Metinvest Piombino, terzo socio decisivo e cantieri al 2027 | MaremmaOggi Skip to content

Piombino, il progetto Metinvest rallenta: meno capitale, terzo socio e cantieri al 2027

Il financial close non risulta ancora raggiunto, Metinvest punta a ridurre la propria esposizione e le banche chiedono una compagine più solida. Intanto i lavori slittano e resta aperto anche il nodo autorizzativo
Il rendering del progetto Metinvest a Piombino
Il rendering del progetto Metinvest a Piombino

PIOMBINO. Non c’è, almeno per ora, un elemento che consenta di dire che Metinvest stia abbandonando il progetto della nuova acciaieria di Piombino, ma sarebbe altrettanto sbagliato far finta che nulla sia cambiato. Perché qualcosa, negli ultimi mesi, è cambiato davvero.

Il cronoprogramma si è allungato, il financial close non risulta ancora raggiunto, la compagine societaria potrebbe aprirsi a un terzo investitore e lo stesso gruppo Metinvest sta cercando di ridurre la propria esposizione finanziaria nell’operazione.

Il progetto resta enorme: circa 3,2 miliardi di euro per una nuova acciaieria elettrica destinata alla produzione di coils, con Metinvest e Danieli protagonisti della joint venture. Ma proprio le dimensioni dell’investimento rendono oggi inevitabile una domanda semplice: chi metterà davvero i soldi necessari per farla partire?

Negli ultimi giorni il nodo è emerso con maggiore chiarezza. Secondo quanto riportato da anticipazioni della stampa economica e friulana, l’avvio dei cantieri potrebbe slittare alla primavera del 2027, con un ritardo stimato tra otto e dieci mesi. Le ragioni sarebbero due: l’iter autorizzativo ancora in corso e la ricerca di un terzo investitore, considerata utile anche dal pool di banche chiamato a finanziare il progetto. Ed è proprio su questo secondo punto che si concentra adesso l’attenzione.

Il terzo socio non è più un dettaglio

Metinvest Adria è oggi la società attraverso la quale Metinvest e Danieli portano avanti il progetto di Piombino. Il piano prevede un investimento complessivo nell’ordine dei 3,2-3,3 miliardi di euro, con una componente molto importante di debito bancario e una parte di capitale proprio apportato dai soci, ma il quadro finanziario non è ancora chiuso.

L’amministratore delegato di Metinvest Adria, Luca Villa, ha confermato che sono già arrivate manifestazioni d’interesse da fondi infrastrutturali, investitori legati alla filiera e gruppi siderurgici italiani e stranieri. L’obiettivo dichiarato è chiudere il dossier entro la fine di ottobre, così da avere contemporaneamente autorizzazioni e copertura finanziaria.

Questo passaggio è importante perché mostra che il terzo socio non viene cercato soltanto per allargare simbolicamente la compagine.

Serve a rafforzare la struttura finanziaria dell’operazione. Ed è qui che il progetto entra in una fase molto più delicata rispetto a quella raccontata nei mesi scorsi.

Metinvest arriva da un anno finanziariamente complesso

Per capire perché il terzo investitore sia diventato così importante bisogna guardare anche ai conti della capogruppo.

Nel 2025 Metinvest ha chiuso con 7,242 miliardi di dollari di ricavi, un EBITDA rettificato di 765 milioni di dollari, debito complessivo pari a 1,441 miliardi e un rapporto debito netto/EBITDA di 1,4 volte. Il gruppo ha ridotto il debito rispetto all’anno precedente, ma contemporaneamente ha dovuto affrontare scadenze finanziarie molto rilevanti.

Alla fine del 2025 il profilo del debito indicava 428 milioni di dollari di bond in scadenza nel 2026, altri 332 milioni nel 2027 e 500 milioni nel 2029. Il bond 2026 è stato poi rimborsato.

Questo significa che Metinvest ha dimostrato di rispettare le proprie obbligazioni finanziarie, ma anche che ha dovuto assorbire un esborso importante proprio mentre è chiamata a sostenere un investimento miliardario a Piombino. Ed è in questo contesto che la ricerca di un terzo socio assume un significato diverso.

Non significa automaticamente che Metinvest voglia uscire dal progetto. Significa però che il gruppo punta a distribuire maggiormente il rischio finanziario.

