VAL DI CORNIA. C’è un numero che racconta meglio di tutti quanto il settore estrattivo pesi sulla Val di Cornia. Nel 2025 in tutta la provincia di Livorno sono stati estratti 1.037.806 metri cubi di materiale. E sommando i tre comprensori che interessano direttamente Campiglia Marittima, San Vincenzo e Suvereto si arriva a circa 985mila metri cubi.
Significa che quasi il 95% di tutto il materiale estratto nel Livornese proviene dalla Val di Cornia.
È questo uno dei dati più significativi che emergono dal Documento di monitoraggio 2025 del Piano regionale cave, approvato dalla Giunta toscana il 3 agosto 2026 e trasmesso al Consiglio regionale. Un documento di oltre 150 pagine che fotografa produzioni, giacimenti, cave attive, strumenti urbanistici, occupazione e rapporto tra quantità effettivamente estratte e obiettivi fissati dal Piano. E la fotografia della costa livornese è chiarissima: la Val di Cornia è il baricentro estrattivo della provincia.
Livorno supera ancora il milione di metri cubi
Nel 2025 la produzione estrattiva della provincia di Livorno è stata pari a 1.037.806 metri cubi, in leggero aumento rispetto ai 1.021.940 del 2024. Solo Massa-Carrara, con 1,19 milioni di metri cubi, e Lucca, con 1,049 milioni, hanno registrato quantitativi superiori. Livorno è quindi tra le tre province toscane dove si estrae di più.
La composizione della produzione aiuta però a capire meglio il fenomeno.
Nel Livornese, nel 2025, risultano estratti 634.191 metri cubi di materiali destinati agli usi industriali e 401.968 metri cubi destinati alle costruzioni. L’ornamentale da taglio è ormai una quota residuale, con appena 270 metri cubi registrati a livello provinciale.
Campiglia e San Vincenzo, 595mila metri cubi in un anno
Il grande polo estrattivo è quello dei Calcari di Campiglia, comprensorio che interessa Campiglia Marittima e San Vincenzo. Nel 2025 la produzione è stata di 595.351 metri cubi.
La serie degli ultimi anni mostra una continuità impressionante: 598.461 metri cubi nel 2019, 635.077 nel 2020, 617.195 nel 2021, 679.710 nel 2022, 682.371 nel 2023, 577.289 nel 2024 e 595.351 nel 2025.
Non si tratta quindi di picchi occasionali, ma di un’attività che viaggia stabilmente nell’ordine delle centinaia di migliaia di metri cubi ogni anno.
Il Piano regionale attribuisce oggi al comprensorio un Obiettivo di produzione sostenibile, l’OPS, pari a 17.475.992 metri cubi. Dividendo questo valore sui vent’anni utilizzati dal Piano come riferimento, l’indice teorico è di 873.800 metri cubi l’anno. La produzione media effettiva degli anni produttivi è stata invece di 626.493 metri cubi, pari al 71,7% dell’indice teorico annuo.
San Carlo, Monte Calvi e Monte Valerio: le cave che disegnano il territorio
Il monitoraggio regionale consente anche di dare un nome ai principali siti in attività.
A San Vincenzo figura la cava San Carlo.
A Campiglia Marittima risultano Monte Calvi e Monte Valerio.
A Suvereto compaiono invece Montepeloso I e Montepeloso II.
Sono questi i siti attorno ai quali ruota quasi l’intero sistema estrattivo della Val di Cornia.
Monte Valerio sfiora da solo i 400mila metri cubi
A Campiglia c’è poi un secondo comprensorio autonomo: Calcari di Monte Valerio. Nel 2025 la produzione è stata pari a 388.194 metri cubi, dopo i 400.935 del 2024.
È un quantitativo enorme, soprattutto se confrontato con l’indice annuo teorico previsto dal Piano, pari a 389.491 metri cubi. Nel 2025, quindi, la produzione ha raggiunto circa il 99,7% di quel riferimento annuo.
L’OPS complessivo è oggi pari a 7.789.826 metri cubi. Sommando i 595.351 metri cubi dei Calcari di Campiglia ai 388.194 di Monte Valerio si arriva a 983.545 metri cubi.
Con l’aggiunta dei 1.647 metri cubi del Monte Peloso di Suvereto, la Val di Cornia arriva a 985.192 metri cubi, cioè quasi il 95% della produzione totale della provincia di Livorno.
Monte Valerio muove 122 viaggi al giorno: il peso delle cave arriva sulle strade
Ma i quasi 400mila metri cubi estratti ogni anno a Monte Valerio non restano confinati dentro la cava. Devono essere trasportati, e il peso dell’attività estrattiva si misura anche sulle strade della Val di Cornia.
