VENTURINA TERME. «Bimbi, non è il caso. Andiamo tutti in panchina, stiamo buoni, abbracciamoci». A pronunciare queste parole non è stato un allenatore e nemmeno uno dei genitori presenti a bordo campo. È stato un bambino di appena otto anni, che vedendo i suoi compagni spaventati e in lacrime ha trovato la lucidità e la sensibilità di suggerire quello che, in quel momento, sembrava impossibile agli adulti: fermarsi, stare insieme e cercare di riportare la calma.
Gli altri bambini lo hanno ascoltato. Si sono avvicinati alla panchina e si sono abbracciati, mentre continuavano a piangere. Fuori dal campo, intanto, le urla e le minacce avevano trasformato un normalissimo pomeriggio di calcio giovanile in una situazione tanto assurda quanto difficile da dimenticare.
È successo sabato 17 ottobre, ai campi Vanni di via Sardegna, a Venturina Terme, durante una partita della categoria 2018 tra i padroni di casa del Venturina Calcio e il Salivoli Calcio.
In campo bambini di otto anni, che avrebbero dovuto pensare soltanto a giocare, divertirsi e magari segnare qualche gol. All’esterno, invece, la reazione di un genitore a un normale episodio di gioco ha provocato momenti di forte tensione, fino a rendere necessario l’intervento dei carabinieri.
E proprio quell’abbraccio spontaneo tra i piccoli calciatori, raccontato da chi ha assistito alla scena, è diventato l’immagine più significativa di una giornata nella quale sono stati i bambini a dare agli adulti una lezione di rispetto e di buon senso.
Un fallo sul portiere e la rabbia di un genitore
Tutto è cominciato con un episodio che, in una partita di calcio, non avrebbe dovuto avere alcuna conseguenza particolare.
Un bambino del Salivoli, nel tentativo di tirare verso la porta avversaria, ha commesso fallo sul portiere del Venturina. Un contatto di gioco, senza apparente intenzione di fare male, come può capitare quando a rincorrere il pallone sono bambini che stanno ancora imparando le regole e i gesti tecnici del calcio.
Gli allenatori sono intervenuti immediatamente, richiamando il piccolo calciatore e spiegandogli che cosa non avrebbe dovuto fare.
L’episodio sembrava essersi concluso lì, senza particolari problemi tra i bambini.
Ma fuori dal terreno di gioco la situazione ha preso una piega completamente diversa.
Secondo la ricostruzione dei presenti, un genitore di un bambino del Venturina ha cominciato a inveire contro gli allenatori, accusandoli di non educare adeguatamente i piccoli giocatori.
Le proteste, inizialmente verbali, sarebbero diventate rapidamente sempre più accese, con urla rivolte ai tecnici e un atteggiamento che ha cominciato a preoccupare le altre persone presenti nell’impianto.
Il tutto davanti ai bambini, che stavano semplicemente aspettando di riprendere la partita.
Si aggrappa alla rete e corre verso il cancello
La situazione è degenerata quando l’uomo, sempre secondo quanto riferito da chi era presente, si è aggrappato con rabbia alla rete di recinzione del campo, continuando a rivolgersi agli allenatori con toni aggressivi.
Nonostante i tentativi di riportare la calma, il genitore si sarebbe poi diretto verso il cancello d’ingresso dell’impianto, cercando di raggiungere i tecnici.
È stato in quei momenti che sarebbero state pronunciate anche minacce. Alcune frasi volate in un momento di rabbia che hanno ulteriormente alzato la tensione, mentre gli altri adulti cercavano di evitare che la situazione potesse trasformarsi in uno scontro fisico.
Alcune persone presenti sono intervenute e l’uomo è stato allontanato dall’impianto sportivo.
Ma nel frattempo quello che stava succedendo fuori dal campo aveva già avuto conseguenze pesanti sui piccoli giocatori.
I bambini scoppiano a piangere. Poi uno di loro prende l’iniziativa
È a questo punto che si è verificato l’episodio più toccante dell’intera vicenda.
I bambini delle due squadre, spaventati dalle urla e dalle minacce, hanno cominciato a piangere. La partita si è fermata e per qualche istante nessuno sembrava riuscire a riportare la serenità.
Avevano soltanto otto anni. Non potevano comprendere perché un fallo di gioco, già risolto dagli allenatori, avesse provocato una reazione così violenta da parte di un adulto.
Poi, secondo il racconto riferito da una persona presente, uno dei piccoli calciatori ha invitato gli altri a raggiungere la panchina.
«Bimbi, non è il caso. Andiamo tutti in panchina e stiamo buoni, abbracciamoci».
