Gattarossa Piombino, Gianna dovrà smantellarlo | MaremmaOggi Skip to content

Il Gattarossa deve sparire da Calamoresca. Gianna: «Mi hanno buttata fuori, ma non mollo»

Dopo la sentenza del Tar, Giovanna Manneschi dovrà rimuovere a proprie spese lo storico locale che ha segnato un’epoca a Piombino. Ieri è tornata a recuperare le sue cose con un permesso speciale. Ha lasciato i quadri dipinti da lei: «Un po’ di colore nel grigio del cantiere. Qualcosa di me che resta lì»
Gianna Manneschi con amici davanti a quel che resta del Gattarossa e due dei suoi quadri
Gianna Manneschi con amici davanti a quel che resta del Gattarossa e due dei suoi quadri (foto di Cecilia Cecchi)

PIOMBINO. Tutto cominciò con un gatto rosso che si chiamava Garibaldi. Un giorno entrò in casa di Giovanna Manneschi, proprio mentre lei aveva appena saputo di essersi aggiudicata il bando per realizzare un locale a Calamoresca. Era una di quelle coincidenze che sembrano inventate apposta per diventare una storia. Il gatto arrivò, si fece vedere e poi scomparve. Non tornò mai più.

Ma lasciò qualcosa. Un nome, innanzitutto. Gattarossa. E forse anche un po’ di quella magia che, negli anni successivi, avrebbe accompagnato uno dei locali più particolari e amati di Piombino.

Ieri, giovedì 15 ottobre 2026, quella storia è arrivata a uno dei suoi passaggi più dolorosi. Il Gattarossa dovrà essere rimosso da Calamoresca e sarà la stessa Giovanna Manneschi a dover provvedere allo smantellamento, sostenendone le spese, dopo la lunga vicenda amministrativa e giudiziaria culminata nella sentenza del Tar della Toscana.

La struttura è ancora lì. Ma il suo destino è segnato, almeno alla luce dei provvedimenti attuali.

Ieri mattina Gianna è tornata nel luogo dove per tanti anni ha lavorato, organizzato concerti, accolto musicisti e incontrato migliaia di persone. Non per riaprire le porte del suo locale, ma per recuperare gli oggetti che le appartengono.

Per entrare ha dovuto ottenere un permesso speciale, perché l’area è interessata dal cantiere.

Ha portato via le sue cose, ma ha deciso di lasciare i quadri che aveva dipinto. Le sue donne con l’orecchino di pera, che continueranno, almeno per il momento, a portare un po’ di colore in quello spazio. «Ho deciso di lasciare i quadri perché amo l’arte e perché almeno ci sarà un po’ di colore in un contesto grigio di cantiere. Sono le mie donne con l’orecchino di pera, sono quadri che ho dipinto io. Qualcosa di me che resta lì».

Un gesto che racconta molto del rapporto tra Gianna e quel luogo. E che accompagna parole nelle quali l’amarezza si mescola alla determinazione. «Non ho intenzione di fermarmi, non mollo, quel posto per me è stato importante, un pezzo di vita».

Il Gattarossa, quando a Calamoresca arrivò la musica del mondo

Bisogna tornare al 2009 per ritrovare l’inizio di questa storia. Piombino aveva già le sue spiagge, i suoi locali, i suoi ritrovi estivi. Ma quello che Giovanna Manneschi aveva immaginato sulla terrazza naturale di Calamoresca era qualcosa di diverso. Un luogo dove fermarsi a mangiare o bere qualcosa, certamente, ma soprattutto uno spazio nel quale la musica, l’arte e la cultura potessero incontrare uno dei panorami più suggestivi della costa.

E il Gattarossa, stagione dopo stagione, riuscì a costruirsi un’identità che andava ben oltre quella di un semplice locale sul mare.

C’erano i tramonti, naturalmente. Quelli che tingono di rosso il cielo sopra Calamoresca e trasformano il mare in uno specchio. Ma c’erano soprattutto le persone, le serate, i concerti, gli incontri, quella dimensione informale nella quale poteva capitare di ascoltare un grande musicista internazionale a pochi metri dall’acqua.

Sul palco del Gattarossa sono passati artisti come Neal Casal, Rob Affuso, Sarah Lee Guthrie, Mark Olson, Joe D’Urso, Gregg Trooper e Terry Allen. Nel 2011 arrivò anche l’attrice e musicista americana Jill Hennessy. Nomi che, per un piccolo locale affacciato sul mare di Piombino, raccontano una storia tutt’altro che ordinaria.

Non era soltanto una questione di programmazione musicale. Era un modo di intendere la cultura, di farla arrivare in un luogo dove il paesaggio diventava parte dello spettacolo, dove non c’era bisogno di grandi palcoscenici per vivere serate capaci di lasciare un ricordo.

Per molti piombinesi, il Gattarossa è stato anche questo: un piccolo angolo di mondo a Calamoresca.

Un pezzo di vita, non soltanto un locale

Ci sono luoghi che finiscono per appartenere alla memoria collettiva di una città, anche quando nascono dall’iniziativa e dalla passione di una sola persona. Il Gattarossa è stato uno di questi.

Perché nei suoi anni di attività ha accompagnato le estati di tanti piombinesi, ha ospitato amicizie, amori, incontri casuali, serate indimenticabili e altre assolutamente normali, di quelle che si ricordano soltanto quando non è più possibile riviverle.

C’era chi andava per la musica, chi per un aperitivo, chi semplicemente per sedersi davanti al mare. E chi ci tornava perché in quel posto aveva trovato un’atmosfera che altrove non c’era.

Gianna Manneschi quel luogo lo aveva pensato, costruito e fatto vivere. E oggi, mentre si avvicina il momento in cui dovrà rimuoverlo, non nasconde quanto sia difficile accettare quello che sta accadendo. «Quel posto per me è stato importante, un pezzo di vita», dice.

