PIOMBINO. Non si ferma la polemica su Corso Italia, e la nuova pavimentazione con il suo arredo urbano continua a far discutere ben oltre il gusto estetico personale.
La situazione è talmente tesa che il Collettivo Popolare Piombinese ha espresso tutto il proprio sconforto con una dura presa di posizione: «Noi non abbiamo più parole da spendere!». Al centro della protesta ci sono soprattutto le due pavimentazioni diverse per posa e per colore della pietra nei due diversi lotti, evidenziate chiaramente dai confronti fotografici.
I difetti dell’opera: fughe, colori e materiali

A saltare subito all’occhio sono le evidenti disomogeneità lungo il tracciato. Si passa da tratti del corso con fughe più larghe ad altri con fughe sensibilmente più strette, così come variano i colori dei san pietrini, che in alcune zone appaiono spenti e in altre decisamente più accesi.
Una disparità cromatica e strutturale per cui si ipotizza una spiegazione tecnica: la resinatura superficiale, un trattamento protettivo e uniformante che al momento non è stato ancora applicato.
A preoccupare maggiormente, tuttavia, è la tenuta dell’opera nel tempo. La ghiaia utilizzata per sigillare gli spazi sta già cedendo e i sassolini si notano chiaramente sparsi sopra i san pietrini.
Il timore concreto è che, con il passare dei mesi e il calpestio quotidiano, le fughe rimarranno completamente scoperte.
Il tutto mentre i segni dell’inciviltà sono già evidenti: un’enorme quantità di rifiuti campeggia al suolo e i mozziconi di sigarette risultano già saldamente incastrati tra le fughe.
Una situazione aggravata dal comportamento di alcuni turisti che, anziché usufruire delle panchine, si siedono direttamente a terra a fumare, abbandonando le cicche sul pavimento appena posato.
Il nodo delle fioriere e il dramma dei commercianti

A completare il quadro ci sono le fioriere, al centro di roventi polemiche sia per la loro collocazione sia perché, ad oggi, risultano totalmente vuote. Una scelta che sembrerebbe però obbligata: piantare o seminare in questo periodo dell’anno equivarrebbe a un vero e proprio “suicidio” per le piantine, impossibilitate a sopravvivere alle temperature estive senza un adeguato sistema di cura già attivo.
Ma il peso economico e psicologico più pesante grava sulle spalle dei commercianti. Mesi e mesi di cantieri hanno interrotto la normale routine economica, causando forti disagi e un calo drastico di clienti per lunghi periodi. Una ferita aperta, soprattutto pensando alle attività che dovranno ancora subire le conseguenze negative quando i lavori si sposteranno nella loro porzione di strada.
Serrande abbassate in piena estate: la domenica desolata

Il clima di abbandono e la crisi del comparto si sono palesati in tutta la loro drammaticità domenica 26 luglio. Nonostante la stagione turistica nel vivo e i saldi al 70% promossi dai negozi, Corso Italia si è presentato come un viale desolato, con pochissime persone in transito.
Alle 17:30 del pomeriggio la fotografia della via era impietosa: ad eccezione delle grandi catene commerciali come Ovs, Upim, Kiko e Tezenis, la quasi totalità degli esercizi commerciali di vicinato ha scelto di tenere le serrande abbassate.
Un segnale d’allarme fortissimo che fotografa una strada in ginocchio, stretta tra i disagi dei cantieri infiniti, la desertificazione commerciale e un arredo urbano che, prima ancora di essere inaugurato nella sua totalità, mostra già i segni del tempo e dell’incuria.