Assalto ai portavalori a San Vincenzo, condannati gli 11 imputati | MaremmaOggi Skip to content

Assalto da 3 milioni sull’Aurelia, 11 condanne: ecco quanto dovranno scontare

Il gup Francesca Mannini ha pronunciato la sentenza per il commando dell’assalto di San Vincenzo. Assolto Antonio Stochino, pene da 6 a 10 anni. La Procura aveva chiesto complessivamente 147 anni e 8 mesi
11 arrestati assalto portavalori
11 condannati per l’assalto al portavalori sull’Aurelia a San Vincenzo

SAN VINCENZO. Un anno e mezzo dopo quella sera di fuoco sulla Variante Aurelia, arriva la sentenza. Sono stati condannati gli 11 imputati finiti a processo per l’assalto ai portavalori Battistolli messo a segno il 28 marzo 2025 a San Vincenzo.

Un colpo studiato nei dettagli, preparato per mesi e portato a termine da un commando che riuscì a impossessarsi di 3.082.754 euro. Soldi che, fino agli ultimi sviluppi del procedimento raccontati da MaremmaOggi, non erano mai stati recuperati. (Qui l’articolo)

La sentenza pronunciata dalla gup del tribunale di Livorno Francesca Mannini chiude il primo grado del processo celebrato con rito abbreviato. Ed è l’ultimo capitolo di una vicenda cominciata molto prima di quella sera sulla Variante.

La pena più alta è di 10 anni

La condanna più pesante è stata inflitta a Francesco Palmas: 10 anni di reclusione.

Subito sotto ci sono Alberto Mura, condannato a 9 anni, 10 mesi e 20 giorni, e Antonio Moni, per il quale la pena è stata stabilita in 9 anni, 10 mesi e 15 giorni.

Per Salvatore Giovanni Antonio Tilocca la condanna è di 9 anni e 8 mesi, mentre Franco Piras dovrà scontare 9 anni, 5 mesi e 10 giorni.

Il giudice ha inflitto 9 anni e 4 mesi a Renzo Cherchi e 9 anni, 2 mesi e 20 giorni a Francesco Rocca.

Marco Sulis e Giovanni Columbu sono stati entrambi condannati a 8 anni e 4 mesi di reclusione.

Le pene più basse sono quelle inflitte a Salvatore Campus e Nicola Fois: 6 anni ciascuno. Ed è proprio per questi due imputati, difesi dagli avvocati Andrea Nieddu e Antonio Mereu, che si registra una delle differenze più consistenti rispetto alle richieste dell’accusa: la pm aveva sollecitato 14 anni di carcere per ciascuno.

Per Antonio Stochino è stata invece confermata l’assoluzione richiesta dalla stessa Procura.

Tutte le condanne

Imputato Condanna
Francesco Palmas 10 anni
Alberto Mura 9 anni, 10 mesi e 20 giorni
Antonio Moni 9 anni, 10 mesi e 15 giorni
Salvatore Giovanni Antonio Tilocca 9 anni e 8 mesi
Franco Piras 9 anni, 5 mesi e 10 giorni
Renzo Cherchi 9 anni e 4 mesi
Francesco Rocca 9 anni, 2 mesi e 20 giorni
Marco Sulis 8 anni e 4 mesi
Giovanni Columbu 8 anni e 4 mesi
Salvatore Campus 6 anni
Nicola Fois 6 anni
Antonio Stochino assolto

Il commando blocca l’Aurelia e fa saltare il blindato

Sono le 18.15 del 28 marzo 2025 quando entra in azione il gruppo.

I portavalori stanno viaggiando sull’Aurelia tra gli svincoli di San Vincenzo nord e San Vincenzo sud. A bordo ci sono gli equipaggi delle guardie giurate e quasi 4,7 milioni di euro, destinati ad arrivare al deposito di Grosseto e utilizzati anche per il pagamento delle pensioni. (Leggi qui)

La strada viene bloccata. Il commando utilizza mezzi rubati, poi incendiati sulla carreggiata, mentre gli uomini armati costringono le guardie giurate a uscire dai blindati.