Quanto dovrebbe mettere Metinvest

La struttura finanziaria illustrata nei mesi scorsi prevedeva indicativamente un rapporto di circa 65% debito e 35% capitale proprio. Con una partecipazione societaria impostata attorno al 75% Metinvest e 25% Danieli, la quota teorica di equity a carico di Metinvest sarebbe stata molto significativa.

Applicando quelle proporzioni agli 800-850 milioni di capitale che, nelle presentazioni finanziarie iniziali, erano indicati come necessari per arrivare alla prima produzione, l’impegno teorico Metinvest si collocherebbe nell’ordine dei 600 milioni di euro. È un calcolo matematico, non una cifra ufficialmente dichiarata come impegno definitivo dal gruppo.

Ed è proprio qui che entra in gioco la ricerca del nuovo investitore: ridurre il capitale direttamente sostenuto da Metinvest e rendere il progetto più facilmente finanziabile per le banche.

Non è la stessa cosa che “sfilarsi”, ma non è nemmeno un dettaglio secondario.

Il financial close resta il vero spartiacque

La questione centrale è quindi il financial close, cioè il momento in cui tutti i tasselli del finanziamento diventano definitivi e vincolanti. Finché quel passaggio non viene raggiunto, il progetto resta industrialmente avanzato e politicamente sostenuto, ma finanziariamente non ancora completamente chiuso.

Gli ultimi aggiornamenti indicano proprio fine ottobre come obiettivo per arrivare contemporaneamente alle autorizzazioni e alla definizione della copertura finanziaria.

Il prossimo appuntamento importante è già fissato: il 20 ottobre al Mimit è stato riconvocato il tavolo sul progetto. Quella potrebbe diventare una data decisiva.

Intanto il cronoprogramma si sposta

Il secondo elemento ormai difficilmente contestabile è lo slittamento dei tempi. In precedenza il progetto era stato raccontato con l’obiettivo di far partire i lavori entro il 2026. Adesso si parla di primavera 2027. Lo slittamento stimato è di circa otto-dieci mesi.

Sul proprio sito Metinvest Adria continua a indicare la fase di preparazione del sito nell’arco 2026-2027, seguita dalla costruzione dell’impianto.

Formalmente, quindi, non siamo ancora davanti a uno stravolgimento completo del progetto, ma l’allungamento dei tempi esiste ed è evidente che più si sposta in avanti la decisione finale sull’investimento, più diventa difficile mantenere senza tensioni anche le scadenze successive.

Lo Stato ha già messo sul tavolo centinaia di milioni

Sul progetto, nel frattempo, il sostegno pubblico è tutt’altro che marginale. Il 28 maggio 2026 il Mimit ha annunciato l’ammissione alle agevolazioni di 285 milioni di euro, destinati ai forni elettrici e alle infrastrutture produttive connesse alla nuova acciaieria. A questi si aggiungono altri 92 milioni di euro di risorse Mimit per il completamento della banchina nord del porto di Piombino, infrastruttura considerata strategica per l’investimento.

In totale fanno 377 milioni di euro di risorse pubbliche già individuate, senza entrare ancora nel tema delle eventuali garanzie sul finanziamento bancario.

Questo rende ancora più importante sapere con precisione come verrà costruita la struttura finanziaria definitiva. Perché qui non c’è soltanto il capitale dei soci. Ci sono le banche, le garanzie, gli incentivi pubblici, le infrastrutture portuali pagate con risorse statali e c’è una città che da anni aspetta una nuova prospettiva industriale.

Il nodo Danieli e quel miliardo e mezzo da leggere bene

Anche sulla partecipazione di Danieli bisogna evitare semplificazioni. Nelle ricostruzioni di questi giorni compare frequentemente una quota da 1,5 miliardi di euro riferita a Danieli. Ma questo dato non deve essere automaticamente interpretato come 1,5 miliardi di capitale versato nella società.

Danieli è infatti contemporaneamente partner industriale e fornitore della tecnologia necessaria alla costruzione dell’impianto. Il valore delle forniture tecnologiche e quello dell’equity societaria sono due cose diverse.

È quindi uno degli aspetti che merita un chiarimento formale da parte dell’azienda: quanto capitale metteranno effettivamente Metinvest, Danieli e l’eventuale terzo socio, e quanto invece sarà coperto da finanziamenti e forniture.

