SAN VINCENZO. Nessuna offerta per la gestione quadriennale della piscina del Park Albatros: si sono chiusi con un nulla di fatto i termini del bando per la struttura concessa in uso pubblico al Comune di San Vincenzo attraverso la convenzione del 2013.
L’apertura delle buste, avvenuta lunedì 21 settembre a seguito della scadenza fissata per venerdì 18, ha confermato l’esito negativo della procedura a causa dell’assenza di candidature sulla piattaforma telematica dedicata.
Tra guasti e costi di gestione
Dopo un anno caratterizzato da guasti che hanno limitato la fruizione dell’impianto, nei mesi scorsi, per garantire una maggior tutela e continuità della gestione, l’amministrazione ha ridefinito i termini dell’accordo con Park Albatros. Questo percorso di dialogo aveva condotto alla stesura del bando, concepito in modo trasparente sia per intercettare soggetti locali interessati, sia per garantire un risparmio alle casse comunali.
Riccucci: «Garantita la ripresa delle attività grazie alla San Vincenzo Servizi»
Preso atto della situazione e con l’obiettivo di riavviare le attività nel minor tempo possibile, l’amministrazione comunale di San Vincenzo ha quindi scelto di gestire direttamente l’impianto attraverso la propria azienda speciale, la San Vincenzo Servizi.
«Nonostante l’esito del bando – spiega il sindaco Paolo Riccucci – il Comune garantirà la ripresa delle attività alla piscina del Park Albatros, un presidio fondamentale per la nostra comunità che coinvolge adulti, bambini, anziani, persone con disabilità e che mantiene un rapporto privilegiato con le scuole. La San Vincenzo Servizi si è messa subito al lavoro per assicurare la riapertura nel più breve tempo possibile e il riavvio di tutti i corsi previsti».
«Questo dimostra – conclude il sindaco – come, grazie alla visione e alla concretezza di questa amministrazione, anche situazioni complesse possano essere risolte in maniera efficace, offrendo non solo un servizio, ma un reale valore aggiunto per tutto il territorio».
Indicativamente, una volta espletati tutti i passaggi necessari, la ripresa delle attività dell’impianto può avvenire intorno alla metà del mese di ottobre.
L’attacco di Alessio Landi: «Un’operazione temeraria»
Di ben altro avviso l’opposizione. Con una nota circostanziata, Alessio Landi definisce l’accaduto «l’analisi di un’operazione temeraria», sostenendo che il fallimento della gara fosse ampiamente prevedibile e già evidenziato in aula.
Landi richiama le dichiarazioni lette negli atti del Consiglio comunale dello scorso 25 agosto, quando il sindaco rassicurava sulla gara affermando di non avere la sensazione che andasse a vuoto e sostenendo che, in caso contrario, il Comune non avrebbe dovuto sostenere costi extra.
«E invece la gara è andata a vuoto – attacca Landi in una nota sui propri canali social –. Oggi l’Amministrazione sceglie la strada di affidare il servizio all’Azienda Speciale. In questo modo il Comune continuerà a pagare ben 73.200 euro all’anno alla proprietà, senza incassare alcun canone e dovendosi far carico di tutti i costi di gestione dell’Azienda Speciale, oltre ai tempi burocratici per modifiche di bilancio, contratti di servizio e selezioni del personale. Un “affarone”, considerando che fino al 2020 per lo stesso servizio il Comune erogava alla proprietà 36.600 euro IVA inclusa».
Le critiche al bando e al rispetto dei regolamenti
Nel mirino dell’opposizione finisce direttamente la conduzione tecnica e contabile della gara d’appalto. Secondo Alessio Landi, il mercato ha rifiutato un impianto economico ritenuto insostenibile, che prevedeva a carico del gestore un canone minimo di 57.000 euro all’anno da versare al Comune, oltre a tutte le spese per la manutenzione ordinaria, la pulizia, la sicurezza e il personale.
A questo si aggiungono i continui cambi di rotta sui requisiti di partecipazione: la soglia di esperienza richiesta agli operatori è stata infatti ridotta in corsa da cinque a tre anni dopo il quesito inviato da un operatore il 12 agosto.
A riprova di queste criticità, Landi cita la relazione del responsabile del procedimento allegata alla determina del 19 agosto, nella quale si ammetteva chiaramente che la richiesta iniziale dei cinque anni non era supportata da alcuna motivazione ed era un vero e proprio elemento di vulnerabilità degli atti di gara. La successiva riduzione a tre anni, rileva l’esponente d’opposizione, è stata poi motivata sulla base di un’analisi di mercato priva di qualsiasi dato concreto.
L’opposizione contesta inoltre la palese violazione del Regolamento comunale sugli impianti sportivi approvato nel 2012. Il bando prevedeva infatti una durata dell’affido di 48 mesi rispetto ai 36 mesi massimi stabiliti dal regolamento, senza contare la totale assenza di una riserva di “spazi acqua” o corsie dedicate alle associazioni e società sportive locali, in netto contrasto con l’articolo 10 del regolamento stesso e con quanto applicato nel 2022 per gli altri impianti del territorio.
«Non abbiamo mai chiesto che la piscina chiuda – conclude Landi – ma pretendevamo il rispetto delle regole e della trasparenza. Chiediamo che il Consiglio Comunale venga formalmente informato su tutti i passaggi prima di assumere decisioni definitive».
Mentre la polemica politica infuoca sui social, resta ora da capire se la San Vincenzo Servizi riuscirà a completare l’iter burocratico e tecnico per garantire ai cittadini il rientro in vasca a metà ottobre.