Poi l’esplosione. Una carica viene utilizzata per aprire il caveau. Dei 4.683.785 euro trasportati, i rapinatori riescono a portarne via 3.082.754. Da quel momento comincia una fuga costruita con altrettanta attenzione.

Le tracce lasciate durante la fuga

I primi elementi arrivano quasi subito. Vengono recuperate alcune delle auto utilizzate dal commando e prende corpo una pista che porta lontano dalla Toscana.

L’indagine dei carabinieri ricostruisce infatti una serie di spostamenti tra la Sardegna e il continente, insieme ai sopralluoghi che avrebbero preceduto l’assalto.

Ed emerge un particolare che MaremmaOggi aveva ricostruito attraverso le 90 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare: già un mese prima del colpo alcuni degli uomini poi coinvolti nell’inchiesta erano passati dalla Maremma, trascorrendo due notti tra Grosseto e Campagnatico.  

Non sarebbe stato quindi un assalto improvvisato. Secondo la ricostruzione investigativa, dietro quei pochi minuti di terrore sull’Aurelia c’era una preparazione durata mesi.

I cellulari e il GPS dell’auto rubata

A dare una svolta all’inchiesta sono anche gli strumenti che il commando avrebbe scelto proprio per cercare di non lasciare tracce.

Gli investigatori concentrano l’attenzione sui cosiddetti burner phone, vecchi telefoni utilizzati per le comunicazioni e sull’analisi delle celle agganciate durante gli spostamenti. Proprio l’attribuzione di quei dispositivi agli imputati diventerà uno dei punti maggiormente contestati dalle difese durante il processo. La Nuova Sardegna

Un’altra traccia importante arriva dalla Volkswagen Tiguan rapinata durante la fuga. Il segnale GPS del veicolo contribuisce alla ricostruzione degli spostamenti del gruppo. MaremmaOggi

L’indagine porta infine all’operazione “Drago” e agli arresti.

Il processo con rito abbreviato

Nell’aprile 2026 il procedimento entra nel vivo e gli imputati scelgono il rito abbreviato.

Davanti alla giudice arriva così tutta la ricostruzione messa insieme dagli investigatori: viaggi, auto, telefoni, celle telefoniche, sopralluoghi e movimenti precedenti e successivi alla rapina.

La Procura attribuisce agli imputati, a vario titolo, accuse che comprendono rapina pluriaggravata, detenzione e porto di armi da guerra ed esplosivi, furto aggravato e ricettazione. 

Le difese contestano invece la tenuta dell’impianto accusatorio, in particolare per quanto riguarda l’identificazione degli utilizzatori dei telefoni e la ricostruzione degli spostamenti attraverso le celle telefoniche.

Le richieste della Procura e la sentenza

Già a maggio MaremmaOggi aveva raccontato le pesanti richieste formulate dalla Procura.

La requisitoria viene poi completata nel prosieguo del processo, mentre il confronto tra accusa e difese prosegue fino alle ultime udienze. La sentenza viene fissata per venerdì 25 settembre.  Ed è qui che, a distanza di quasi diciotto mesi dall’assalto, arriva il primo verdetto giudiziario sulla banda accusata di aver trasformato per alcuni minuti la Variante Aurelia in uno scenario da film.

Gli 11 imputati vengono condannati.

Per Antonio Moni, indicato dall’accusa come il basista toscano del gruppo, il processo era stato preceduto anche dalla battaglia sulle misure cautelari. A luglio la Cassazione aveva dichiarato inammissibile il ricorso con il quale la difesa chiedeva una misura meno afflittiva.  

Ora, con la sentenza del tribunale di Livorno, si chiude il primo capitolo giudiziario di uno degli assalti più clamorosi avvenuti negli ultimi anni sulle strade della costa toscana.

Resta, sullo sfondo, uno dei grandi interrogativi della vicenda: dove siano finiti gli oltre tre milioni di euro portati via quella sera.

 

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