SAN VINCENZO. L’esito della gara d’appalto quadriennale per la gestione della piscina coperta del Park Albatros ha aperto una complessa crisi amministrativa ed economica per il Comune di San Vincenzo. Alla scadenza dei termini per la presentazione delle offerte, fissata per lo scorso venerdì 18 settembre 2026, non è pervenuta alcuna candidatura sulla piattaforma telematica dell’ente. L’apertura formale delle buste, effettuata lunedì 21 settembre, ha certificato che la gara è ufficialmente andata deserta.
L’affidamento alla San Vincenzo Servizi
L’impianto sportivo, pur collocato all’interno di una struttura ricettiva privata, è concesso in uso pubblico all’amministrazione comunale sulla base di una convenzione stipulata nel 2013. Di fronte al disinteresse del mercato privato e all’esigenza di non interrompere un servizio di primaria importanza per la popolazione, la giunta guidata dal sindaco Paolo Riccucci ha disposto l’affidamento diretto alla propria azienda speciale San Vincenzo Servizi. La riapertura della struttura e il riavvio dei corsi sono stati programmati indicativamente per la metà di ottobre 2026, con l’obiettivo operativo fissato al 19 ottobre.
Il caso pone un interrogativo centrale sul piano politico ed economico: per quale ragione nessun operatore privato ha ritenuto sostenibile partecipare alla gara? L’esame delle clausole contrattuali, dei costi operativi, dello stato dell’infrastruttura e del modello finanziario evidenzia una netta sproporzione tra le condizioni richieste dal bando e l’effettiva redditività dell’impianto, mettendo in luce un singolare intreccio tra fondi pubblici e gestione privata.
L’origine del vincolo: la convenzione del 2013 e la durata residua
La cornice giuridica e patrimoniale che disciplina la fruizione della piscina affonda le sue radici nella convenzione urbanistica stipulata il 24 maggio 2013 a rogito notarile tra il Comune di San Vincenzo e la proprietà della struttura, identificata nella società Elite Livorno Gestioni S.r.l. ed esercente il villaggio turistico hu Park Albatros Village.
Tale atto ha stabilito la concessione in uso pubblico dell’impianto privato per un periodo massimo di quaranta anni, con un’estensione temporale che fissa la scadenza teorica del vincolo al 2053. Di conseguenza, al 2026, la durata residua della concessione in uso pubblico risulta pari a circa 27 anni.
A fronte di questo vincolo pubblicistico a lungo termine, la gestione operativa dell’infrastruttura ha evidenziato crescenti criticità strutturali. Durante l’ultimo anno di esercizio, l’attività della piscina è stata contrassegnata da continui guasti alle tubature dell’acqua, perdite idriche e malfunzionamenti degli impianti tecnologici, che ne hanno limitato in modo consistente la continuità d’uso.
Tali problematiche hanno spinto l’amministrazione comunale a riaprire le trattative con la proprietà prima di redigere la gara d’appalto, con l’intento di ridefinire le condizioni dell’accordo e tutelare l’interesse pubblico.
Il precedente di aprile: guasti alla caldaia, scontro in consiglio e chiusura anticipata
Le criticità sfociate nel bando deserto di settembre rappresentano l’apice di una crisi emersa già nella primavera precedente. Nell’aprile del 2026, l’impianto coperto del Park Albatros subì un blocco operativo di diversi giorni causato da gravi guasti tecnici dovuti all’obsolescenza delle strutture, tra cui la rottura di una delle pompe della caldaia essenziali per garantire il riscaldamento dell’acqua. Tale episodio compromise l’erogazione del servizio nei mesi conclusivi della stagione, attiva tradizionalmente da ottobre ad aprile, sollevando forti proteste da parte degli utenti e delle famiglie.
Il tentativo istituzionale di mettere in sicurezza il servizio si è trasformato in una profonda tensione politica all’interno del Consiglio comunale di San Vincenzo. Da un lato, la maggioranza ha sostenuto, attraverso una mozione presentata dal consigliere Pietro Petri, la necessità di intervenire in supporto del gestore per far fronte al deterioramento naturale dell’immobile, ricordando che il Comune erogava già un contributo pubblico di 45mila euro comprensivi di IVA per garantire tariffe agevolate ai residenti e l’accesso gratuito per i progetti delle scuole elementari. Dall’altro lato, il consigliere di opposizione Alessio Landi ha contestato fermamente tale linea richiamando le clausole contrattuali in vigore, le quali pongono la manutenzione straordinaria e l’efficienza dell’impianto a totale carico della società gestrice.
Landi si è opposto in particolare all’impegno di tutelare il privato dalle carenze strutturali dell’immobile e ha proposto, come alternativa in caso di inutilizzabilità del plesso, l’erogazione di voucher comunali per consentire ai cittadini di accedere alle piscine coperte dei vicini centri di Cecina o Piombino. La seduta straordinaria è infine terminata in un clima di forte scontro quando tre esponenti della minoranza hanno abbandonato l’aula prima del dibattito, una scelta definita dall’ex assessore Massimiliano Roventini come un’occasione persa e un danno diretto inflitto ai cittadini e agli sportivi del territorio.
