Morto Fabio Mussi, l'ex ministro era nato a Piombino | MaremmaOggi Skip to content

Addio a Fabio Mussi, da Piombino al Governo: è morto l’ex ministro

Aveva 78 anni. Figlio di una famiglia operaia, dal Pci arrivò ai vertici della sinistra italiana, alla vicepresidenza della Camera e al ministero dell’Università e della Ricerca
Una veduta di Piombino e Fabio Mussi
Una veduta di Piombino e Fabio Mussi

PIOMBINO. È morto Fabio Mussi, ex ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi e uno dei protagonisti della sinistra italiana tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila. Aveva 78 anni ed era nato a Piombino il 22 gennaio 1948, in una famiglia operaia profondamente legata alla città industriale.

Mussi si è spento nella notte all’ospedale Sant’Eugenio di Roma. La notizia della morte è stata comunicata nella mattina di giovedì 3 settembre.

Con lui scompare una figura che ha attraversato oltre mezzo secolo di storia della sinistra: dal Partito comunista italiano al Pds e ai Democratici di sinistra, fino alla rottura maturata davanti alla nascita del Partito democratico e alla successiva esperienza di Sinistra Democratica, Sel e Sinistra Italiana.

Da Piombino ai vertici della politica italiana

Il rapporto di Fabio Mussi con Piombino non era soltanto anagrafico. Era nato in una famiglia di operai ed era cresciuto a poche centinaia di metri dallo stabilimento siderurgico, in quella città operaia che nel secondo dopoguerra rappresentava una delle roccaforti del Pci in Toscana.

Una provenienza che avrebbe segnato profondamente anche la sua formazione politica.

Giovanissimo si iscrisse al Partito comunista italiano. Dopo gli studi superiori lasciò Piombino per Pisa: nel 1967 superò il concorso di ammissione alla Scuola Normale Superiore, dove conobbe anche Massimo D’Alema, e successivamente si laureò in Filosofia all’Università di Pisa.

La sua ascesa nel Pci fu rapidissima. Nel 1979 entrò nel Comitato centrale del partito, diventando uno dei più giovani dirigenti nazionali comunisti.

Negli anni successivi ricoprì numerosi incarichi politici e giornalistici: fu vicedirettore di Rinascita, segretario regionale del Pci in Calabria, componente della direzione nazionale e quindi condirettore de l’Unità.

Deputato per cinque legislature

Dopo la fine del Pci, Mussi partecipò alla stagione del Partito democratico della sinistra e successivamente dei Democratici di sinistra, diventando uno dei dirigenti più conosciuti dell’area di sinistra del partito.

Nel 1992 venne eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Sarebbe rimasto in Parlamento fino al 2008, attraversando cinque legislature.

Nel 1996 assunse la guida del gruppo parlamentare del Pds-L’Ulivo alla Camera e, nel 2001, venne eletto vicepresidente della Camera dei deputati.

Il passaggio più importante della sua carriera istituzionale arrivò nel 2006. Il 17 maggio 2006 Fabio Mussi venne nominato ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo guidato da Romano Prodi, incarico mantenuto fino alla conclusione dell’esperienza di governo nel 2008.

Il no alla nascita del Partito democratico

Una delle scelte politiche che maggiormente hanno caratterizzato la sua storia arrivò nel 2007.

Mussi si oppose alla decisione dei Democratici di sinistra di confluire insieme alla Margherita nel nuovo Partito democratico.

Al congresso dei Ds di Firenze si presentò con la mozione “A sinistra. Per il socialismo europeo”, contrapponendosi alla linea sostenuta dalla maggioranza guidata da Piero Fassino.

Alla fine scelse di non entrare nel Pd.

Nel maggio 2007 contribuì così alla nascita di Sinistra Democratica, insieme, tra gli altri, a Cesare Salvi. L’esperienza sarebbe poi confluita nel progetto di Sinistra Ecologia Libertà, del quale Mussi ricoprì anche importanti incarichi nazionali. Successivamente aderì a Sinistra Italiana, continuando a essere un punto di riferimento politico e culturale per quell’area della sinistra.