E resta aperta anche la partita delle autorizzazioni

Al quadro finanziario si aggiunge quello autorizzativo. Nel comunicato diffuso nei giorni scorsi, l’ex assessore di Piombino Giuliano Parodi richiama una possibile incongruenza tra quanto dichiarato da Metinvest Adria e quanto pubblicato dalla Regione Toscana.

Secondo quanto riferito da Parodi, Villa avrebbe spiegato che il deposito delle integrazioni al procedimento ambientale non determinerebbe l’avvio di una nuova consultazione pubblica di 30 giorni e che il termine finale della fase sarebbe il 4 ottobre 2026.

Parodi evidenzia però che nel documento regionale del 21 agosto viene indicato il 28 settembre come termine per la consultazione e la presentazione delle osservazioni, con la possibilità per gli interessati di inviare memorie relative alla documentazione depositata. Questo non basta per affermare che Regione e azienda siano realmente in contraddizione sul piano giuridico.

Potrebbero esserci termini differenti riferiti a fasi diverse dello stesso procedimento, ma il chiarimento chiesto da Parodi ha una sua fondatezza: su un progetto da oltre tre miliardi di euro, la scansione dei termini autorizzativi dovrebbe essere comprensibile senza interpretazioni divergenti.

Il commissario annunciato ancora non si vede

C’è poi un altro tassello.

Quando il Governo ha dichiarato il progetto di preminente interesse strategico nazionale, è stata prevista la nomina di un commissario straordinario per accelerarne l’attuazione.

Ancora il 28 maggio il comunicato ufficiale del Mimit parlava della “previsione della nomina di un commissario straordinario”.

Parodi sottolinea che quella nomina, annunciata da tempo, non risulta ancora concretizzata e chiede di accelerare.

Anche questo è un punto che merita una risposta ufficiale.

Non è un progetto saltato. Ma non è più una strada senza ostacoli

È questo, forse, il punto nel quale occorre mantenere maggiore equilibrio. Ad oggi non esiste una comunicazione ufficiale che dica che Metinvest vuole abbandonare Piombino.

Anzi, l’azienda continua a portare avanti il procedimento autorizzativo, parla di molte manifestazioni d’interesse per il terzo socio e indica la fine di ottobre come obiettivo per chiudere autorizzazioni e copertura finanziaria, ma contemporaneamente non siamo più davanti alla fotografia rassicurante di un progetto nel quale tutti gli elementi sembravano già definitivamente incastrati.

I cantieri slittano, il terzo socio deve ancora essere individuato, le banche chiedono maggiore equilibrio, il financial close deve essere completato e Metinvest arriva da importanti scadenze finanziarie e ne avrà un’altra nel 2027.

Al tempo stesso l’iter ambientale è ancora aperto, mentre il commissario straordinario annunciato non risulta ancora operativo. E lo Stato ha già individuato 377 milioni di euro fra agevolazioni industriali e infrastrutture portuali.

Sono fatti e sono sufficienti per dire che il progetto Metinvest Adria è entrato in una fase molto più delicata di quella raccontata fino a pochi mesi fa.

Ottobre diventa il mese della verità

Alla fine tutto converge sulle prossime settimane. Metinvest Adria punta a chiudere entro ottobre la ricerca del terzo socio, le autorizzazioni e la struttura finanziaria. Il 20 ottobre ci sarà un nuovo confronto al Mimit. È lì che dovrebbero arrivare risposte molto concrete a una serie di domande che non si fanno solo i sindacati, ma una città intera.

Chi sarà il terzo investitore? Quanto capitale metterà? Quanto resterà a carico di Metinvest? Quanto metterà realmente Danieli in equity? Quanto debito verrà finanziato dalle banche? Quali garanzie accompagneranno quei prestiti? Quando verrà assunta la decisione finale d’investimento?

E soprattutto quando entreranno davvero le ruspe nell’area?

Per Piombino non sono domande accademiche. Quella nuova acciaieria è stata presentata come uno dei pilastri della rinascita industriale della città. E dopo decenni di accordi, promesse, rinvii e progetti mai arrivati fino in fondo, la prudenza non è pessimismo. È semplicemente il diritto di una città a sapere a che punto siamo davvero.

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