PIOMBINO. Il Coordinamento Art.1-Camping CIG interviene con fermezza dopo la firma del nuovo Accordo di programma (AdP) per il polo industriale di Piombino, allineandosi alle durissime critiche di merito e di metodo già sollevate dalla Uilm.
La parola d’ordine è una sola: «Verità». Secondo il Camping CIG, infatti, il futuro della fabbrica e della città non è affatto al sicuro, e le dichiarazioni trionfali dei rappresentanti politici nasconderebbero una realtà drammatica per la tenuta occupazionale.
L’affondo contro la politica
«Non abbiamo fatto nessun passo in avanti, contrariamente a quanto affermano il Ministro Urso, il sindaco Ferrari e il governatore Giani», si apre così la nota del Coordinamento. Sotto la lente d’ingrandimento finisce la convergenza trasversale tra le istituzioni guidate da Fratelli d’Italia (Governo e Comune) e dal Partito Democratico (Regione), accusate di aver concesso una cambiale in bianco a una multinazionale già ampiamente criticata: «Pur sapendo che Jindal è del tutto inaffidabile, firmano un nuovo AdP, dandogli ancora credito, garantendogli finanziamenti ed aiuti di ogni tipo».
La critica non risparmia nemmeno le altre sigle sindacali che hanno espresso un parere favorevole sull’intesa: «Un giudizio positivo incredibilmente ed imprudentemente condiviso da alcuni sindacati, dato peraltro senza avere nemmeno letto il testo integrale firmato dalle istituzioni. Questo è scandaloso».
Il “nodo” Metinvest e l’incognita del 2027
Il Camping CIG punta il dito anche sulla gestione della convivenza con il progetto Metinvest. Secondo il comunicato, i problemi strutturali che ne avrebbero potuto impedire lo sviluppo erano già evidenti nel 2024, anno in cui il Coordinamento sollevò i primi allarmi rimasti inascoltati. Oggi, la prospettiva di attendere il 2027 per verificare la reale fattibilità del progetto ucraino viene vista come una pericolosa dilazione temporale.
«Il Presidente della Regione Giani ha affermato in un’intervista di aver messo in sicurezza i lavoratori, sostenendo che se nel 2027 Metinvest si fermerà, ci penserà Jindal a trovare un piano industriale per tenere tutti occupati. Ma quale piano?», incalzano i rappresentanti degli operai. «Il nostro destino è rimesso di nuovo nelle mani inaffidabili di Jindal: la realtà è che almeno 800 lavoratori saranno a rischio licenziamento».
L’Accordo quadro da azzerare e la richiesta di nazionalizzazione
La strategia per uscire dall’angolo, secondo il Camping CIG, avrebbe dovuto essere ben diversa, partendo dalla decadenza dell’Accordo quadro vigente. Un testo giudicato fallimentare poiché «dopo un anno Jindal e Metinvest di concreto non hanno fatto nulla», e perché privo di ammortizzatori sociali strutturali come i prepensionamenti o le uscite volontarie incentivate. «Non garantiva un posto di lavoro per tutti – ricordano dal Camping CIG – ma solo un colloquio conoscitivo per verificare la possibilità di lavorare con Metinvest». Per il coordinamento, la riformulazione dell’Accordo Quadro avrebbe dovuto tassativamente precedere la firma di qualsiasi Accordo di Programma.
La soluzione ideale per lo stabilimento toscano resterebbe la via pubblica: «Oggi più che mai dovrebbe essere chiaro a tutti che l’unico modo per mettere in sicurezza i lavoratori e rilanciare l’industria siderurgica sarebbe, a Piombino come a Taranto, la nazionalizzazione. Ma nessuno vuole fare una lotta per imporre questa scelta al governo».
Le condizioni irrinunciabili: clausole di rescissione e Stato nel CdA
In mancanza della nazionalizzazione, il Camping CIG chiede di fare proprie le proposte unitarie di FIM, FIOM e UILM apparse brevemente sulla stampa e poi “scomparse” dal dibattito. Le richieste sono chiare e perentorie: introduzione di forti penali e clausole rescissorie in caso di inadempienza delle multinazionali e, soprattutto, l’ingresso dello Stato nella governance.
«Visto che lo Stato finanzierà in modo diretto ed indiretto qualsiasi progetto industriale, il pubblico deve entrare nel Consiglio di Amministrazione in posizione di comando. È una richiesta che facciamo da anni e che non è mai stata accolta. Solo la presenza dello Stato nel CdA può garantire che i soldi pubblici servano realmente a un piano industriale capace di generare occupazione e profitti, e non a finanziare le multinazionali. E se Metinvest e Jindal falliranno nel 2027, lo Stato deve impegnarsi fin da oggi a guidare direttamente la rinascita della siderurgia piombinese».
Trasparenza immediata e un no fermo all’acciaio per le armi
L’appello finale si rivolge alla trasparenza e alla democrazia operaia. Il Coordinamento esige che i testi dell’AdP vengano sottratti alla segretezza prima che si svolgano le assemblee dei lavoratori, per permettere alla città e alla fabbrica di esprimere un giudizio consapevole. «Chiediamo al sindaco Ferrari e al presidente Giani di pubblicare immediatamente l’accordo sulle pagine web istituzionali di Comune e Regione».
L’ultimo messaggio è una dichiarazione d’intenti sul modello di sviluppo che si vuole per il territorio, che esclude la riconversione bellica: «Vogliamo tornare a produrre acciaio, ma non per le armi». La mobilitazione, promettono i lavoratori del Camping CIG, è solo all’inizio.