PIOMBINO. Che cosa hanno lasciato decenni di attività industriale nel sangue e nell’organismo dei cittadini di Piombino? È la domanda alla quale gli scienziati stanno cercando di dare una risposta, analizzando sangue, urine e saliva dei residenti per individuare l’eventuale presenza di metalli pesanti, Pfas e altre sostanze potenzialmente pericolose per la salute.
Una ricerca che tocca uno dei temi più delicati per la città dell’acciaio: il possibile rapporto tra l’inquinamento industriale e le malattie che colpiscono la popolazione, dai disturbi respiratori e cardiovascolari fino alle patologie oncologiche.
Non si tratta di un’indagine nata da una nuova emergenza sanitaria, né ci sono già risultati che dimostrino la presenza di contaminanti pericolosi nell’organismo dei piombinesi. È uno studio scientifico che potrebbe aiutare a comprendere meglio quanto e come la popolazione sia stata esposta agli inquinanti ambientali.
Il progetto si chiama Insinergia, è coordinato dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e coinvolge complessivamente mille cittadini tra Piombino e Livorno. Nella città dell’acciaio sono già state coinvolte 250 persone sulle 300 previste. Ne mancano appena 50 per completare il campione
La grande indagine sulla salute dei piombinesi
È il progetto Insinergia, una ricerca coordinata dal Consiglio nazionale delle ricerche e realizzata con il coinvolgimento dell’Asl Toscana nord ovest, che sta entrando nella fase conclusiva del reclutamento dei partecipanti.
A Piombino sono già state coinvolte circa 250 persone sulle 300 previste, mentre a Livorno i partecipanti sono circa 550 su un obiettivo di 700. Mancano dunque complessivamente 200 cittadini per completare il campione, 50 dei quali nella città dell’acciaio.
Lo ha comunicato lunedì 12 ottobre l’Asl Toscana nord ovest, annunciando che nelle prossime settimane proseguiranno i contatti telefonici con le persone selezionate per partecipare allo studio.
Ma dietro quello che potrebbe sembrare un semplice appello a completare il numero dei volontari c’è una questione molto più importante: capire quali sostanze inquinanti siano presenti nell’organismo delle persone che vivono vicino alle grandi aree industriali e se esistano relazioni con determinate condizioni di salute.
Pfas e metalli pesanti: cosa cercano nel sangue
La ricerca non si limita a raccogliere informazioni sulle abitudini di vita o sulle condizioni sanitarie dei partecipanti. Il progetto prevede analisi biologiche e accertamenti clinici, con l’obiettivo di misurare l’esposizione a diverse famiglie di contaminanti ambientali. Tra le sostanze oggetto degli approfondimenti figurano i Pfas, composti chimici caratterizzati da un’elevata persistenza nell’ambiente e utilizzati per decenni in numerosi processi produttivi e prodotti industriali.
Alcuni di questi composti possono accumularsi nell’organismo e sono associati, in determinate condizioni di esposizione, a effetti sulla salute. Ci sono poi i metalli pesanti, alcuni dei quali possono interferire con il funzionamento dei reni, del sistema nervoso e di altri organi, e i PCB, policlorobifenili, sostanze organiche persistenti che possono rimanere nell’ambiente per lunghi periodi anche dopo la cessazione del loro utilizzo.
L’indagine prende in considerazione anche gli idrocarburi policiclici aromatici, conosciuti come IPA, prodotti anche durante processi di combustione e alcune lavorazioni industriali, e i composti organici volatili, una famiglia di sostanze dalle caratteristiche e dagli effetti sanitari differenti.
Non significa, naturalmente, che tutte queste sostanze siano state trovate in concentrazioni pericolose nei cittadini di Piombino. Lo studio serve proprio a verificare l’esposizione della popolazione e ad approfondire le possibili conseguenze sulla salute, senza partire da conclusioni già stabilite.
Dai tumori alle malattie respiratorie: cosa vogliono scoprire
L’obiettivo scientifico di Insinergia è approfondire le possibili relazioni tra l’esposizione agli inquinanti ambientali e alcune patologie, prendendo in considerazione diversi apparati e funzioni dell’organismo.
Le aree di interesse comprendono le malattie respiratorie e cardiovascolari, le alterazioni della funzionalità renale, epatica e tiroidea, i possibili effetti sulla salute riproduttiva e le patologie oncologiche.
