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Addio a Vittorio De Logu, il talento di San Vincenzo che arrivò alla Sampdoria

Ex calciatore e storico lavoratore della Magona, aveva militato nelle giovanili blucerchiate e giocato anche in Serie C. Non aveva mai abbandonato la passione per il pallone e per lo sport sanvincenzino
Vittorio Delogu

SAN VINCENZO. San Vincenzo perde uno dei volti che hanno attraversato una parte importante della sua storia sportiva e operaia. È morto Vittorio De Logu, ex calciatore, uomo profondamente legato alla sua città e protagonista di quella generazione che dal piccolo vivaio amaranto riuscì ad affacciarsi al grande calcio.

Un nome che per gli appassionati sanvincenzini, soprattutto quelli di qualche generazione fa, significa immediatamente pallone. Perché De Logu era stato uno dei talenti più interessanti prodotti dalla scuola calcistica di San Vincenzo, tanto da riuscire a compiere quel salto che moltissimi ragazzi sognavano e pochissimi riuscivano a fare.

Dalle giovanili della Sampdoria alla Serie C

La sua storia calcistica è ricordata anche nelle ricostruzioni dedicate alla grande tradizione del calcio sanvincenzino.

Vittorio De Logu arrivò infatti a vestire la maglia della Sampdoria nelle formazioni giovanili e giocò successivamente anche in Serie C.

Era uno dei nomi di una scuola calcistica che, nel corso degli anni, ha saputo produrre giocatori di grande qualità. Una tradizione nella quale vengono ricordati Enrico Favilli, Remo Lancioni, Cipriani e, qualche anno più tardi, Walter Mazzarri.

In quell’elenco c’è anche Vittorio De Logu. Il calcio, del resto, non era mai realmente uscito dalla sua vita.

Quell’amicizia con Sergio Costi

Una testimonianza particolarmente bella del suo rapporto con il mondo dello sport risale al 2014, quando morì Sergio Costi, ex portiere che aveva giocato anche nel Milan e che a San Vincenzo era diventato allenatore e preparatore dei portieri.

De Logu lo ricordò allora come un amico e un punto di riferimento, raccontando anche come Costi, quando lo allenava, gli ripetesse che avrebbe potuto ottenere ancora di più dal calcio.

Un rapporto fatto di spogliatoi, allenamenti, partite ma soprattutto di valori condivisi: sacrificio, passione, serietà e amicizia.

Parole che oggi, a distanza di anni, raccontano qualcosa anche dello stesso De Logu e di una generazione per la quale lo sport era molto più del risultato della domenica.

L’amore per il calcio fino agli ultimi anni

Quel filo con il pallone Vittorio De Logu non lo aveva mai spezzato.

Nel maggio 2023 era stato proprio lui, insieme a Moreno Buccianti, a organizzare a San Vincenzo il primo Trofeo dello Sport delle ex glorie del calcio, dedicato a Paolo Passoni.

Al palazzetto Lauro Giovani erano arrivate cinque squadre: la Nazionale sacerdoti, Suvereto, San Vincenzo, Follonica e Piombino.

Era stata una giornata costruita attorno alla memoria, all’amicizia e a quel calcio che aveva accompagnato una parte enorme della vita di De Logu. Un modo per ritrovare vecchi compagni e avversari e, soprattutto, per non disperdere la storia sportiva di questo territorio.

Una vita anche alla Magona

Ma la storia di Vittorio De Logu non è soltanto quella del calciatore.

C’è anche un altro pezzo importante della storia della Val di Cornia dentro la sua vita: la fabbrica.

De Logu aveva lavorato per decenni alla Magona di Piombino. Nel novembre 2006 il suo nome figurava infatti tra quelli dei lavoratori premiati da Arcelor Piombino per aver raggiunto trent’anni di servizio nell’azienda.

Era entrato in fabbrica nel 1976, in uno degli anni delle grandi assunzioni alla Magona.

Durante la cerimonia per i trent’anni di lavoro, ai dipendenti vennero consegnate una pergamena e una spilla d’oro sulla quale erano riprodotte le tre api, storico simbolo della Magona d’Italia.

Sport e fabbrica. Il campo da calcio e Piombino. Ma soprattutto San Vincenzo.

Sono i pezzi di una vita profondamente intrecciata alla storia di questo territorio.

San Vincenzo saluta uno dei suoi uomini di sport

La morte di Vittorio De Logu porta via così non soltanto un ex calciatore.

Porta via uno dei ragazzi di San Vincenzo che riuscirono ad arrivare fino alle porte del grande calcio, passando dalle giovanili della Sampdoria e dai campi della Serie C, e che anche dopo aver appeso le scarpe al chiodo continuarono a considerare lo sport un patrimonio da custodire.

Una passione rimasta intatta negli anni, fino all’organizzazione degli incontri tra le vecchie glorie.

Perché alcune maglie si smette di indossarle.

Ma calciatori, dentro, si rimane per tutta la vita.

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