Poche parole, semplici e spontanee, che hanno avuto un effetto immediato.
Gli altri bambini si sono avvicinati e si sono abbracciati, cercando di consolarsi a vicenda mentre continuavano a piangere.
Non è stato un gesto organizzato dagli allenatori. Secondo la testimonianza raccolta, sono stati gli stessi piccoli giocatori a trovare un modo per affrontare insieme la paura, interrompendo spontaneamente il gioco e cercando conforto gli uni negli altri.
Una scena che ha profondamente colpito chi era presente.
«È stata una scena raccapricciante, io ho ancora i brividi», racconta una persona che ha assistito all’accaduto e ha riferito le parole pronunciate dal bambino.
Ed è difficile immaginare un contrasto più evidente: fuori dal campo un adulto che perde il controllo per un fallo, dentro il campo bambini che, pur spaventati, riescono a trovare da soli la strada della solidarietà.
Chiamati i carabinieri, l’intervento ai campi Vanni
Di fronte a quanto stava accadendo, alcuni genitori del Salivoli hanno deciso di chiedere l’intervento dei carabinieri.
I militari sono arrivati ai campi Vanni e hanno parlato con le persone presenti per ricostruire l’accaduto.
Anche uno degli allenatori del Salivoli si è confrontato con i carabinieri, riferendo quanto era successo durante la partita.
Intanto, grazie all’intervento delle altre persone presenti, il genitore che avrebbe provocato i disordini era stato allontanato, evitando che la situazione degenerasse ulteriormente.
La partita è rimasta sospesa per diversi minuti, mentre gli allenatori e i genitori cercavano di tranquillizzare i piccoli calciatori.
Soltanto dopo che la situazione si è calmata è stato possibile tornare a giocare.
La partita riprende, ma lo spavento resta
La decisione di riprendere l’incontro è arrivata anche con l’intenzione di restituire ai bambini almeno un po’ della normalità che avevano perso.
Tornare a rincorrere il pallone, ascoltare gli allenatori, giocare insieme ai compagni e agli avversari poteva essere un modo per lasciarsi alle spalle quanto accaduto.
Ma è difficile pensare che quei piccoli calciatori possano dimenticare facilmente un pomeriggio nel quale, per un episodio assolutamente ordinario, si sono ritrovati a piangere e ad assistere all’arrivo dei carabinieri.
La partita tra Venturina e Salivoli, del resto, avrebbe dovuto essere soltanto una delle tante occasioni offerte dallo sport giovanile per imparare a stare insieme.
A otto anni si gioca per divertirsi. Si sbaglia un passaggio, si manca un gol, si commette un fallo senza volerlo. Si impara a chiedere scusa, ad accettare le decisioni degli allenatori e a rispettare chi indossa una maglia diversa.
È anche attraverso questi piccoli episodi che si cresce.
Quello che non dovrebbe mai accadere è che siano gli adulti a trasformare una partita in una situazione di paura.

La lezione più bella arriva da un bambino di otto anni
Alla fine, dell’incontro tra Venturina e Salivoli resterà soprattutto una scena.
Non il fallo sul portiere, non le proteste contro gli allenatori e neppure l’arrivo dei carabinieri.
Resteranno quei bambini che si abbracciano in panchina, mentre hanno ancora le lacrime agli occhi.
E resteranno le parole di uno di loro, che ha capito prima di tanti adulti che la cosa più importante, in quel momento, non era continuare a giocare o stabilire chi avesse ragione.
Era stare insieme, farsi coraggio e aspettare che tutto tornasse tranquillo.
«Bimbi, non è il caso. Andiamo tutti in panchina, stiamo buoni, abbracciamoci».
Una frase pronunciata da un bambino di otto anni, davanti a una situazione che nessun bambino dovrebbe essere costretto ad affrontare.
Perché sabato, su quel campo di Venturina, la lezione più importante non l’hanno impartita gli adulti ai bambini. L’hanno impartita i bambini agli adulti.
Il presidente Bucciantini: «Tornata subito la calma, poi la merenda insieme»
Il presidente del Venturina, Massimo Bucciantini, smorza i toni: «Una discussione che non ci doveva essere, ma è subito finita lì. Non voglio alimentare alcuna polemica e solo sottolineare che lavoriamo per uno sport che abbracci tutti. I carabinieri hanno solo preso i documenti e non ci sono state conseguenze. Le due persone si sono chiarite. E dopo la partita c’è stato il terzo tempo con pane e nutella per i bambini di entrambe le squadre. Ci teniamo al bel clima e ci teniamo che i ragazzi si divertano in serenità».