Si tratta di un lavoro complesso, perché la presenza di una sostanza nell’organismo non dimostra automaticamente che sia responsabile di una determinata malattia.
Per questo i ricercatori raccolgono anche informazioni sulle abitudini alimentari, sul fumo, sulle condizioni di salute, sulla storia lavorativa e sulle possibili esposizioni professionali.
Chi ha lavorato per decenni in un impianto industriale, per esempio, può avere avuto occasioni di esposizione differenti rispetto a chi ha sempre svolto altre attività. Allo stesso modo, alimentazione, fumo e altre abitudini possono influire su alcuni indicatori biologici. Il compito degli scienziati sarà quindi distinguere, per quanto possibile, i diversi fattori e individuare eventuali associazioni statisticamente significative.
Non è ancora possibile affermare che lo studio abbia dimostrato un legame tra l’inquinamento industriale di Piombino e specifiche malattie. Saranno i risultati delle analisi, una volta completati e validati, a fornire elementi scientifici per valutare queste relazioni.
L’eredità delle acciaierie: 928 ettari nel sito da bonificare
Per comprendere l’importanza della ricerca bisogna guardare alla storia industriale della città e al suo territorio. Piombino è uno dei Siti di interesse nazionale, i cosiddetti SIN, individuati per la necessità di interventi di caratterizzazione e bonifica ambientale. Secondo la documentazione del progetto Insinergia, il sito comprende circa 928 ettari di superficie terrestre e 2.015 ettari di superficie marina.
Un’area enorme, che racchiude decenni di attività siderurgiche, portuali, energetiche e industriali, oltre a zone interessate dalla presenza di discariche e depositi di materiali derivanti dalle lavorazioni. Per generazioni, la città ha costruito una parte fondamentale della propria economia attorno alla produzione dell’acciaio. Il ciclo siderurgico integrale è stato interrotto nell’aprile 2014, ma la sua eredità industriale e ambientale continua a rappresentare una questione centrale per il futuro del territorio.
La presenza di un SIN, tuttavia, non significa che ogni area della città presenti gli stessi livelli di contaminazione o che tutti i residenti siano esposti nella stessa misura. Proprio per questo diventano importanti indagini capaci di mettere in relazione i dati ambientali con quelli sanitari.
Sotto la lente anche l’aria che respirano i cittadini
Il progetto Insinergia non riguarda esclusivamente il biomonitoraggio umano, cioè la ricerca di sostanze o indicatori biologici nell’organismo. La documentazione scientifica prevede anche approfondimenti sulla qualità dell’ambiente, con particolare attenzione ad alcuni contaminanti presenti nell’aria.
Tra gli elementi oggetto di studio figurano metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, nanoparticelle e particolato atmosferico, compresi approfondimenti sulla presenza di PFAS nel PM10. Sono inoltre previsti studi su aldeidi e altri contaminanti atmosferici, con l’obiettivo di integrare le informazioni ambientali con quelle raccolte attraverso gli accertamenti sanitari.
Un elemento particolarmente interessante riguarda la necessità, evidenziata nella documentazione progettuale, di approfondire il monitoraggio di alcune sostanze, tra cui metalli pesanti e IPA, per migliorare la rappresentatività delle informazioni disponibili. È un passaggio importante, perché conoscere la qualità dell’aria e la distribuzione degli inquinanti è fondamentale per comprendere le possibili vie di esposizione della popolazione.
Sapere quali sostanze siano presenti nell’ambiente, in quali concentrazioni e con quale distribuzione territoriale è il primo passo per valutare i rischi e orientare eventuali interventi di prevenzione.
Mille persone coinvolte, a Piombino ne mancano 50
Il campione previsto per lo studio toscano è composto da mille persone, distribuite tra i territori di Piombino e Livorno. La quota più consistente riguarda l’area livornese, con 700 partecipanti previsti, mentre per Piombino l’obiettivo è di 300 persone. Al 12 ottobre, secondo i numeri comunicati dall’Asl, il reclutamento è arrivato a circa 800 partecipanti complessivi.
A Piombino sono state coinvolte 250 persone, pari a circa l’83% del campione previsto, mentre a Livorno sono circa 550, poco meno dell’79% dell’obiettivo. La ricerca entra quindi nella fase finale del reclutamento, ma deve ancora raggiungere il numero stabilito dal protocollo.
