PIOMBINO. C’è un luogo che ritorna nella storia dei casi di Dengue diagnosticati in Toscana nelle ultime settimane. È una zona di campagna alle porte di Piombino, non lontana da Populonia e dal golfo di Baratti: le Fabbricciane.
È qui che, nel corso del mese di agosto, hanno soggiornato le persone risultate successivamente positive al virus. Ed è ancora alle Fabbricciane che sarebbe collegato un nuovo caso emerso nelle ultime ore, quello di una donna di Piombino.
Il quadro che si sta delineando ha quindi un elemento epidemiologico preciso: gli undici pazienti finora interessati hanno tutti frequentato la stessa zona. Tre risiedono a Piombino, mentre gli altri otto vivono in altre parti della Toscana ma erano passati dalle Fabbricciane nelle settimane precedenti alla comparsa dei sintomi.
Dal primo caso importato al focolaio autoctono
La situazione è diversa rispetto al primo caso di Dengue registrato a Piombino, che riguardava una persona rientrata da un viaggio all’estero. In quel caso l’infezione era stata contratta fuori dall’Italia.
Per i casi successivi, invece, gli elementi raccolti indicano una trasmissione avvenuta sul territorio, tanto che si parla di casi autoctoni.
La ricostruzione più plausibile parte proprio dal meccanismo con cui si diffonde la Dengue. Una persona infettata durante un viaggio in un’area dove il virus circola può rientrare in Italia e, anche con sintomi molto lievi o difficili da riconoscere, essere punta da una zanzara tigre. L’insetto può acquisire il virus e, dopo un periodo necessario perché diventi capace di trasmetterlo, infettare altre persone attraverso successive punture.
Non serve, quindi, alcun contatto diretto tra un malato e un’altra persona.
Il primo campanello d’allarme alla fine di agosto
La macchina sanitaria è entrata in azione alla fine di agosto, quando un uomo di Piombino è stato ricoverato e gli accertamenti hanno portato alla diagnosi di Dengue. Quasi contemporaneamente è emerso un altro caso sospetto, poi confermato, relativo a una persona residente a Prato che aveva soggiornato nella stessa zona.
Il punto in comune erano proprio le Fabbricciane.
Da quel momento l’allerta è stata estesa ai servizi sanitari toscani. Questo ha consentito di riconoscere più rapidamente altri pazienti che presentavano febbre e sintomi compatibili e di ricostruire il collegamento con Piombino.
Un passaggio fondamentale, perché senza viaggi recenti all’estero la Dengue può essere inizialmente difficile da distinguere da altre infezioni virali.
Fabbricciane sotto controllo, effettuata la disinfestazione
L’attenzione della prevenzione sanitaria si è quindi concentrata sulle Fabbricciane. Nell’area sono state effettuate operazioni di disinfestazione e sono scattati controlli e misure destinate a interrompere la catena di trasmissione.
Il fattore tempo è particolarmente importante. Quando una zanzara punge una persona infetta non diventa immediatamente capace di contagiarne un’altra: servono generalmente alcuni giorni. Intervenire sugli insetti prima che questo processo si completi permette quindi di ridurre fortemente il rischio che il focolaio continui ad alimentarsi.
Per questo eventuali ulteriori diagnosi nei prossimi giorni non significherebbero necessariamente che la trasmissione sia ancora in corso. Potrebbero riguardare persone contagiate prima degli interventi e che hanno sviluppato i sintomi soltanto successivamente.
Chi ha soggiornato alle Fabbricciane nelle ultime settimane e dovesse accusare febbre o una sintomatologia simil-influenzale dovrebbe comunque segnalarlo al proprio medico, indicando anche la permanenza nella zona.
Come si trasmette la Dengue
Un elemento è fondamentale per comprendere quello che sta succedendo a Piombino: la Dengue non passa direttamente da una persona all’altra.
Il vettore è la zanzara. Una persona infetta può avere il virus nel sangue già poco prima della comparsa dei sintomi e per alcuni giorni successivi. Una zanzara tigre che la punge può infettarsi e, dopo il periodo necessario allo sviluppo del virus nell’insetto, trasmetterlo attraverso una nuova puntura.
È proprio questo meccanismo a rendere essenziale la lotta alla proliferazione delle zanzare, soprattutto nei mesi caldi.
La comparsa di piccoli focolai autoctoni non è del resto un fenomeno inedito in Italia. Episodi analoghi sono stati registrati negli ultimi anni in diverse zone del Paese, favoriti dalla presenza ormai diffusa della zanzara tigre e dalle temperature che ne prolungano l’attività.
La battaglia contro i ristagni d’acqua
Accanto agli interventi di disinfestazione, diventa quindi importante quello che ciascuno può fare nelle proprie abitazioni e nei terreni.
L’attenzione è rivolta soprattutto ai ristagni d’acqua, anche molto piccoli, nei quali le zanzare possono riprodursi. Sottovasi, secchi, recipienti lasciati all’aperto, ciotole degli animali, cisterne non chiuse, tombini, grondaie, vasche e piscine possono trasformarsi in punti favorevoli allo sviluppo delle larve.
Una precauzione che assume un’importanza particolare alle Fabbricciane, dove ai proprietari dei terreni viene chiesto di eliminare l’acqua stagnante e mantenere puliti e curati gli spazi esterni.
Per ridurre il rischio di punture sono utili inoltre repellenti, zanzariere e indumenti che coprano maggiormente la pelle, soprattutto nelle zone dove la presenza degli insetti è più consistente.
Febbre e dolori, nella maggior parte dei casi passa in pochi giorni
La Dengue può provocare febbre, mal di testa, dolori muscolari e articolari, nausea e altri sintomi simili a quelli di una forte sindrome influenzale. Esistono anche infezioni con manifestazioni molto lievi o addirittura senza sintomi evidenti.
Nella grande maggioranza dei casi, soprattutto quando si tratta della prima infezione, la malattia si risolve spontaneamente nell’arco di alcuni giorni o circa una settimana. Le forme più serie sono molto meno frequenti.
Conoscere la diagnosi resta comunque importante, anche perché una successiva infezione provocata da un diverso sierotipo del virus può comportare un rischio maggiore di sviluppare forme severe.
A Piombino, dunque, non c’è spazio per l’allarmismo, ma resta alta l’attenzione. Il focolaio è stato individuato, la zona delle Fabbricciane è stata sottoposta agli interventi necessari e il sistema sanitario sta seguendo l’evoluzione dei casi.
Ora il punto centrale è soprattutto uno: interrompere definitivamente il passaggio del virus dalle persone alle zanzare e dalle zanzare alle persone, evitando che il focolaio possa trovare nuovo terreno per diffondersi.