SAN VINCENZO. L’estate è finita, le strutture sono state smontate e la pineta dell’ex Torraccia ha cambiato nuovamente aspetto. Ma la polemica sul CircaCirco, il progetto che per tutta la stagione ha animato una parte del litorale di Rimigliano, non sembra affatto destinata a chiudersi. Anzi, è bastato un post del sindaco di San Vincenzo, Paolo Riccucci per riaccendere una discussione che nei mesi scorsi aveva diviso la città, tra chi aveva accolto favorevolmente la nuova gestione dell’area e chi, invece, aveva sollevato dubbi sull’impatto ambientale, sulle autorizzazioni e sulle condizioni previste dal bando.
L’intervento del sindaco Riccucci
Il primo cittadino ha deciso di tornare sull’argomento dopo essere passato davanti all’ex Torraccia, pubblicando sui social una riflessione dal titolo eloquente: «Circa Circo, i nodi che non arrivano al pettine».
Un intervento nel quale Riccucci rivendica le scelte dell’amministrazione, i risultati economici e la riqualificazione dell’area, ma soprattutto attacca chi durante l’estate aveva contestato il progetto, arrivando a mettere in dubbio la buona fede di alcune polemiche politiche.
La risposta, però, non si è fatta attendere. Sotto il post sono comparsi commenti che riportano al centro del confronto proprio le questioni che il sindaco considera superate: dalle autorizzazioni paesaggistiche alle opere rimaste sul terreno, fino ai numeri economici della concessione e alla compatibilità delle attività con il percorso di tutela ambientale di Rimigliano.
«Stamattina sono passato davanti all’area ex Torraccia ed è stato spontaneo ripensare alle numerose discussioni di quest’estate», scrive il sindaco, distinguendo le osservazioni dei cittadini dalle polemiche politiche.
«Ho apprezzato le osservazioni, anche critiche, di chi non ha gradito il risultato del bando per l’assegnazione dell’area della Torraccia, oggi CircaCirco» sottolinea Riccucci.
Ben diverso il giudizio riservato a chi aveva contestato pubblicamente l’operazione. «Per quanto riguarda certe polemiche politiche, invece, basta guardare la pineta oggi per misurare quanto fossero infondate alcune delle accuse sollevate. E viene da chiedersi se, in certi casi, non ci fosse anche una buona dose di malafede».
Secondo Riccucci, la rimozione delle installazioni al termine della stagione dimostrerebbe l’infondatezza delle accuse relative all’impatto delle strutture. «Le strutture sono leggere, appoggiate al suolo, provvisorie e rimosse al termine del loro utilizzo», sottolinea.
Il sindaco rivendica anche le maggiori entrate per il Comune, a suo dire raddoppiate rispetto al passato, la riqualificazione dell’area, l’organizzazione di eventi gratuiti e aperti a tutti e la sistemazione di una passerella per rendere più accessibile la spiaggia.
Poi arriva l’affondo politico. «Non è forse un caso che chi ruggiva sui social gridando allo scandalo oggi ci assordi con il proprio silenzio».
Parole alle quali, però, diversi cittadini hanno risposto proprio sotto il post.
La replica: «Nessuno ha mai detto che le strutture sarebbero rimaste per sempre»
Una delle contestazioni più articolate riguarda la cronologia delle autorizzazioni necessarie per realizzare gli allestimenti. In un lungo commento vengono richiamati documenti che sarebbero stati acquisiti attraverso accessi agli atti, a partire da una nota del Settore Assetto del Territorio datata 26 agosto.
La questione, secondo l’autore della replica, Alessio Landi, non sarebbe mai stata la permanenza delle strutture dopo l’estate, ma la regolarità del percorso amministrativo seguito per installarle.
«Nessuno ha mai scritto che sarebbero rimaste lì per sempre. La domanda era un’altra, ed era semplice: con quale titolo erano state montate?».
La ricostruzione contenuta nel commento indica una serie di date.
La richiesta di autorizzazione paesaggistica sarebbe stata depositata il 6 maggio 2026 e trasmessa alla Soprintendenza di Pisa il 19 maggio. Secondo quanto riferito, la Soprintendenza non avrebbe espresso un pronunciamento e il titolo si sarebbe formato attraverso il meccanismo del silenzio assenso.
Il 26 maggio, tuttavia, il tecnico incaricato dal gestore avrebbe scritto nella valutazione di impatto acustico di essersi recato sul posto per verificare la zona «dove è stato realizzato l’allestimento».
La comunicazione di inizio lavori risulterebbe invece depositata il 25 giugno.
È proprio questa sequenza temporale a essere contestata: secondo l’autore, il riferimento a un allestimento già realizzato prima della conclusione dell’iter autorizzativo e della comunicazione di inizio lavori meriterebbe una spiegazione.
Si tratta di circostanze riportate nel commento, che richiedono una verifica diretta della documentazione amministrativa prima di poter stabilire se vi siano state irregolarità.
La replica richiama anche un’altra risposta a un accesso agli atti, nella quale si farebbe riferimento a un futuro confronto con l’amministrazione per valutare possibili modifiche dell’allestimento.
I numeri della concessione: oltre 4mila metri quadrati in più
Un altro punto della contestazione riguarda le dimensioni dell’area assegnata e il valore economico della concessione.