Le radici nella Piombino operaia

Nonostante una carriera politica sviluppatasi soprattutto tra Pisa e Roma e ai massimi livelli delle istituzioni nazionali, nella biografia di Mussi Piombino è rimasta un’origine fondamentale.

Una città che lui stesso aveva raccontato ricordando di essere nato praticamente all’ombra dell’altoforno e di provenire da una famiglia composta da metalmeccanici, portuali e braccianti, nella quale lo studio era considerato uno strumento di emancipazione sociale.

Da quella Piombino industriale del dopoguerra era iniziato il percorso che lo avrebbe portato prima ai vertici del più grande partito comunista dell’Occidente, poi in Parlamento e infine al governo del Paese.

Fratoianni: «Ho ancora nelle orecchie la sua voce e la sua ironia tagliente»

Tra i primi a ricordare Fabio Mussi c’è Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana e parlamentare di Avs, che gli ha dedicato un lungo e commosso messaggio sui social.

«Ho ancora nelle orecchie la sua voce squillante, la sua ironia tagliente e la passione travolgente», scrive Fratoianni, ricordando le telefonate di Mussi, nelle quali ancora prima dei saluti arrivavano le sue analisi sui problemi del Paese e sulla politica, «anzi, sulla Politica con la P maiuscola».

Fratoianni descrive Mussi come «un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curioso e inquieto di quella inquietudine di cui abbiamo un disperato bisogno», ricordandone anche il rigore con il quale nel 2007 decise di non seguire i Ds nella nascita del Partito democratico, pronunciando il celebre «Io mi fermo qui».

Il leader di Sinistra Italiana ripercorre anche il rapporto personale costruito negli anni di Sel e poi nella nascita di Sinistra Italiana. Fu proprio a Mussi che vennero affidate le tesi e la relazione introduttiva del congresso fondativo del partito nel 2017.

«A te devo e dobbiamo moltissimo. Mi mancherai. Mi mancheranno le tue telefonate, mi mancherà la tua voce», conclude Fratoianni, stringendosi alla famiglia: «Un grande abbraccio alla moglie Luana e alle figlie Valentina e Gaia. Ciao Fabio, e grazie».

Il sindaco Ferrari: «Piombino perde una personalità che ha scritto la sua storia»

Anche il sindaco di Piombino Francesco Ferrari ricorda Fabio Mussi, sottolineando il legame mai interrotto tra l’ex ministro e la città nella quale era nato e cresciuto.

«La scomparsa di Fabio Mussi è una notizia dolorosa che tocca anche, e profondamente, Piombino», dice Ferrari. Il sindaco ricorda le origini dell’ex ministro, nato nel 1948 in una famiglia operaia, e il percorso che dalla città dell’acciaio lo portò fino ai vertici delle istituzioni della Repubblica.

Un riconoscimento che Ferrari rivendica al di là delle diverse appartenenze politiche. «Il valore delle persone che dedicano la vita alle istituzioni, al servizio della propria comunità e del proprio Paese non può essere misurato attraverso le appartenenze politiche: Fabio ha rappresentato Piombino ai più alti livelli delle istituzioni della Repubblica».

L’ultimo saluto al cimitero di Piombino

Sarà possibile dare un ultimo saluto a Fabio Mussi sabato 5 settembre al mattino a Roma presso la camera mortuaria dell’ospedale Sant’Eugenio in via Rhodesia 25, dalle ore 9.30 alle 12.
Poi nel pomeriggio di sabato a Piombino, alla sala del commiato della Pubblica Assistenza presso il cimitero di Piombino, dalle 16 circa.

Nelle prossime settimane, infine, sarà promosso dalla famiglia un momento pubblico di ricordo e di testimonianze del contributo dato da Mussi alla sinistra del nostro Paese

 

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