PIOMBINO. Venti milioni di euro in meno ogni anno, meno personale e decisioni sempre più lontane dai territori. Sono questi i principali timori della Regione Toscana di fronte alla riforma della governance dei porti proposta dal Governo.
Un tema che può sembrare tecnico ma che, in realtà, riguarda direttamente anche il futuro del porto di Piombino, uno degli scali strategici dell’Alto Tirreno, oggi al centro di importanti investimenti legati alla siderurgia, ai collegamenti con l’Elba e allo sviluppo della logistica.
Cos’è “Porti d’Italia”
Il disegno di legge presentato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini prevede la nascita di Porti d’Italia Spa, una società che avrebbe il compito di coordinare gran parte delle attività oggi affidate alle Autorità di Sistema Portuale.
Secondo il Governo, l’obiettivo è rendere più uniforme ed efficiente la gestione della rete portuale italiana.
La Regione Toscana, invece, teme che questo modello finisca per accentrare competenze e risorse, riducendo l’autonomia dei singoli porti.
Perché Piombino è coinvolto
Il porto di Piombino fa parte dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, insieme a Livorno, Portoferraio, Rio Marina, Cavo e Capraia.
È proprio questa Autorità che, secondo uno studio di Assoporti, rischierebbe di essere tra le più penalizzate dalla riforma.
Le stime parlano di circa 20 milioni di euro l’anno che verrebbero trasferiti alla nuova società nazionale, oltre a una possibile riduzione del personale pari a circa il 25%.
Si tratta di valutazioni elaborate dall’associazione delle Autorità di Sistema Portuale e contestate dal Governo, ma che alimentano il confronto in corso sulla riforma.
Perché la Regione dice no
Per l’assessore regionale alle Infrastrutture Stefano Boni, il problema non riguarda soltanto le risorse economiche.
La preoccupazione è che le decisioni su investimenti, manutenzioni e sviluppo dei porti vengano prese sempre più lontano dai territori.
Secondo la Regione, questo potrebbe rallentare gli interventi e ridurre la capacità di programmare lo sviluppo degli scali in base alle esigenze locali.
Un momento delicato per Piombino
Il dibattito arriva in una fase particolarmente importante per Piombino.
Il porto è infatti coinvolto nei progetti di rilancio del polo siderurgico, nello sviluppo della logistica e nei collegamenti marittimi con l’Isola d’Elba e con le altre rotte del Tirreno.
Per questo motivo la Regione ritiene che modificare oggi l’assetto della governance portuale possa creare ulteriori difficoltà proprio mentre sono in corso investimenti considerati strategici per il territorio.
Il confronto è ancora aperto
La riforma non è ancora definitiva.
Nelle scorse settimane la Regione Toscana ha chiesto al Ministero delle Infrastrutture di aprire un tavolo di confronto con Regioni, Autorità portuali, enti locali e parti sociali.
Durante gli ultimi incontri tecnici alcuni emendamenti proposti dalla Toscana sarebbero stati accolti, ma il giudizio complessivo della Regione resta negativo.
Il confronto tra Governo e territori proseguirà nelle prossime settimane, mentre per Piombino la posta in gioco riguarda non solo l’organizzazione amministrativa del porto, ma anche la capacità dello scalo di continuare a essere uno dei motori economici della costa toscana.