Lo studio sulla mobilità commissionato dal Comune di Campiglia Marittima e approvato dal Consiglio comunale nel giugno 2025 calcola che la sola cava di Monte Valerio genera in media 122 viaggi al giorno. I mezzi pesanti non possono attraversare Venturina Terme e, per raggiungere la Variante Aurelia, sono oggi costretti a percorrere la SP39 attraversando Lumiere e dirigendosi verso lo svincolo di San Vincenzo Sud. Il Comune riconosce che questo carico di traffico aumenta i rischi di incidente e i disagi per i residenti.

Il problema è diventato tanto rilevante da entrare nella pianificazione infrastrutturale. Campiglia ha predisposto lo studio preliminare per un nuovo svincolo a nord di Venturina, pensato anche per togliere dall’abitato di Lumiere i mezzi provenienti dalla cava.
Nel febbraio 2026 il Comune ha annunciato che la Regione ha giudicato l’intervento coerente con la propria programmazione e con il ruolo strategico del distretto estrattivo, inserendolo fra le opere sottoposte al Ministero delle Infrastrutture per la successiva valutazione ai fini di un possibile finanziamento.
Il tema diventa ancora più significativo alla luce dei numeri del Piano cave: nel 2025 Monte Valerio ha prodotto 388.194 metri cubi, praticamente il 100% dell’indice annuo teorico, mentre la variante regionale ha aumentato di altri 600mila metri cubi l’obiettivo complessivo di produzione del comprensorio.
Il Piano aumenta ancora gli obiettivi di produzione
Ed è qui che il monitoraggio diventa ancora più interessante. Il valore attuale dell’OPS dei Calcari di Campiglia è 17.475.992 metri cubi. Nella precedente ripartizione dell’obiettivo, prima dell’aggiornamento 2025, il comprensorio aveva un valore pari a 15.975.992 metri cubi, suddiviso per il 75% a San Vincenzo e per il 25% a Campiglia Marittima.
La differenza è di 1,5 milioni di metri cubi.
Anche Monte Valerio, nella variante approvata nel 2025, arriva all’attuale OPS di 7.789.826 metri cubi, con un incremento di 600mila metri cubi rispetto al precedente dimensionamento.
In totale, quindi, la programmazione regionale ha aggiunto 2,1 milioni di metri cubi ai due principali comprensori della Val di Cornia.
È un dato che non significa che quei 2,1 milioni possano essere estratti automaticamente o immediatamente: l’OPS è un obiettivo di produzione sostenibile della pianificazione regionale, non un’autorizzazione di cava. Le autorizzazioni concrete restano legate ai procedimenti comunali e ambientali previsti dalla normativa. Ma il segnale di programmazione è evidente: la Regione considera ancora strategica una capacità estrattiva molto elevata in quest’area.
Tre comprensori, due velocità completamente diverse
Se Campiglia e San Vincenzo lavorano su volumi enormi, Suvereto racconta una storia completamente diversa. Il comprensorio Calcari ornamentali del Monte Peloso dispone di un OPS pari a 1.634.880 metri cubi, che corrisponde a un indice teorico di 81.744 metri cubi l’anno.
Nel 2025, però, ne sono stati estratti appena 1.647. Nel 2019 erano 11.645, poi 4.478 nel 2020, 2.507 nel 2021, 3.176 nel 2022, 3.865 nel 2023 e 2.513 nel 2024.
La media annua degli anni produttivi è appena 4.262 metri cubi, pari al 5,21% dell’indice teorico del Piano. È quindi un sistema estrattivo completamente diverso da quello Campiglia-San Vincenzo, sia per dimensioni sia per tipologia di produzione.
Castagneto, due giacimenti ma nessuna estrazione registrata
Ancora diversa è la situazione di Castagneto Carducci. Il Piano regionale individua nel territorio comunale due giacimenti, due giacimenti potenziali, un sito per materiali ornamentali storici e 10 siti estrattivi dismessi.
Castagneto costituisce inoltre un proprio comprensorio, denominato Calcari ornamentali di Castagneto Carducci, con un OPS di 60.000 metri cubi, pari a un indice teorico di 3.000 metri cubi l’anno. Eppure nella tabella delle produzioni 2019-2025 non compare alcun volume estratto.
È un particolare fondamentale: il Piano riconosce e tutela la risorsa estrattiva, ma nel periodo monitorato la produzione registrata è pari a zero.
Parallelamente, però, la pianificazione comunale risulta in movimento: il monitoraggio indica il Piano attuativo adottato dal Consiglio comunale il 28 maggio 2025, con procedimento ancora in corso. Castagneto è quindi il caso forse più interessante da osservare nei prossimi anni: oggi non produce, ma dispone di giacimenti già riconosciuti dal PRC e di un percorso urbanistico aperto.
Anche gli inerti della Val di Cornia restano fermi
Nel Piano esiste inoltre il comprensorio Inerti naturali della Valdicornia. L’OPS è fissato a 216.000 metri cubi, pari a 10.800 metri cubi teorici l’anno.
