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Carri armati nel porto di Piombino, scoppia la protesta: «La guerra passa ormai accanto a noi»

Nuovo transito di mezzi militari nello scalo piombinese e nuovo fronte di protesta. Usb Piombino proclama lo sciopero durante le operazioni della nave Severine, mentre le Donne in nero chiedono di fermare la movimentazione delle armi: «Non vogliamo la militarizzazione del territorio». Torna al centro anche la risoluzione approvata dal consiglio comunale contro un porto trasformato in hub militare
Un carro armato al porto di Piombino

PIOMBINO. I carri armati arrivano via terra, attraversano le strade che ogni giorno percorrono pendolari, turisti e lavoratori, raggiungono il porto e vengono imbarcati. Non è la prima volta che accade a Piombino, ma ogni nuovo passaggio riaccende una questione che ormai va ben oltre le banchine: quale ruolo sta assumendo lo scalo piombinese nella movimentazione dei mezzi militari e degli armamenti?

Giovedì 27 agosto la nave Severine è tornata nel porto di Piombino, preceduta dall’arrivo via terra di mezzi pesanti e carri armati, scortati dalla polizia. Una presenza che non è passata inosservata e che ha provocato la dura reazione di Usb Piombino e delle Donne in nero, da tempo impegnate contro il transito di materiale bellico dal porto cittadino.

Due prese di posizione diverse nei toni ma convergenti su un punto: Piombino non deve diventare un’infrastruttura al servizio della guerra.

La Severine torna a Piombino, Usb proclama lo sciopero

È Usb a raccontare quanto accaduto nelle ore dell’arrivo della nave e a parlare apertamente di una «nuova normalità della guerra».

Il sindacato descrive una scena ormai difficile da ignorare: mezzi militari che percorrono le stesse infrastrutture utilizzate quotidianamente dai cittadini per raggiungere il lavoro, partire per le vacanze o spostarsi sul territorio.

«Non sono reperti storici o oggetti da parata – sottolinea Usb – Sono armi e mezzi militari veri, pronti ad essere utilizzati in esercitazioni e conflitti reali».

Durante quello che il sindacato definisce «l’ennesimo imbarco militare della Severine a Piombino», con carri armati, mezzi blindati e carburante, Usb ha proclamato uno sciopero, tornando a chiedere un coinvolgimento diretto dei lavoratori portuali nella mobilitazione contro il transito di materiale militare.

La posizione del sindacato è nettamente politica e collega quanto avviene sulle banchine piombinesi alla crescita della spesa militare europea e occidentale, alle forniture destinate ai diversi scenari di guerra e al ruolo logistico assunto dalle infrastrutture italiane.

Sono affermazioni e valutazioni politiche delle quali Usb si assume la responsabilità, ma il punto locale sollevato dal sindacato resta concreto: i mezzi militari continuano a transitare dal porto di Piombino.

Le Donne in nero: «Sconcertate dall’indifferenza»

Ancora più diretto è il documento diffuso dalle Donne in nero Piombino, insieme a Stop Rearm Europe. «Il 27 agosto è tornata nel porto di Piombino la nave Severine preceduta dall’arrivo via terra di mezzi pesanti e carri armati scortati dalla Polizia di Stato», scrivono.

Il gruppo punta poi il dito contro quella che considera un’assuefazione alla presenza di mezzi militari sulle banchine.

«Non avremmo mai voluto vedere carri armati sul porto e siamo sconcertate dall’indifferenza degli operatori portuali che movimentano tali mezzi come se fossero comuni mezzi civili, nel pieno silenzio dei sindacati confederali».

Le Donne in nero dicono di non conoscere ancora la destinazione finale dei mezzi e proprio questo è uno degli aspetti sui quali chiedono chiarezza.

La protesta viene inserita in un quadro più ampio, dalla guerra a Gaza e in Cisgiordania al conflitto tra Russia e Ucraina, con la richiesta di «un impegno intellettuale e politico serio per trovare tavoli di pace».

La domanda sulla destinazione dei carri armati

Ed è proprio qui che si apre uno dei nodi principali della vicenda. Al di là delle valutazioni politiche delle organizzazioni che protestano, resta infatti da capire che cosa sia stato imbarcato esattamente sulla Severine, a chi appartengano i mezzi e soprattutto quale sia la loro destinazione.

Elementi indispensabili anche per distinguere un trasferimento nell’ambito di attività ed esercitazioni militari da una movimentazione connessa direttamente a uno specifico teatro operativo.

Usb e Donne in nero formulano accuse molto pesanti sul ruolo italiano nei conflitti internazionali e sulle forniture militari. Affermazioni che, proprio per la loro portata, devono essere tenute distinte dai fatti direttamente osservabili a Piombino: la presenza dei carri armati, il loro trasferimento verso il porto e l’imbarco di mezzi militari sulla nave.

Quella risoluzione approvata dal consiglio comunale

C’è però anche un precedente istituzionale che rende la questione particolarmente delicata.

Usb ricorda infatti la risoluzione approvata a larga maggioranza dal consiglio comunale di Piombino nel maggio scorso, con la quale era stata espressa contrarietà alla trasformazione dello scalo cittadino in un hub della guerra.

Secondo il sindacato, quella presa di posizione sarebbe finora rimasta «lettera morta».

Il nuovo arrivo della Severine riporta quindi inevitabilmente il tema anche dentro Palazzo comunale: quali effetti concreti può produrre quella risoluzione e quali strumenti ha effettivamente un’amministrazione comunale per intervenire sulle operazioni che si svolgono all’interno di un porto di interesse nazionale?

È un passaggio che merita di essere chiarito, perché una cosa è l’indirizzo politico espresso dal Consiglio comunale, altra sono le competenze sull’autorizzazione e sulla gestione dei traffici portuali.

«Non vogliamo armi sul nostro Comune»

Le Donne in nero chiudono il loro documento con tre frasi che sintetizzano la loro posizione: «Non vogliamo la militarizzazione dei territori. Non vogliamo lo sterminio del popolo palestinese. Non vogliamo armi sul nostro Comune».

Usb, dal canto suo, rilancia la mobilitazione e indica già una nuova data: 30 ottobre, giornata nella quale il sindacato annuncia una mobilitazione e uno sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro guerre e genocidi.

Piombino, dunque, torna a trovarsi davanti a una questione destinata difficilmente a esaurirsi con la partenza della Severine. Perché ogni volta che un carro armato attraversa una strada cittadina e raggiunge le banchine, la guerra – qualunque sia la destinazione finale di quei mezzi – smette almeno per qualche ora di essere soltanto qualcosa visto sugli schermi e diventa una presenza fisica, visibile, nel porto della città.

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