PIOMBINO. Non più soltanto un terzo socio che entri nel capitale e riduca l’esposizione finanziaria di Metinvest. Sul tavolo, adesso, ci sarebbe anche un’ipotesi decisamente più radicale: la cessione dell’intera partecipazione del 75% detenuta dal gruppo ucraino in Metinvest Adria e, dunque, la sua uscita dal progetto della nuova acciaieria di Piombino.
Non significa che Metinvest abbia deciso di lasciare Piombino. Quella decisione, al momento, non è stata presa.
Ma significa che il progetto siderurgico da circa 3,2 miliardi di euro, uno dei maggiori investimenti industriali programmati in Italia, è entrato probabilmente nella fase più delicata dalla sua nascita.
A riportare l’ipotesi della cessione dell’intera quota è Bloomberg, mentre un’altra fonte autorevole aggiunge un tassello fondamentale: in un’intervista pubblicata il 2 ottobre da fDi Intelligence, testata del gruppo Financial Times, l’amministratore delegato di Metinvest Yuriy Ryzhenkov ha parlato direttamente della situazione di Piombino.
E ha utilizzato due parole che pesano: “on hold”, in stand-by.
Il ceo di Metinvest: «Cerchiamo un altro partner azionario»
Nell’intervista a fDi Intelligence, dedicata soprattutto alla drammatica situazione della siderurgia ucraina, il giornalista Jacopo Dettoni scrive che, nelle condizioni attuali, anche l’investimento da 3,2 miliardi di euro per la riconversione del polo siderurgico di Piombino è “on hold”.
Ryzhenkov spiega poi direttamente: “Unfortunately, together with Danieli and the financial partners, we decided to look for another equity partner.”
Ovvero: «Purtroppo, insieme a Danieli e ai partner finanziari, abbiamo deciso di cercare un altro partner azionario».
Una dichiarazione importante soprattutto per un aspetto: conferma che la ricerca di un nuovo investitore non riguarda soltanto Metinvest, ma è una scelta maturata insieme a Danieli e ai soggetti finanziari coinvolti nel progetto.
Il tema, quindi, è strettamente legato anche alla struttura finanziaria della nuova acciaieria.
Bloomberg: Metinvest valuta anche la vendita dell’intero 75%
La ricerca di un nuovo socio non è una novità.
Già alla fine di agosto era emerso che Metinvest Adria stava cercando un terzo investitore. L’amministratore delegato Luca Villa aveva spiegato che erano arrivate manifestazioni d’interesse da fondi infrastrutturali, investitori legati al mondo industriale e grandi gruppi siderurgici italiani e stranieri.
L’obiettivo dichiarato era arrivare alla conclusione del dossier entro la fine di ottobre, insieme al completamento delle autorizzazioni e alla definizione del finanziamento bancario.
La novità di queste ore è un’altra. Secondo quanto riportato da Bloomberg, fra le opzioni prese in considerazione da Metinvest ci sarebbe anche la cessione dell’intera quota del 75% detenuta nella joint venture con Danieli.
In quel caso il gruppo ucraino uscirebbe completamente dall’azionariato di Metinvest Adria. Metinvest ha confermato a Bloomberg di stare valutando diverse possibilità, precisando però che non è stata assunta alcuna decisione definitiva.
Perché Piombino è diventata una partita così difficile
Per capire cosa sta accadendo bisogna guardare a migliaia di chilometri dalla costa toscana. Metinvest è uno dei principali gruppi industriali ucraini e la guerra sta incidendo pesantemente sulla sua capacità produttiva e finanziaria.
Nella stessa intervista al Financial Times, Ryzhenkov descrive una situazione drammatica. “The whole Ukrainian steel industry is at a halt right now.” Tradotto: «In questo momento l’intera industria siderurgica ucraina è ferma».
Gli ultimi attacchi russi hanno colpito gli impianti di Zaporizhstal e Kametstal. Alla guerra si sommano le difficoltà logistiche nel Mar Nero e le nuove condizioni di accesso al mercato europeo.
Ryzhenkov manifesta inoltre forti preoccupazioni per le politiche commerciali dell’Unione europea e per le prospettive degli investimenti siderurgici in Ucraina.
“If [the EU] doesn’t give us hope, then there is no reason for the industry to exist.” Vale a dire: «Se l’Unione europea non ci dà una speranza, allora non c’è motivo perché questa industria continui a esistere».
È dentro questo scenario che deve essere letta anche la necessità di Metinvest di ridiscutere la propria esposizione sul gigantesco investimento italiano.
Il nodo finanziario dell’acciaieria
Il progetto di Piombino non è mai stato pensato per essere finanziato esclusivamente con capitale versato da Metinvest e Danieli.
