PIOMBINO. La revoca dello sciopero annunciato per il 3 novembre apre un nuovo fronte nella vertenza siderurgica di Piombino. A contestare la decisione attribuita a Fim, Fiom e Uilm è il Coordinamento Art.1-Camping Cig, che in una nota del 1° novembre parla di una scelta capace di disorientare i lavoratori e arriva a chiedere le dimissioni dei dirigenti sindacali.
La presa di posizione precede l’incontro del 5 novembre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al quale il coordinamento chiede di presentarsi con una piattaforma netta: nazionalizzazione della fabbrica, rilancio della produzione di rotaie, uscite volontarie incentivate e prepensionamenti, insieme a un piano nazionale per la siderurgia.
Al centro della critica c’è il rapporto tra le decisioni dei sindacati e la partecipazione dei lavoratori, in una fase che Camping Cig considera decisiva per il futuro dell’acciaio e della città.
«Una decisione che confonde e demotiva i lavoratori»
Secondo la ricostruzione del coordinamento, lo sciopero era stato annunciato da Fim, Fiom e Uilm il 27 ottobre al Centro Giovani, come primo passo di una mobilitazione destinata a crescere.
Camping Cig collega la necessità della protesta al rischio di un disimpegno di Metinvest, che nella nota viene descritto come «ormai all’orizzonte». È la valutazione del coordinamento sul futuro del progetto industriale, dalla quale nasce la richiesta di mantenere alta la pressione.
La revoca dello sciopero viene invece giudicata «un gesto irresponsabile, che confonde e demotiva i lavoratori», oltre che «un atto di rassegnazione».
Nel comunicato non sono riportate le motivazioni con le quali le tre organizzazioni sindacali avrebbero deciso di fermare la mobilitazione.
La richiesta di dimissioni e il ruolo della Rsu
La contestazione investe direttamente la gestione della vertenza. Per Camping Cig, la decisione sullo sciopero sarebbe il segnale di un confronto concentrato nei vertici sindacali, a scapito del coinvolgimento dei lavoratori.
Da qui la richiesta più dura: «Bisogna che questi dirigenti sindacali si dimettano per cambiare finalmente strada».
Il coordinamento rivendica inoltre un ruolo centrale per la Rsu, la rappresentanza eletta dai lavoratori, chiedendo che sia in prima fila nella conduzione della vertenza e che nessuna componente venga esclusa.
Il riferimento è a Usb, che secondo quanto denunciato nella nota sarebbe penalizzata nell’attuale gestione del confronto sindacale.
Al Mimit la richiesta di nazionalizzare la fabbrica
Per l’appuntamento del 5 novembre, Camping Cig propone di cambiare radicalmente impostazione, chiedendo il superamento della gestione Jsw attraverso la nazionalizzazione dell’intera fabbrica.
Il rilancio, nella piattaforma indicata dal coordinamento, dovrebbe partire dalla produzione di rotaie, con il rifacimento dell’impianto lontano dall’abitato.
Alla prospettiva industriale vengono affiancate misure che Camping Cig considera ormai prioritarie per i lavoratori: uscite volontarie incentivate e prepensionamenti.
La richiesta al governo è anche quella di varare un Piano nazionale della siderurgia, capace di mettere in relazione Piombino con gli altri poli produttivi, a partire da Taranto, attraverso una strategia complessiva.
Sono le proposte che il coordinamento chiede di rivendicare al tavolo ministeriale, non decisioni già assunte.
L’appello ai lavoratori: «Partecipare alle assemblee e agli scioperi»
La nota rivolge una critica anche alla scarsa partecipazione alle iniziative sindacali. Secondo i numeri riportati da Camping Cig, all’appuntamento del 27 ottobre erano presenti meno di cento lavoratori, rispetto ai circa 1.300 in forza a Jsw.
Il coordinamento chiede agli operai di assumere un ruolo attivo, partecipando alle assemblee e agli scioperi e sollecitando la Rsu a costruire mobilitazioni forti e continuative.
Un appello accompagnato dalla preoccupazione per la tenuta dell’occupazione: il rischio di perdere il lavoro viene evocato nella nota come ragione per reagire, senza che il comunicato indichi nuove procedure di licenziamento già avviate.
Alla vertenza industriale Camping Cig affianca infine la richiesta di una mobilitazione contro il carovita e una critica alle scelte del governo, accusato di non dare risposte sul futuro della siderurgia mentre investe nell’economia di guerra.
La posizione del coordinamento si chiude con uno slogan che lega il futuro produttivo alla destinazione dell’acciaio: «Acciaio sì, ma non per le armi».