Agrivoltaico ad Alturetta: 56 ettari di pannelli nel cuore della campagna. La dura presa di posizione di cittadini e Italia Nostra | MaremmaOggi Skip to content

Agrivoltaico ad Alturetta: 56 ettari di pannelli nel cuore della campagna. La dura presa di posizione di cittadini e Italia Nostra

La società Orta Energy 14 s.r.l. ci riprova ad Alturetta con un mega-impianto da 56 ettari e 48.000 pannelli: insorgono i residenti e l’associazione Italia Nostra, che chiedono la tutela dei terreni agricoli e delle abitazioni
Energie rinnovabili, nel riquadro la mappa dei terreni interessati dal progetto “Piombino”

PIOMBINO. Un mega impianto da 56 ettari, pari a quasi 80 campi da calcio, con oltre 48.000 pannelli fotovoltaici pronti a sorgere nelle campagne di Alturetta, ai piedi di Riotorto e alle spalle del Parco della Sterpaia.

È questo il progetto denominato “Piombino“, ripresentato dalla società Orta Energy 14 s.r.l., che sta sollevando una forte e diffusa contesa nel territorio della Val di Cornia.

Il progetto

Il rendering del progetto nelle campagne di Alturetta

La proposta dell’azienda prevede la trasformazione di terreni agricoli attualmente coltivati a ceci, grano e girasoli per fare spazio a un impianto industriale destinato a malva ed erbe mediche.
Un piano che attende il parere definitivo di compatibilità ambientale da parte del Mase, Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, dopo che già lo scorso ottobre la Regione Toscana si era espressa con un netto parere negativo.

Abitazioni inglobate e rischi ambientali

 
Il progetto

A protestare sono in primis i residenti della zona. Il progetto, infatti, non verrebbe realizzato in una zona industriale o su terreni incolti, bensì a ridosso di agriturismi e case private, con alcune abitazioni che rischiano di finire letteralmente inglobate tra le distese di pannelli.

Nel mese di agosto, i proprietari degli immobili, persone che in quelle case hanno investito i risparmi di una vita, hanno inviato formali osservazioni di contrarietà al MASE, denunciando il rischio di una drastica svalutazione degli immobili, l’aumento delle temperature nell’area e possibili impatti sulla salute.

Alle criticità sulle persone si aggiunge la vicinanza dell’impianto, pochi chilometri all’Oasi WWF e le conseguenze sulla flora e sulla fauna aviaria.
I cittadini evidenziano la presenza del temuto “effetto lago”, provocato dal riflesso dei pannelli che trae in inganno gli uccelli migratori, oltre alla progressiva perdita d’identità rurale dell’area, già appesantita da altri impianti fotovoltaici presenti a poche centinaia di metri, come l’impianto “Bocca di Cornia”.

La posizione dei residenti, Damiani: «Sì alle fonti alternative, ma non qui»

Particolarmente emblematica è la testimonianza diretta di Mauro Damiani, residente nell’area interessata dal progetto:

«Siamo una vera e propria isola in mezzo al mare: la nostra abitazione si trova al centro di questo progetto di mega-impianto fotovoltaico. Ci troviamo di fronte a un “mare di specchi” che creerebbe forti problematiche anche a livello di riflesso e di calore. Questa è una zona a forte vocazione turistica e agricola; andrebbero a tappare il territorio con migliaia di pannelli sotto la scusa dell’agrivoltaico. È vero che c’è bisogno di fonti alternative, ma ci sono zone industriali o dismesse molto più adatte e non abitate. Come si vede anche dal progetto oltre a casa mia, ce ne sono altre tre o quattro vicino alla ferrovia e anche quelle verrebbero inglobate. Si tratta di un progetto molto ampio e tutti quei terreni verrebbero venduti».

Damiani esprime forti perplessità anche sulla reale efficacia delle misure di mitigazione previste e sulla gestione dei progetti a livello territoriale:

«Sostengono di aver previsto soluzioni di mitigazione per far “sparire” l’impianto, ma in realtà sarà chiaramente visibile dalla strada e da tutte le direttrici». 

Nonostante, dunque, la società sostenga di aver previsto misure di mitigazione, sia i residenti che Italia Nostra della sezione Val di Cornia, il Comitato “Terre Val di Cornia” e gli enti locali hanno ribadito al Ministero la totale non mitigabilità dell’intervento: l’impianto risulterebbe chiaramente visibile ad occhio nudo dai Comuni di Campiglia Marittima e Suvereto e dalle principali arterie viarie (SS1 Aurelia, Vecchia Aurelia e SR398).

«Inoltre, Orta Energy ha presentato oltre cento progetti simili. Nonostante la vicinanza con l’Oasi WWF e la presenza di altri impianti già attivi o in fase di istruttoria nelle immediate vicinanze, si continua a puntare sulle campagne agricole anziché sulle superfici dismesse» conclude Damiani.

La posizione di Italia Nostra Val di Cornia

Sulla vicenda si registra il fermo intervento di Italia Nostra, che si schiera al fianco delle comunità locali condividendo appieno le preoccupazioni espresse dai cittadini.

«Come Italia Nostra, Sezione Val di Cornia, riteniamo di condividere ed appoggiare i contenuti e le riflessioni espresse dai cittadini, che pongono interrogativi e preoccupazioni che abbiamo evidenziato anche nelle nostre osservazioni presentate nell’ambito del procedimento»

«In particolare, la nostra posizione si concentra sulla forte incidenza dell’intervento sul paesaggio agricolo, sulla sua dimensione e visibilità, sulla prossimità alle abitazioni e sulle criticità ambientali e territoriali, oltre che sulla necessità di interrogarsi sulla scelta di destinare a questi grandi impianti aree agricole anziché superfici industriali, dismesse o già compromesse. Riteniamo importante che su un intervento di queste dimensioni possa svilupparsi un confronto pubblico serio e documentato, nell’interesse del territorio e delle comunità che lo abitano» conclude Italia Nostra in nota.

Il nodo centrale della questione resta dunque di carattere strategico: perché continuare a sacrificare la campagna e il suolo agricolo di pregio per installare mega-impianti, anziché sfruttare le ampie aree industriali e i siti dismessi che il territorio ha già a disposizione?

Una domanda che continua a ripetersi e a cui la comunità locale chiede risposte certe e trasparenti prima che la decisione del Ministero diventi definitiva.

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