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Stranieri, la Val di Cornia cambia più velocemente: è tra i territori dove la presenza sta crescendo

Il nuovo Rapporto della Regione inserisce la Bassa Val di Cecina-Val di Cornia tra le aree toscane dove l’immigrazione è aumentata negli ultimi anni. E sul territorio operano 54 enti impegnati anche nell’integrazione
Un corso per stranieri

PIOMBINO. Non è tra le zone della Toscana con la più alta presenza di cittadini stranieri. Ma è tra quelle che stanno cambiando.

E per la Val di Cornia è probabilmente questa la notizia più interessante contenuta nel nuovo “Rapporto sull’immigrazione in Toscana 2026”.

Guardando non soltanto alla fotografia dell’ultimo anno, ma a ciò che è accaduto dal 2019 al 2025, i ricercatori regionali segnalano infatti la crescita della presenza straniera anche fuori dal tradizionale asse centrale della Toscana. Tra le aree citate c’è quella delle Valli Etrusche, che comprende la Bassa Val di Cecina-Val di Cornia.

Una crescita fuori dalle aree tradizionali dell’immigrazione

La Toscana ha raggiunto nel 2025 433.381 residenti stranieri, l’11,8% della popolazione. Il dato sale a circa il 15% considerando complessivamente le persone con background migratorio. 

Ma la novità sta nella distribuzione.

La Regione rileva come, accanto alla fortissima concentrazione nell’area pratese e nella Toscana centrale, stiano crescendo anche zone costiere e territori nei quali storicamente l’incidenza era più bassa.

Tra il 2019 e il 2025 il fenomeno si è quindi lentamente diffuso oltre l’asse centrale e il rapporto cita espressamente Valdera, Valli Etrusche, Versilia e Amiata Senese.

Un cambiamento importante perché, sottolineano gli autori, territori che partono da una presenza storicamente contenuta possono trovarsi davanti a una crescita relativa rapida senza avere ancora una rete consolidata di servizi dedicati, dalla mediazione culturale all’insegnamento dell’italiano fino agli sportelli informativi.

Anche le scuole raccontano il cambiamento

È una dinamica che riguarda direttamente anche il sistema scolastico.

In tutta la Toscana nell’anno scolastico 2024/2025 gli studenti con cittadinanza non italiana sono 67.899, pari al 17,1% degli iscritti. Circa due su tre sono nati in Italia. 

Un elemento che cambia profondamente anche il significato della parola “immigrazione”: una parte crescente dei ragazzi classificati statisticamente come stranieri non è arrivata dall’estero, ma è cresciuta nelle città e nei paesi italiani.

Il rapporto evidenzia però un problema che aumenta andando avanti negli studi. Alle superiori gli studenti stranieri rappresentano circa il 23% degli iscritti ai professionali, il 14% nei tecnici e appena il 7% nei licei.

E l’insuccesso scolastico raggiunge il 24% tra gli studenti stranieri delle superiori, contro l’8% degli italiani.

Sono dati regionali, non specifici della Val di Cornia, ma forniscono una chiave di lettura importante anche per un territorio nel quale la presenza delle famiglie straniere sta aumentando.

In Val di Cornia una rete di 54 enti

C’è invece un numero direttamente territoriale che emerge dal rapporto.

Nella zona Bassa Val di Cecina-Val di Cornia risultano 54 enti del Terzo settore che dichiarano di svolgere attività anche nell’accoglienza umanitaria e nell’integrazione sociale delle persone migranti.

Sono 30 associazioni di promozione sociale, 23 organizzazioni di volontariato e un altro ente del Terzo settore.

Rappresentano il 16% degli enti iscritti al Runts presenti nella zona, con un rapporto di 4 organizzazioni ogni mille residenti stranieri.

È una densità superiore alla media regionale, che si ferma a 2,6 ogni mille stranieri.

Nello stesso territorio risultano inoltre 5 cooperative sociali di tipo B o A+B: una di tipo B e quattro miste, realtà potenzialmente coinvolte anche nei percorsi di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate.

Il nodo del lavoro sulla costa

Anche il mercato del lavoro racconta però le difficoltà delle aree costiere.

Il rapporto regionale rileva che la disoccupazione degli stranieri tende a crescere nelle zone periferiche e costiere, dall’area pisano-livornese fino all’Elba, mentre i livelli migliori si registrano nella fascia produttiva centrale della Toscana.

La spiegazione proposta dai ricercatori è legata alle caratteristiche dei diversi sistemi economici: dove il tessuto produttivo è più forte e richiede molta manodopera, l’inserimento degli stranieri è maggiore; dove l’economia è più debole o stagionale, le difficoltà aumentano.

Un tema particolarmente significativo per la fascia costiera.

A Livorno gli stranieri pesano soprattutto nel commercio

Un altro dato arriva dall’imprenditoria.

In Toscana nel 2025 le imprese a conduzione straniera hanno raggiunto quota 59.255, pari al 17,5% del totale. In cinque anni sono cresciute del 10,2%, mentre quelle a conduzione italiana sono diminuite del 3,3%. 

Nella provincia di Livorno, il settore nel quale le imprese straniere raggiungono l’incidenza maggiore rispetto al totale delle aziende dello stesso comparto è il commercio al dettaglio.

Un altro tassello di una trasformazione che in Val di Cornia non assume ancora le dimensioni raggiunte nelle aree centrali della Toscana, ma che procede.

E il punto forse più interessante del Rapporto 2026 è proprio questo: Piombino e la Val di Cornia non sono soltanto territori dove vivono cittadini stranieri. Sono territori nei quali quella presenza sta cambiando, mentre scuola, lavoro e servizi dovranno necessariamente cambiare insieme a loro.

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