La struttura finanziaria illustrata da Metinvest prevedeva un rapporto indicativo di 65% debito e 35% equity.
Nella struttura originaria la quota base dell’equity era ripartita per il 75% a Metinvest e per il 25% a Danieli. La documentazione del gruppo stimava inoltre un contributo congiunto degli sponsor nell’ordine di 800-850 milioni di euro nella prima fase, oltre a eventuali ulteriori impegni condizionati.
Numeri che aiutano a comprendere perché l’identità, la solidità e il capitale apportato da un eventuale nuovo socio siano decisivi anche per convincere gli istituti di credito a finanziare l’operazione.
Metinvest Adria: «Il progetto procede secondo l’iter previsto»
C’è però un altro pezzo della storia che è altrettanto importante.
Mentre sul piano societario vengono valutate diverse opzioni, il progetto e il suo iter autorizzativo non sono stati abbandonati.
L’amministratore delegato di Metinvest Adria, Luca Villa, è intervenuto proprio dopo le indiscrezioni sulla possibile uscita del gruppo ucraino.
«Il progetto sta procedendo secondo l’iter previsto. Entro la fine di ottobre si concluderà anche l’iter autorizzativo in corso con la Regione Toscana e il Mase», ha spiegato.
Villa ha inoltre annunciato che il progetto ha già ottenuto la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca).
E soprattutto ha confermato che intorno all’acciaieria ci sono soggetti interessati a investire.
«Proprio per la qualità del progetto e l’avanzato stato dell’iter delle approvazioni – ha detto – c’è un forte interesse da parte di investitori finanziari e industriali a partecipare allo sviluppo e da parte dell’azionista di maggioranza c’è apertura verso il dialogo con soggetti che possano portare un valore aggiunto».
Il progetto industriale, dunque, va distinto dalla futura composizione del suo azionariato: le autorizzazioni avanzano mentre parallelamente si cerca una nuova struttura societaria e finanziaria.
Un progetto strategico e 285 milioni di agevolazioni
La posta in gioco va ben oltre Metinvest e Danieli.
Il progetto Piombino Metinvest Adria è stato dichiarato dal Consiglio dei ministri, il 20 novembre 2025, di preminente interesse strategico nazionale.
La nuova acciaieria dovrebbe utilizzare forni elettrici e produrre coils laminati a caldo, inserendosi nel grande processo di decarbonizzazione della siderurgia italiana. Per il progetto sono inoltre previste agevolazioni pubbliche per 285 milioni di euro.
L’ingresso di un nuovo azionista – e ancor più l’eventuale sostituzione completa di Metinvest – pone quindi interrogativi che non riguardano soltanto una trattativa privata tra aziende.
Entrano in gioco il Governo, gli istituti finanziatori, le garanzie collegate al finanziamento, Danieli e naturalmente il futuro industriale e occupazionale di Piombino.
E quella clausola nell’accordo con Jsw oggi pesa di più
C’è poi un passaggio contenuto nell’accordo raggiunto dal Governo con Jsw Steel Italy che oggi merita di essere riletto.
Nell’intesa per il rilancio dello storico polo siderurgico è stata inserita una precisa clausola di salvaguardia.
Il Mimit stabilisce infatti che, qualora entro il 2027 il progetto Metinvest non venga realizzato, in tutto o in parte, JSW dovrà presentare un nuovo piano industriale finalizzato alla salvaguardia e al riassorbimento dei lavoratori interessati.
La presenza di questa clausola non dimostra naturalmente che fosse prevista un’uscita di Metinvest.
Dimostra però che, nell’architettura istituzionale costruita intorno al futuro della siderurgia piombinese, è stata contemplata anche l’eventualità che il progetto della nuova acciaieria non venga realizzato integralmente.
Il 20 ottobre diventa una data decisiva
Adesso tutte le strade portano al 20 ottobre, quando al ministero delle Imprese e del Made in Italy è convocato il nuovo tavolo sulla siderurgia piombinese.
L’appuntamento era già importante. Dopo le notizie delle ultime ore lo diventa ancora di più. Perché a Roma non basterà più capire soltanto quando potranno aprire i cantieri.
Bisognerà capire chi finanzierà realmente la nuova acciaieria, quanto resterà Metinvest, quale ruolo manterrà Danieli, a che punto siano le trattative con i nuovi investitori e soprattutto se il progetto industriale da 3,2 miliardi possa mantenere dimensioni e tempi previsti anche con un azionariato profondamente diverso.
Il progetto di Piombino, insomma, non è stato cancellato. Ma dopo mesi nei quali il problema principale sembrava essere trovare un terzo socio, oggi esiste ufficialmente una questione molto più grande: capire chi sarà il proprietario della nuova acciaieria quando – e se – partiranno i cantieri.