Poche parole che raccontano il peso di una vicenda nella quale, accanto agli aspetti amministrativi e giudiziari, esiste anche una dimensione profondamente personale.

La sentenza del Tar che ha segnato il destino del Gattarossa

La storia giudiziaria del Gattarossa affonda le radici nel 2022, quando il Comune di Piombino avviò il procedimento che portò alla decadenza della concessione. La concessione originaria risaliva al 2008 e l’attività aveva preso il via l’anno successivo. Nel 2018 era arrivato il rinnovo per altri dieci anni, ma nel luglio 2022 un controllo della Guardia di finanza e le successive verifiche amministrative fecero emergere le questioni che sarebbero finite al centro del contenzioso.

Il 21 novembre 2022 il Comune adottò il provvedimento di decadenza della concessione. Tra gli aspetti contestati figuravano le modifiche delle posizioni imprenditoriali, le cancellazioni dal registro delle imprese e il rispetto degli obblighi collegati al titolo concessorio.

Giovanna Manneschi impugnò il provvedimento davanti al Tribunale amministrativo regionale, contestando la decisione dell’amministrazione.

Con la sentenza numero 1548 del 16 luglio 2026, il Tar della Toscana ha respinto il ricorso nel merito, ritenendo legittima la decadenza disposta dal Comune. La decisione ha previsto anche la condanna al pagamento di 3.000 euro di spese legali, oltre agli accessori.

La sentenza ha rappresentato un passaggio decisivo per il futuro della struttura. Ora, secondo quanto emerge dalla situazione attuale, Gianna dovrà provvedere a proprie spese alla rimozione del Gattarossa, riportando l’area alle condizioni richieste.

Il ritorno a Calamoresca con un permesso speciale

Quella di ieri, giovedì 15, non è stata una visita come le altre. Gianna è tornata a Calamoresca per riprendere gli oggetti personali rimasti nella struttura, ma non ha potuto accedere liberamente all’area. «Oggi sono andata a prendere le mie cose, con un permesso speciale, perché altrimenti non avrei potuto neppure entrare nell’area del cantiere», racconta.

Un’immagine che restituisce tutta la distanza tra il passato e il presente.

Un tempo era lei ad aprire le porte del Gattarossa, ad accogliere il pubblico, a preparare le serate. Ieri, per entrare nel luogo che aveva fatto vivere per tanti anni, ha dovuto chiedere un’autorizzazione. È soprattutto questo passaggio a rendere doloroso il suo racconto. «Ora mi hanno buttato fuori in malo modo, ma non mollo».

Gianna non entra nei dettagli di questa affermazione, ma lascia emergere tutta l’amarezza per come si è conclusa la vicenda. E soprattutto ribadisce di non voler rinunciare a far valere le proprie ragioni.

Quei quadri lasciati nel grigio del cantiere

Tra le cose che Gianna ha scelto di non portare via ci sono alcuni dipinti realizzati da lei. Sono le sue donne con l’orecchino di pera, un richiamo ironico e artistico a un’immagine universalmente conosciuta, reinterpretata attraverso la sua pittura. Ha deciso di lasciarle lì, almeno per il momento, non perché le abbia dimenticate, ma perché desidera che in quell’area resti qualcosa della sua presenza.

«Ho deciso di lasciare i quadri perché amo l’arte e perché almeno ci sarà un po’ di colore in un contesto grigio di cantiere».

Altri due quadri di Gianna, appesi dentro al Gattarossa
Altri due quadri di Gianna, appesi dentro al Gattarossa (foto di Cecilia Cecchi)

In fondo è un gesto coerente con quello che il Gattarossa è stato per tanti anni: un luogo dove l’arte non doveva necessariamente stare chiusa in una galleria e la musica non aveva bisogno di un teatro per arrivare alle persone. Oggi quel piccolo mondo si trova davanti a un epilogo che Gianna non avrebbe voluto. Eppure lei continua a guardare oltre. «Non ho intenzione di fermarmi, non mollo».

Non dice che cosa accadrà dopo, né quale strada intenda percorrere. Ma è evidente che, per lei, la storia non può concludersi semplicemente con la rimozione di una struttura. Possibile che decida di andare al Consiglio di Stato.

Garibaldi, il gatto rosso che diede il nome a un sogno

C’è qualcosa di malinconico, quasi letterario, nel pensare che tutto sia cominciato con un gatto arrivato dal nulla. Garibaldi entrò in casa di Gianna il giorno della notizia più bella, quando il progetto di Calamoresca aveva finalmente trovato la possibilità di diventare realtà.

Poi sparì.

Ma il nome rimase, attraversando tredici anni di attività, concerti, tramonti, estati, amicizie e storie che oggi appartengono alla memoria di Piombino. Il Gattarossa non era soltanto un chiosco. Era un luogo nel quale tante persone hanno lasciato un pezzetto della propria vita, spesso senza nemmeno rendersene conto.

Adesso dovrà essere rimosso. E il paesaggio di Calamoresca cambierà ancora. Ma per il momento, in mezzo al grigio del cantiere, ci sono ancora le donne con l’orecchino di pera. Sono rimaste lì perché Gianna ha voluto lasciare qualcosa di sé, anche quando tutto il resto dovrà essere portato via.

Garibaldi, tanti anni fa, era arrivato senza essere chiamato e se n’era andato senza salutare. Il Gattarossa, invece, dovrà andarsene per decisione degli uomini. Ma entrambi lasceranno dietro di sé qualcosa che non si può smantellare: un ricordo.

E Gianna, almeno per ora, non ha alcuna intenzione di arrendersi.

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