Questo non significa che i risultati siano compromessi. Il completamento del campione è però un passaggio importante per consentire ai ricercatori di disporre dei dati previsti dal disegno dello studio. Nelle prossime settimane l’Asl continuerà a contattare telefonicamente alcune persone selezionate, invitandole a partecipare.
L’azienda sanitaria ha precisato che si tratta di telefonate ufficiali legate al progetto di ricerca, per evitare che i cittadini possano confonderle con contatti commerciali o tentativi di truffa.
La partecipazione resta volontaria ed è subordinata ai criteri stabiliti dal protocollo scientifico.
Prelievi, elettrocardiogramma e visite: come funzionano i controlli
Per le persone coinvolte è previsto un percorso di accertamenti della durata complessiva di circa 90 minuti. La visita comprende un colloquio medico, la raccolta del consenso informato, il prelievo di campioni biologici e alcuni controlli clinici. Tra gli accertamenti previsti figurano un elettrocardiogramma e la misurazione della pressione arteriosa, oltre alla compilazione di un questionario dedicato alla storia sanitaria, alle abitudini personali e alle possibili fonti di esposizione ambientale e professionale. A Piombino la sede indicata per le attività è il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl, in via Carlo Forlanini 26.
Non si tratta, però, di uno screening al quale ogni cittadino possa presentarsi liberamente: il reclutamento segue criteri scientifici e procedure di selezione definite. Per informazioni sul progetto è disponibile anche l’indirizzo di posta elettronica progetto.insinergia.rt@ifc.cnr.it.
Piombino tra i 13 siti industriali studiati in Italia
Quello di Piombino e Livorno non è uno studio isolato. Insinergia rientra in un più ampio programma nazionale dedicato al rapporto tra salute, ambiente, biodiversità e clima, finanziato nell’ambito del Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr.
Il progetto coinvolge 13 Siti di interesse nazionale distribuiti in nove regioni italiane, con l’obiettivo di approfondire l’esposizione delle popolazioni che vivono in territori caratterizzati da importanti pressioni ambientali.
Il coordinamento scientifico dello studio toscano è affidato a Fabrizio Minichilli, dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, mentre Alessandro Barbieri è lo sperimentatore principale per l’Asl Toscana nord ovest.
L’ampiezza del programma consente di inserire le informazioni raccolte a Piombino in un quadro scientifico nazionale, utilizzando metodologie coordinate e confrontando situazioni territoriali differenti. Naturalmente, ogni sito industriale presenta caratteristiche proprie e i risultati dovranno essere interpretati tenendo conto della storia produttiva, delle condizioni ambientali e delle caratteristiche delle popolazioni coinvolte.
I risultati attesi entro fine 2026: cosa sappiamo
Capire quando sarà possibile conoscere i risultati delle analisi e capire che cosa è emerso dall’indagine è probabilmente la domanda più importante per i cittadini che stanno partecipando alla ricerca e per tutti coloro che vivono a Piombino.
La scheda scientifica del Cnr indica dicembre 2026 come termine previsto per lo studio, mentre in precedenti comunicazioni dell’Asl era stata prospettata la disponibilità di primi risultati scientifici nel corso del 2026. Al momento, però, non risulta comunicata una data definitiva per la pubblicazione dei risultati complessivi relativi a Piombino.
Restano inoltre alcuni aspetti da chiarire, a partire dalle modalità con cui i partecipanti potranno conoscere gli esiti individuali degli accertamenti e dalla forma in cui saranno resi disponibili i dati aggregati.
Un altro elemento importante sarà la distribuzione territoriale del campione: capire quali quartieri e quali zone siano rappresentati, e con quali criteri siano stati selezionati i cittadini, sarà fondamentale per interpretare correttamente i risultati.
Cosa potrebbe cambiare per la salute dei piombinesi
Per Piombino, che da decenni convive con il peso della propria eredità industriale, questa ricerca potrebbe rappresentare un passaggio importante. Non soltanto per conoscere meglio le sostanze alle quali i cittadini sono esposti, ma anche per capire se esistano relazioni significative con alcune condizioni di salute.
Perché la questione non è soltanto sapere che cosa sia rimasto nei terreni, nelle acque e nell’aria dopo decenni di produzione industriale. È capire che cosa possa essere entrato nell’organismo delle persone che in questa città hanno vissuto e lavorato.
E soprattutto quali strumenti la scienza potrà offrire per proteggere la salute delle generazioni future.