PIOMBINO. La crisi industriale di Piombino non si ferma ai confini della città. Basta spostarsi di pochi chilometri, verso Follonica, per trovare circa 250 lavoratori e lavoratrici che ogni giorno fanno i conti con il futuro delle acciaierie e delle aziende collegate al polo siderurgico. È anche per loro che Luigi Mosca chiede alla politica di non considerare chiusa una partita che, sostiene, presenta ancora molte incognite.
Dipendente delle acciaierie di Piombino, dirigente sindacale e componente della segreteria del Partito Democratico di Follonica, Mosca interviene dopo l’annullamento della commissione consiliare convocata proprio per affrontare le vertenze industriali piombinesi e le loro conseguenze sui lavoratori residenti nella città del Golfo.
La seduta non si è potuta tenere per la mancanza del numero legale, determinata dall’assenza dei componenti della maggioranza di centrodestra. Assente anche il sindaco di Follonica Matteo Buoncristiani.
Ed è proprio da qui che parte l’attacco politico di Mosca.
Mosca: «Centinaia di famiglie vivono da anni nell’incertezza»
«Come dipendente, dirigente sindacale e membro della segreteria del Pd – dice Luigi Mosca – conosco direttamente il significato dell’incertezza che da anni accompagna migliaia di lavoratori e famiglie del nostro territorio. Per questo non posso nascondere il senso di indignazione e di rammarico per quanto accaduto».
Per Mosca, la questione va molto oltre lo scontro tra maggioranza e opposizione nel Comune di Follonica.
«Stiamo parlando del futuro di centinaia di nostri concittadini e delle loro famiglie, molti dei quali vivono da anni una condizione di cassa integrazione e di profonda incertezza. Su questi temi non ci si può permettere leggerezza».
Il precedente del consiglio comunale del 30 luglio
Non è la prima volta che la crisi delle acciaierie di Piombino entra nel dibattito politico follonichese.
Mosca richiama il Consiglio comunale del 30 luglio 2026, quando, dopo due rinvii, era stata discussa una mozione presentata dall’opposizione sulla crisi industriale, alla cui elaborazione aveva contribuito lo stesso dirigente Pd.
«In quell’occasione – ricorda – il sindaco aveva ritenuto che la mozione fosse superata dagli ultimi accordi. Ma oggi è evidente che la situazione è tutt’altro che risolta. Ci sono ancora troppe questioni aperte e troppe incertezze perché si possa pensare che il problema sia ormai alle nostre spalle».
E Mosca passa in rassegna le principali vertenze aperte, a partire da Liberty Magona.
Liberty Magona e Trasteel: «La soluzione c’è, ma servono ancora i via libera»
Sulla Magona il giudizio è prudente. L’accordo con il gruppo Trasteel viene considerato un passo importante, ma per Mosca non significa che la vertenza possa essere archiviata.
«Per Magona si intravede finalmente una possibile soluzione – spiega – ma l’accordo non è ancora pienamente operativo. Sono attesi i responsi ufficiali relativi a Golden Power e Antitrust, previsti per la fine di settembre. Solo dopo questi passaggi l’operazione potrà diventare realmente operativa».
Da qui l’invito a non anticipare la conclusione della vicenda: «Parlare oggi di una vertenza definitivamente chiusa sarebbe prematuro».
JSW e Metinvest, Mosca: «La salvaguardia occupazionale è il nodo»
Più complesso, secondo Mosca, è il capitolo che riguarda JSW e Metinvest Adria, sul quale il sindacalista concentra gran parte delle proprie preoccupazioni.
«Governo e istituzioni hanno scelto di sottoscrivere un accordo di programma senza un adeguato coinvolgimento del sindacato – sostiene – e nel nuovo testo non è stato riportato l’articolo 14 dell’accordo del 2018, che prevedeva la salvaguardia occupazionale fino al 2028. È un arretramento grave».
Mosca richiama quindi uno dei passaggi del nuovo impianto degli accordi: «La nuova previsione stabilisce genericamente che, se alla fine del 2027 Metinvest non avrà avviato, anche parzialmente, i lavori, JSW dovrà presentare un nuovo accordo di programma. Ma in questo modo centinaia di famiglie rimangono ancora in una condizione di incertezza».
Dal terzo partner alle demolizioni: tutti i nodi ancora aperti
La lista delle questioni da risolvere, secondo l’esponente Pd, è ancora lunga.
Non sarebbero stati completati i colloqui con tutto il personale inattivo e mancherebbe ancora un’intesa condivisa sui numeri dei lavoratori effettivamente coinvolti nel nuovo assetto industriale.
«Metinvest è ancora alla ricerca di un terzo partner finanziatore – aggiunge Mosca – e questo rappresenta un ulteriore elemento di incertezza. Se tutto procederà secondo le previsioni, le demolizioni inizieranno soltanto nel primo trimestre del 2027».
A questo si aggiungono, nella ricostruzione di Mosca, la mancata nomina del comitato esecutivo, la definizione del mandato operativo dei commissari e un piano integrato ancora da approvare, oltre ad aggiornamenti che necessiterebbero di ulteriori passaggi.
Resta poi il tema della sottostazione elettrica necessaria al treno rotaie, mentre Mosca sottolinea come debba ancora essere definito il piano industriale per GSI e Piombino Logistic.
«Di fronte a tutto questo – dice – è difficile sostenere che la crisi industriale sia superata».
«Il 19 giugno ho scritto al sindaco, non ho ricevuto risposta»
La polemica torna quindi a Follonica. Mosca racconta di avere scritto il 19 giugno una lettera aperta al sindaco Matteo Buoncristiani, chiedendo un incontro proprio sulle conseguenze della crisi industriale di Piombino per i lavoratori follonichesi.
«Non sono stato ricevuto e non ho ottenuto nemmeno una risposta – dice –. È un silenzio che pesa, soprattutto perché la vicinanza delle istituzioni ai lavoratori non richiede grandi risorse o particolari strumenti politici. Richiede semplicemente attenzione, sensibilità e rispetto».
Mosca riconosce che un’amministrazione comunale non dispone degli strumenti necessari per risolvere una vertenza industriale di questa portata. Ma, sostiene, questo non significa che debba rimanerne fuori.
«La politica locale non ha il potere di risolvere da sola una crisi industriale complessa come quella di Piombino. Ma può fare la propria parte: può esserci, ascoltare, mantenere alta l’attenzione e portare nelle sedi istituzionali le preoccupazioni dei lavoratori».
«I lavoratori meritano risposte, non silenzi»
Ed è qui che la vertenza industriale diventa anche scontro politico.
«Il Partito Democratico di Follonica – conclude Mosca – ha già espresso chiaramente la propria posizione sulla crisi del polo siderurgico, chiedendo il rispetto degli accordi, tempi certi, il coinvolgimento dei lavoratori e un ruolo più incisivo delle istituzioni. Oggi, come membro della segreteria del Pd e come dipendente delle acciaierie, sento il dovere di ribadirlo».
Poi l’affondo finale: «Quando una commissione consiliare convocata per discutere delle vertenze industriali non riesce a riunirsi per l’assenza della maggioranza, e quando a mancare è anche il sindaco proprio nel momento in cui si dovrebbe parlare del futuro di centinaia di concittadini, credo che ci sia un problema politico e istituzionale».
«La città merita istituzioni presenti, non assenti. I lavoratori meritano risposte, non silenzi. E la politica, tutta, ha il dovere di non voltarsi dall’altra parte».