GROSSETO – VAL DI CORNIA. La frontiera dello spaccio di stupefacenti si sposta sempre di più sul digitale, arrivando direttamente nelle tasche dei cittadini, senza alcun filtro. L’ultimo allarmante episodio arriva da Grosseto, dove una donna ha deciso di denunciare pubblicamente una vicenda inquietante che l’ha vista protagonista suo malgrado nel pomeriggio di venerdì 17 luglio.
Un numero sconosciuto, un messaggio vocale “usa e getta” e la proposta esplicita di acquistare droga: è questa la nuova modalità con cui i pusher agganciano i potenziali clienti.
Il contatto e la foto della cocaina
«Mi è arrivato un messaggio vocale di quelli che si possono ascoltare una sola volta e poi si cancellano automaticamente – racconta la donna, ancora scossa dall’accaduto – L’interlocutore si è presentato come “Ciccio”, un nome che già di per sé lo rendeva poco credibile, e mi ha chiesto direttamente se volessi della droga. Inizialmente non ho capito, pensavo a un errore o a uno scherzo, così ho iniziato a fare delle domande scritte».
La risposta dall’altro capo del telefono, però, non ha lasciato spazio a dubbi: il misterioso interlocutore ha inviato sul display della donna la fotografia di una dose di cocaina. Per rendere l’offerta ancora più concreta, il presunto spacciatore ha successivamente inoltrato le coordinate geografiche con la posizione esatta in cui ritirare la sostanza.
Il mercato nero dei numeri di telefono
Davanti all’evidenza, la cittadina ha chiesto spiegazioni su come l’uomo fosse entrato in possesso del suo contatto privato. La risposta ha svelato un vero e proprio sistema di compravendita di dati personali: «Mi ha detto chiaramente di aver comprato il mio numero, insieme a un altro centinaio di contatti, da un certo Abdul», spiega la vittima.
«A quel punto mi sono arrabbiata moltissimo. Pensando comunque a un brutto scherzo, ho bloccato il contatto e cancellato l’intera chat. Come immagine del profilo WhatsApp c’era solo la foto di un calciatore visto di spalle, nessun altro elemento utile a identificarlo».
Il meccanismo della rete: bastano i contatti degli amici
Solo in un secondo momento, confrontandosi con alcune amiche, la donna ha compreso la reale gravità della situazione. Di quella conversazione, oggi, le rimangono in mano solo le coordinate geografiche del punto di consegna e tanta amarezza. Ma a spaventare di più è la facilità con cui dati così sensibili finiscano nelle mani della criminalità.
Il meccanismo, purtroppo, è ben noto a chi monitora queste dinamiche: non è necessario essere consumatori di stupefacenti per finire nei database dei pusher. È sufficiente, ad esempio, aver prestato una volta il telefono a un amico per effettuare una chiamata; se quell’amico ha contattato il proprio spacciatore di fiducia, il numero finisce nei registri dei venditori per poi essere rivenduto, all’interno di “pacchetti di contatti”, ad altri pusher della zona.
Un fenomeno invisibile ma pervasivo che trasforma le piattaforme di messaggistica istantanea in una piazza di spaccio virtuale, violando la privacy e la sicurezza dei cittadini.