A complicare il quadro territoriale è intervenuto anche l’annuncio del vicino Comune di Piombino relativo all’avvio di un investimento da 3,6 milioni di euro per il rifacimento della piscina comunale Balestri, infrastruttura destinata ad attrarre gran parte del bacino d’utenza della Val di Cornia qualora San Vincenzo non fosse riuscita a stabilizzare l’impianto del Park Albatros.
L’anatomia del bando deserto: le ragioni del rifiuto del mercato
L’assenza di offerte da parte di gestori specializzati nel settore natatorio deriva da una formulazione economico-finanziaria giudicata insostenibile dagli operatori del settore. Le analisi sollevate in sede consiliare, in particolare dall’esponente dell’opposizione Alessio Landi, mostrano come la struttura del bando trasferisse l’intero rischio d’impresa sul soggetto privato, chiedendo al contempo un corrispettivo fisso elevato.
L’analisi delle ragioni che hanno condotto al deserto della gara d’appalto rivela uno squilibrio strutturale tra gli obblighi finanziari imposti al potenziale gestore e i margini di ricavo realistici. Il capitolato d’appalto richiedeva al concessionario il versamento di un canone minimo annuo di 57mila euro nelle casse comunali.
A questo costo fisso si sommavano la totale copertura delle spese di manutenzione ordinaria degli impianti tecnologici e delle vasche, i costi energetici legati al riscaldamento dell’acqua e dei locali coperti, le spese per i prodotti chimici di sanificazione, le garanzie di sicurezza e le retribuzioni del personale, tra cui istruttori, assistenti bagnanti e addetti alla pulizia.
Con tariffe d’ingresso e quote per i corsi soggette a vincoli e calmieri pubblici, il volume d’affari stimato è stato giudicato dagli operatori del settore del tutto insufficiente a garantire la sostenibilità economica della gestione, determinando un margine d’impresa negativo.
Accanto alle ragioni economico-finanziarie, la procedura di gara è stata segnata da criticità di natura normativa ed amministrativa, evidenziate in sede politica dall’esponente dell’opposizione Alessio Landi. In primo luogo, la durata quadriennale di 48 mesi stabilita per l’affidamento si poneva in diretto contrasto con il limite massimo di 36 mesi fissato dal Regolamento comunale sugli impianti sportivi approvato nel 2012.
Inoltre, il bando ha subito modifiche in corso d’opera: a seguito di un chiarimento richiesto ad agosto, la determina del 19 agosto ha ridotto da cinque a tre anni il requisito di esperienza pregressa richiesto alle imprese concorrenti, poiché la richiesta iniziale risultava priva di adeguate motivazioni tecniche e vulnerabile sotto il profilo della legittimità.
Infine, la stesura della gara non prevedeva una riserva espressa di corsie e spazi d’acqua per le associazioni e società sportive dilettantistiche del territorio, violando le prescrizioni dell’articolo 10 del medesimo regolamento comunale.
Il passaggio alla gestione in-house: spese a carico della collettività
Preso atto del fallimento della procedura d’asta, l’amministrazione comunale ha deliberato l’affidamento diretto della struttura alla propria azienda speciale in-house San Vincenzo Servizi. Tale scelta evita l’assenza prolungata del servizio, ma altera l’equilibrio economico originario dell’operazione, trasformando un’ipotizzata entrata finanziaria in un costo diretto per il bilancio.
Un confronto dettagliato tra i due modelli evidenzia il radicale mutamento contabile determinato dal passaggio dal bando deserto alla gestione diretta in-house.
Mentre la procedura aperta per il privato prevedeva un’entrata minima garantita di 57mila euro all’anno per le casse comunali, il modello affidato alla San Vincenzo Servizi trasforma tale voce in una spesa diretta di 73.200 euro annui da versare alla proprietà dell’impianto, cifra che rappresenta un raddoppio netto rispetto al costo storico di 36.600 euro IVA inclusa sostenuto dall’ente fino al 2020.
Inoltre, nel modello a evidenza pubblica andato deserto, l’intero rischio d’impresa, compresi gli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria, la gestione delle utenze e le bollette per i consumi energetici, ricadeva interamente sul concessionario privato.
Al contrario, l’affidamento in-house trasferisce tutti i costi manutentivi, le utenze e il rischio operativo sulla finanza pubblica e sulla società comunale. Infine, a fronte di una durata contrattuale di 48 mesi prevista inizialmente dal bando, la gestione pubblica si trova ora in una fase di formale definizione contrattuale e consiliare.
