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«I ricchi vogliono la guerra, i giovani il futuro»: Usb rilancia la protesta contro il ritorno della leva

Verso lo sciopero generale del 30 ottobre e la mobilitazione del 20 novembre: Usb scuola promuove un’assemblea a Salivoli contro il riarmo e la militarizzazione degli studenti.
I rappresentanti sindacali di Usb scuola Piombino

PIOMBINO. Tra il piano di riarmo europeo e l’ombra di una possibile riattivazione della coscrizione obbligatoria, i giovani del territorio provano a fare fronte comune. In vista dello sciopero generale del 30 ottobre e della mobilitazione internazionale del 20 novembre, Usb scuola Piombino e Usb scuola Toscana promuovono un incontro di dibattito e formazione per contestare la militarizzazione delle scuole e le recenti politiche belliche dei governi europei.

L’appuntamento è fissato per sabato 24 ottobre alle 16.30 nella sala di quartiere di Salivoli in via Lungomare Marconi 280. L’iniziativa vedrà la partecipazione di diverse realtà giovanili e studentesche, tra cui la docente Serena Tusini dell’osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, l’opposizione studentesca d’alternativa di Roma, il collettivo scuola di carta di Livorno e i giovani comunisti di Piombino.

Lo scenario europeo: il modello tedesco sotto accusa

Al centro della discussione vi è la preoccupazione per le misure adottate recentemente in Germania, dove dal 2026 i diciottenni maschi sono tenuti a sottoporsi a visite mediche e test psico-attitudinali per valutare l’attitudine al servizio militare. Misure che, secondo il sindacato, si inseriscono nel quadro del piano Rearm Europe, orientato a ingenti investimenti nel settore della difesa a scapito dei servizi pubblici essenziali come sanità, istruzione e trasporti.

Le restrizioni tedesche, che arrivano fino al divieto per i cittadini tra i 17 e i 45 anni di lasciare il paese per più di tre mesi senza il benestare dell’esercito, testimoniano un clima di crescente militarizzazione che sta già incontrando la forte opposizione degli studenti.

In Germania e in Francia si sono infatti moltiplicate le manifestazioni sotto lo striscione: «I ricchi vogliono la guerra, i giovani vogliono il futuro».

«La misura si muove nel solco delle politiche del piano Rearm Europe: investimenti da centinaia di miliardi di euro in carri armati, aerei da combattimento, droni, pezzi di artiglieria e molto altro ancora. Tutto a scapito di sanità, istruzione, trasporti pubblici, case popolari, aumento dei salari. Ma poi, non scordiamocelo, tutti questi ritrovati tecnologici, serve che qualcuno li usi. E che venga addestrato, motivato e indottrinato a farlo. Se mancassero i volontari in numero sufficiente, qualcuno ha già pensato e deciso che si può sempre ricorrere alla vecchia coscrizione obbligatoria» scrive Usb in una nota.

L’Italia e l’ipotesi della riserva militare

Anche in Italia il dibattito si fa sempre più acceso. Pur essendo la leva sospesa dal 2005, la legge ne prevede la riattivazione tramite voto parlamentare in caso di necessità. Le recenti dichiarazioni del ministro della difesa Guido Crosetto sulla creazione di una riserva militare fino a 40.000 effettivi vengono viste dai promotori come un primo passo verso un coinvolgimento più diretto della gioventù nelle dinamiche di riarmo della Nato e dell’Unione Europea.

Uno sciopero di Usb scuola del 2025

«Del resto il gran cancelliere Merz l’aveva già detto un anno fa: “Non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno più in pace. Dobbiamo fare molto di più per la nostra sicurezza.” Gli faceva eco due mesi dopo il generale francese Fabien Mandon: “Se il nostro Paese vacilla perché non è pronto a perdere i suoi figli… o a soffrire economicamente perché la priorità deve essere la produzione militare, allora siamo davvero a rischio.”» continua Usb.
«E in Italia? La leva è sospesa, non abolita. Basterebbe un semplice voto parlamentare per riattivarla. Forse che le superiori di 4 anni tanto sponsorizzate da questo governo servono a lasciare spazio per un bell’anno in caserma?».

«Costruire un’alleanza tra studenti e insegnanti»

L’incontro di Salivoli intende essere il punto di partenza per una rete d’azione locale e regionale. L’obiettivo dichiarato dai promotori è avviare un percorso di resistenza e consapevolezza per evitare che le nuove generazioni vengano trascinate nei conflitti internazionali, opponendosi al finanziamento della spesa bellica e riaffermando i valori della pace e della giustizia sociale.

«Crediamo sia finito il tempo di aspettare e di sperare di salvarsi da soli mentre là fuori il mondo brucia e i tamburi di guerra risuonano sempre più minacciosi e vicini. Se dev’essere guerra, scegliamoci almeno i nemici giusti: i governi che vogliono mandarci al fronte a sparare ad altri giovani o ad altri poveracci come noi. Non moriremo e non uccideremo in nome della “civiltà” che ha distrutto ogni valore diverso dal denaro e che ha coperto e finanziato il genocidio israeliano a Gaza. Nella solidità di questa convinzione – conclude Usb scuola -, promuoviamo un primo momento di formazione, discussione e di incontro tra varie realtà studentesche e giovanili del territorio e non. Per iniziare a costruire un’alleanza tra studenti e insegnanti volta a sabotare l’ingranaggio della guerra in cui vorrebbero stritolare ancora una volta i corpi e le menti della gioventù».

La locandina dello sciopero organizzato da Usb Scuola

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