, dalla costruzione alla manutenzione delle imbarcazioni, fino ai servizi e alle attività specializzate.

Una politica industriale di riequilibrio che, secondo Pagano, potrebbe contribuire alla diversificazione economica di Piombino, ancora alle prese con le conseguenze della lunga crisi della siderurgia.

Il presidente del MAT, Lio Bastianini, ha ringraziato Ferrari per la partecipazione e per l’attenzione dimostrata verso il progetto, sottolineando l’importanza del lavoro svolto da Pagano nel riunire un tavolo di confronto così qualificato per immaginare una prospettiva industriale diversa per la città.

Dalla crisi mondiale dell’acciaio alle opportunità della transizione ecologica

Il confronto è entrato poi nel merito delle condizioni economiche, giuridiche e ambientali necessarie per sostenere una trasformazione industriale di questo tipo.

Gian Luca Greco, docente dell’Università Statale di Milano, ha affrontato il quadro normativo nazionale e regionale entro il quale potrebbero svilupparsi nuovi progetti legati alla nautica.

Andrea Roventini, direttore del Dipartimento di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha allargato lo sguardo allo scenario macroeconomico europeo e italiano, soffermandosi anche sulle trasformazioni legate alla transizione ecologica ed energetica.

Un tema particolarmente significativo per Piombino è stato affrontato da Maurizio Franzini, professore emerito della Sapienza di Roma e direttore della rivista Menabò di Etica ed Economia, che ha analizzato gli effetti della sovrapproduzione mondiale di acciaio, con particolare riferimento alla Cina e all’India.

Franzini ha evidenziato il ruolo che adeguati strumenti economici e politici potrebbero svolgere nel riequilibrare un sistema internazionale nel quale le dinamiche produttive e commerciali condizionano profondamente anche le realtà industriali locali.

Filippo Belloc, direttore del Dipartimento di Economia e Statistica dell’Università di Siena, ha invece concentrato il proprio intervento sulla sostenibilità ambientale del settore nautico, indicando possibili percorsi di sviluppo compatibili con le caratteristiche di un territorio strategico come quello piombinese.

La nautica cerca professionalità: a Piombino già formati 23 marina manager

Uno degli aspetti più concreti emersi dal convegno riguarda le opportunità occupazionali e la formazione.

Luigi Bruzzo, direttore dell’ITS ISYL di Viareggio, ha ricordato come nel settore nautico siano state censite circa 200 diverse figure professionali, a dimostrazione della varietà delle competenze richieste da un comparto che comprende costruzione, gestione portuale, manutenzione, servizi e attività tecniche specializzate.

Bruzzo ha richiamato anche un’esperienza formativa già realizzata proprio a Piombino, in collaborazione con l’Autorità di sistema portuale.

Si tratta del secondo corso nazionale per marina manager, concluso nella primavera scorsa dopo un percorso biennale, che ha portato al diploma di 23 allievi e allieve.

Secondo i dati illustrati da Bruzzo, il 92% dei diplomati ha successivamente trovato occupazione.

Un risultato che mette in evidenza il possibile collegamento tra percorsi formativi specialistici e ingresso nel mondo del lavoro, e che potrebbe rappresentare un punto di partenza per un eventuale ampliamento dell’offerta formativa legata alla nautica in Val di Cornia.

Porti turistici, costi di gestione e ruolo degli investimenti

Il convegno ha affrontato anche una questione decisiva per la competitività della nautica toscana: quella dei costi di gestione delle infrastrutture portuali.

Matteo Italo Ratti, presidente del Consorzio Marine della Toscana e vicepresidente del distretto della Nautica e Portualità Toscana, ha presentato uno studio comparativo sui costi dei marina italiani rispetto a quelli di altri Paesi europei, tra cui Francia, Spagna e Croazia.

L’analisi ha preso in considerazione anche la situazione dei porti dell’Alto Tirreno e della Liguria, con l’obiettivo di individuare possibili modelli economici sostenibili per la piccola e media nautica.

Secondo Ratti, è necessario ragionare su nuovi modelli di gestione e sulla futura evoluzione dei costi, evitando che questi diventino un ostacolo alla crescita della filiera.

Claudio Capuano, per l’Autorità di sistema portuale, ha approfondito invece il rapporto tra pubblico e privato, soffermandosi sulle possibilità di collaborazione e sul ruolo che le istituzioni possono svolgere nel sostenere lo sviluppo della portualità diportistica.

La sfida della Toscana: una rete di porti e una nuova politica per la nautica

A concludere i lavori è stata Michela Fucile, presidente del distretto della Nautica e Portualità della Toscana, che ha illustrato le linee di indirizzo del proprio mandato e le prospettive di sviluppo del comparto regionale.

Al centro del suo intervento il protocollo Tuscany Yachting Destination, pensato per valorizzare la costa toscana e da sottoporre alla Regione, insieme alla necessità di rivedere il sistema degli ormeggi e il masterplan dei porti.

L’obiettivo è rafforzare il ruolo della costa nell’economia regionale, attraverso un sistema nautico capace di integrare infrastrutture, servizi e attività produttive.

Per Piombino il convegno ha rappresentato soprattutto l’occasione per mettere sul tavolo una prospettiva di sviluppo che guarda al mare come risorsa industriale e non soltanto turistica.

Il passaggio decisivo sarà trasformare questa visione in progetti, investimenti e opportunità di lavoro, verificando quali spazi, infrastrutture e condizioni economiche possano rendere possibile l’insediamento di nuove attività.

Per una città che da decenni lega gran parte della propria identità produttiva all’acciaio, il messaggio emerso dal confronto è chiaro: il futuro industriale può essere costruito anche attraverso altre filiere, senza rinunciare alla propria storia, ma cercando nuove occasioni di crescita

 

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