Secondo quanto sostenuto nel commento, il nuovo bando avrebbe messo a disposizione oltre 4.000 metri quadrati in più rispetto a quello precedente di Parchi Val di Cornia, risalente al 2013, senza una specifica quantificazione dell’utilizzo commerciale della superficie aggiuntiva.
L’autore richiama poi l’Allegato 3 del bando, contenente una relazione di stima che avrebbe individuato in 663.691 euro annui il valore della concessione, calcolato sulla media del volume d’affari della gestione precedente.
Su dieci anni si tratterebbe di oltre 6,6 milioni di euro, mentre il canone riconosciuto al Comune sarebbe di 100mila euro all’anno, pari a un milione nel decennio.
Sono cifre utilizzate per contestare l’enfasi posta dal sindaco sul raddoppio delle entrate, anche se va precisato che il volume d’affari di un’attività e il canone di concessione sono grandezze economiche differenti e il loro semplice confronto non dimostra, da solo, che il corrispettivo sia inadeguato.
La replica si concentra anche sulla base d’asta, che sarebbe passata dai 45.000 euro del precedente bando ai 51.000 euro di quello nuovo. L’aumento fino a 100.000 euro sarebbe quindi derivato dall’offerta economica del concessionario.
Da qui l’obiezione: il risultato economico rivendicato dal sindaco sarebbe legato soprattutto alla proposta presentata dall’operatore che si è aggiudicato l’area.
Nel commento si citano inoltre i servizi commerciali offerti durante l’estate, tra noleggio di ombrelloni, lettini e biciclette, per sostenere che il volume d’affari potenziale dell’attuale gestione potrebbe essere superiore a quello preso a riferimento nella stima iniziale.
Anche in questo caso, però, si tratta di una valutazione che non equivale a un dato di fatturato effettivamente accertato.
Il Sic di Rimigliano e le attività nella pineta
La discussione torna poi su uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda: la tutela ambientale di Rimigliano. Riccucci rivendica il lavoro svolto dall’amministrazione per il riconoscimento del SIC, il Sito di importanza comunitaria, sostenendo che l’impegno del Comune su questo fronte sia stato incomparabilmente maggiore rispetto alle energie dedicate da alcuni oppositori alle polemiche su CircaCirco. Ma proprio su questo punto arriva una delle risposte più dure.
Nel lungo commento vengono richiamati l’utilizzo di generatori per l’alimentazione elettrica, i concerti serali, l’illuminazione artificiale e la presenza di installazioni tra gli alberi, elementi che secondo l’autore sarebbero difficilmente conciliabili con l’obiettivo di rafforzare la protezione naturalistica dell’area.
Vengono citati anche alcuni passaggi del progetto, relativi alle catene luminose intrecciate tra gli alberi e alle modalità di ancoraggio di alcune strutture. Un ulteriore interrogativo riguarda il possibile disturbo della luce artificiale alla fauna costiera.
La contestazione riguarda anche i criteri di valutazione della gara: secondo l’autore, il modello organizzativo aziendale avrebbe avuto un peso di 15 punti, contro i 3 attribuiti alle iniziative di integrazione con il Parco.
Nel mirino finiscono inoltre le navette che avrebbero attraversato l’area naturale, sulle quali vengono richiesti ulteriori chiarimenti.
La replica contiene comunque una precisazione significativa: non vengono attribuiti comportamenti illeciti al concessionario. Le critiche sono rivolte alle decisioni dell’amministrazione e al suo compito di verificare il rispetto delle procedure e delle condizioni previste.
«Le strutture sono state smontate, ma le condutture sono ancora lì»

Le critiche al sindaco non si fermano. Alcuni cittadini sostengono che, nonostante lo smontaggio delle strutture, nell’area siano rimaste condutture elettriche e accumuli di breccino, sollevando dubbi sulle autorizzazioni e sul completo ripristino della pineta.
Altri puntano l’attenzione sull’impatto delle attività estive sulla fauna e sulle dune, sull’utilizzo dei generatori e sull’illuminazione artificiale, che potrebbe aver disturbato gli habitat naturali.
Vengono inoltre segnalate la scarsità di vegetazione e la necessità di interventi di rinaturalizzazione. Non mancano, infine, gli inviti a superare le polemiche politiche per concentrarsi sulla tutela ambientale dell’intera area di Rimigliano.
Le reazioni pubblicate sotto il post dimostrano però che il confronto è ancora aperto.
Da una parte l’amministrazione rivendica la riqualificazione dell’ex Torraccia, le maggiori entrate comunali e l’offerta di servizi ed eventi. Dall’altra, i critici chiedono risposte sulla cronologia delle autorizzazioni, sulle condizioni economiche della concessione e sulle opere eventualmente rimaste nella pineta.
La rimozione delle strutture è un fatto che il sindaco considera decisivo per rispondere alle polemiche estive. Per chi continua a contestare il progetto, invece, non è sufficiente a chiarire tutte le questioni sollevate.
E così CircaCirco, anche a stagione conclusa, continua a far discutere San Vincenzo. Con una domanda che attraversa buona parte delle obiezioni: non soltanto che cosa abbia portato il progetto alla città, ma anche quali effetti abbia avuto sull’area naturale che lo ha ospitato.