La San Vincenzo Servizi, soggetto che gestisce già per conto del Comune la spiaggia attrezzata per cani BauBeach, il servizio di salvamento sulle spiagge libere di Rimigliano, la farmacia comunale, la sala della Cittadella e i servizi accessori della biblioteca, si trova così ad ampliare il proprio perimetro operativo. La struttura amministrativa guidata dalla direttrice Claudia Materassi e dal presidente del CdA Riccardo Giommetti è al lavoro per completare i passaggi burocratici, le variazioni di bilancio, i contratti di servizio e le procedure di assunzione del personale idoneo, con l’obiettivo dichiarato di consentire l’avvio delle attività natatorie entro la seconda metà di ottobre.
Un presidio fondamentale per la comunità
Nel commentare l’avvio dell’iter per la presa in carico dell’impianto, il presidente del Cda della San Vincenzo Servizi, Riccardo Giommetti, ha sottolineato la rilevanza dell’operazione e il valore sociale che la struttura riveste per il territorio:
«Il percorso che stiamo strutturando in sinergia con l’Amministrazione comunale rappresenta una sfida complessa ma di grande valore per il nostro territorio – ha evidenziato Giommetti – Sono certo che l’azienda speciale, grazie alla guida della direttrice Claudia Materassi, possieda la competenza e la solidità necessarie per riattivare questo servizio essenziale per la comunità nel più breve tempo possibile. La piscina del Park Albatros non è soltanto un impianto sportivo, ma un fondamentale presidio di socialità e aggregazione per i nostri cittadini. Per questo il nostro impegno è totale per garantire la continuità di un servizio che negli anni si è dimostrato un punto di riferimento fondamentale per lo sport, la salute e il benessere della nostra comunità».
Il lavoro sul fronte organizzativo e i ringraziamenti
In attesa che vengano formalizzati i passaggi burocratici previsti, la macchina organizzativa si è già messa in moto per definire ogni dettaglio operativo. Il presidente ha quindi voluto richiamare l’attenzione sullo sforzo in corso e sul contributo del personale:
«In attesa di completare i passaggi amministrativi e istituzionali necessari, stiamo lavorando senza sosta, sia sul fronte organizzativo che operativo, per essere pronti alla riapertura nel più breve tempo possibile – ha aggiunto il presidente Giommetti – A questo proposito, desidero ringraziare fin da ora tutto lo staff dell’azienda e tutte le persone che si sono rese disponibili ad accogliere questa sfida con responsabilità, competenza e passione».
Il valore sociale dell’impianto natatorio e il bacino d’utenza
Nonostante il quadro contabile complesso, l’infrastruttura del Park Albatros costituisce l’unico impianto coperto del comune di San Vincenzo, assumendo la funzione di presidio per lo sport, la salute e la socialità.
La riapertura dell’impianto riguarda direttamente una vasta e variegata platea di utenti.
In primo luogo vi sono le scuole del territorio, i cui studenti usufruiscono tradizionalmente della struttura in forma gratuita nell’ambito dei programmi scolastici di avviamento al nuoto e attività motoria. In secondo luogo, la piscina garantisce percorsi dedicati alle persone con disabilità e ai soggetti con fragilità fisiche, offrendo spazi attrezzati per la terapia e la riabilitazione in acqua.
La struttura eroga inoltre i corsi di Attività Fisica Adattata (AFA), rivolti in prevalenza alla popolazione anziana per la prevenzione e il mantenimento delle capacità motorie. A questo quadro si aggiunge la corsistica amatoriale per adulti e bambini, integrata dagli accessi per il nuoto libero.
Per favorire il reinserimento degli utenti dopo il periodo di sospensione e testare l’efficienza degli impianti a seguito delle riparazioni, l’amministrazione e la società in-house hanno organizzato due giornate di prove gratuite, la seconda si terrà il 28 settembre, antecedenti alla riapertura formale delle iscrizioni.
E ora quali prospettive?
La vicenda della piscina del Park Albatros evidenzia i limiti e i rischi legati ai modelli di partenariato pubblico-privato quando le condizioni d’asta non rispecchiano la reale sostenibilità economica dell’impianto. La pretesa di combinare un canone concessorio elevato con l’assunzione totale dei costi di manutenzione e dei rincari energetici ha deserto il mercato, obbligando l’amministrazione locale a un intervento diretto per tutelare una funzione sociale non interrompibile.
L’affidamento alla San Vincenzo Servizi mette al riparo l’utenza scolastica, le persone con disabilità e i cittadini che usufruiscono dei servizi sanitari e ricreativi della piscina.
Ciononostante, il nuovo assetto economico trasferisce per intero sul bilancio comunale l’onere del canone raddoppiato a 73.200 euro all’anno e il rischio operativo legato alle utenze energetiche e alla manutenzione di un impianto soggetto a frequenti guasti.
La tenuta di questa soluzione dipenderà dalla capacità della società pubblica di strutturare una gestione efficiente nei costi e di programmare interventi manutentivi risolutivi, in vista del lungo periodo d’uso pubblico garantito dalla convenzione fino al 2053.