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In Val di Cornia più alunni stranieri che nel Grossetano, ma solo tre scuole superano il 30%

Il confronto con la Maremma interna rivela una mappa diversa. Sono poche le scuole dove si supera il limite del 30% di stranieri previsto dal nuovo decreto scuola. Sassetta ha il 57,69% di stranieri  mentre a Populonia sono il 36,36%
Immagine di repertori

PIOMBINO. Il decreto scuola approvato in Consiglio dei ministri prevede un tetto massimo del 30% di presenze di studenti stranieri nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore. Per capire quanto e come questa misura inciderebbe nelle scuole del territorio, MaremmaOggi ha confrontato i dati di due archivi Open Data del ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2024/25.

Dopo aver raccontato la Maremma dei piccoli paesi dove gli alunni stranieri sono in alcuni casi più della metà, abbiamo infatti applicato lo stesso metodo alle scuole statali di Piombino, Campiglia Marittima, San Vincenzo, Suvereto e Sassetta.

E, da una prima lettura, il dato più rilevante è che la Val di Cornia accoglie molti più stranieri in età scolastica rispetto alla provincia di Grosseto, eppure qui la situazione è molto diversa rispetto all’entroterra dell’Amiata o delle Colline Metallifere, dove sono moltissime le classi con più del 30% di bambine e bambini stranieri.

In Val di Cornia, infatti, nonostante gli stranieri siano di più, sono solo tre le classi in cui si supera il limite del 30% di stranieri.

Una quota complessiva più alta ma distribuita in modo diverso

Nei 24 plessi della Val di Cornia sono presenti 4.624 alunni, dei quali 770 con cittadinanza non italiana: il 16,65%. Nelle scuole primarie e secondarie della provincia di Grosseto la quota è del 14,24%, con 3.095 stranieri alunni su 21.734 iscritti.

Nel Grossetano la presenza di tanti piccoli plessi dell’entroterra porta però più spesso le singole percentuali oltre il 30%. In Val di Cornia i plessi sopra la soglia sono invece soltanto tre, e ciascuno racconta una storia differente.

Sassetta come i piccoli borghi della Maremma

La quota più alta si registra alla primaria La voce del bosco di Sassetta: 15 alunni con cittadinanza non italiana su 26, pari al 57,69%. Per dimensioni e percentuale, è il caso della Val di Cornia che più somiglia alle scuole dei piccoli centri grossetani raccontate nella nostra precedente inchiesta. Non è un caso se a Sassetta la presenza di stranieri è così importante da aver organizzato la festa del mirante. è un dato di fatto: il piccolo Comune è da decenni e con orgoglio un paese di stranieri, un borgo dove accenti, storie e nazionalità diverse sono diventati parte della comunità. 

La seconda scuola dove si supera il tetto del 30% è la primaria Norma Parenti di Populonia, ma qui gli alunni sono appena undici: quattro hanno cittadinanza non italiana, il 36,36%. Ma in una scuola così piccola, l’iscrizione di un solo bambino cambia la percentuale di oltre nove punti.

L’Alighieri di Piombino 

La terza scuola ha dimensioni molto maggiori. Nella primaria Alighieri di Piombino, 119 alunni su 292 hanno cittadinanza non italiana: il 40,75%. Qui la percentuale elevata corrisponde a un numero assoluto consistente, che rende l’Alighieri il caso più significativo del territorio.

Altri plessi piombinesi si avvicinano alla soglia senza raggiungerla. La secondaria di secondo grado A. Volta è al 27,54%, con 38 alunni su 138; nella primaria XXV Aprile si arriva al 27,03%, con 40 studenti su 148.

Che cosa raccontano i dati

Nelle primarie della Val di Cornia gli alunni con cittadinanza non italiana sono 326 su 1.692, ovvero il 19,27%. Nelle medie la quota è del 15,97%, nelle superiori del 14,50%. È dunque soprattutto guardando la mappa dei singoli plessi, più che il dato generale, che emerge la differenza con il Grossetano.

In generale nella Val Di Cornia i numeri fotografano una presenza significativa di stranieri ma generalmente al di sotto della soglia del 30 per cento indicata dal Governo. Una situazione ben diversa dall’entroterra dell’Amiata e delle Colline Metallifere dove le tante piccole scuole sono tenute in vita sopratutto grazie alle famiglie straniere. 

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