Ma dal 2019 al 2025 la produzione indicata è zero.
Un’altra dimostrazione del fatto che l’esistenza di un comprensorio e di un OPS non equivale necessariamente a un’attività estrattiva in corso.
Campiglia è già adeguata, negli altri Comuni l’iter continua
Il monitoraggio fotografa anche un quadro amministrativo molto diverso da Comune a Comune.
Campiglia Marittima risulta quella più avanti: il Piano strutturale è stato approvato con adeguamento al PRC nell’aprile 2024 e anche il Piano operativo, approvato il 25 marzo 2026, risulta adeguato.
A San Vincenzo, invece, la variante specifica di adeguamento al Piano cave risulta ancora in corso. Il Comune fa parte del Piano strutturale intercomunale insieme a Sassetta e Suvereto.
Anche Suvereto risulta in fase di adeguamento. A Castagneto, come detto, il procedimento del Piano attuativo non risulta ancora concluso.
Le vecchie cave sono un’altra faccia del problema
Il monitoraggio non guarda soltanto a quanto viene estratto oggi. In tutta la Toscana sono stati censiti oltre duemila siti estrattivi dismessi, concepiti dal Piano anche come potenziali aree da recuperare ambientalmente e mettere in sicurezza.
Nel territorio che stiamo considerando ne risultano: 14 a Campiglia Marittima, 10 a Castagneto Carducci, 10 a Sassetta e 9 a Suvereto.
La presenza di un SED non significa automaticamente che l’area sia inquinata o pericolosa. Significa che lì è documentata una precedente attività estrattiva non più attiva e che il sito può eventualmente diventare oggetto di interventi di recupero e riqualificazione.
La stessa Regione chiarisce che la riattivazione di un sito dismesso attraverso un piano di recupero deve essere finalizzata a una migliore sistemazione ambientale e morfologica dell’area e al suo reinserimento nel paesaggio.
Il nodo ambientale non si può leggere soltanto dai metri cubi
Il Piano regionale contiene un’avvertenza importante. Il monitoraggio può dire quanto si estrae e dove, ma non può stabilire da solo l’impatto ambientale di ogni singola cava.
La Regione scrive espressamente che eventuali fragilità ambientali devono essere approfondite a scala comunale o di singolo giacimento e che gli effetti sulle componenti ambientali, compresi i corpi idrici, richiedono studi sul campo riferiti a specifici territori.
Per questo sarebbe scorretto trasformare i grandi numeri della Val di Cornia automaticamente in un giudizio ambientale positivo o negativo. Quei numeri raccontano però una cosa difficilmente contestabile: la pressione estrattiva della provincia di Livorno è concentrata quasi interamente in pochi chilometri di territorio.
Il dato strano dei lavoratori: da 172 a 37 in un anno
C’è infine un dato del monitoraggio che merita un approfondimento separato. Gli addetti alle attività estrattive censiti in provincia di Livorno sarebbero passati da 172 nel 2024 a appena 37 nel 2025. Nel 2019 erano 208, nel 2020 207, nel 2021 62, nel 2022 190 e nel 2023 49.
Oscillazioni talmente forti da rendere imprudente interpretarle come effettivi aumenti e crolli occupazionali.
Il risultato matematico è comunque impressionante: nel 2025 il monitoraggio attribuisce a Livorno 28.049 metri cubi estratti per ogni addetto censito, il valore più alto fra le province riportate nella tabella.
Prima di parlare di una perdita di 135 posti di lavoro in dodici mesi, però, sarebbe necessario capire dalla Regione quanto il dato dipenda dagli obblighi informativi trasmessi dai Comuni e quanto rappresenti realmente l’occupazione del comparto.
Un territorio che continuerà a scavare
La fotografia che esce dal nuovo monitoraggio regionale è quindi molto più netta di quanto possa sembrare. Nel 2025 quasi 985mila dei poco più di un milione di metri cubi estratti in provincia di Livorno arrivano dai comprensori della Val di Cornia.
Campiglia e San Vincenzo rappresentano il motore assoluto dell’attività. Monte Valerio da solo sfiora i 400mila metri cubi. Suvereto conserva un comparto ornamentale molto più piccolo. Castagneto dispone di risorse pianificate che nel periodo monitorato non risultano ancora utilizzate.
E soprattutto il Piano non racconta un settore destinato a spegnersi: con la variante 2025 gli obiettivi di produzione dei due grandi comprensori di Campiglia e San Vincenzo sono stati incrementati complessivamente di 2,1 milioni di metri cubi.
La domanda, nei prossimi anni, sarà quindi doppia: quanta parte di questi volumi verrà realmente autorizzata e scavata e con quali condizioni ambientali, paesaggistiche e di recupero del territorio.