Il rigassificatore diventa un caso europeo: esposto e petizione a Bruxelles | MaremmaOggi Skip to content

Il rigassificatore diventa un caso europeo: esposto e petizione a Bruxelles

Il Comitato Salute Pubblica si appella alle istituzioni UE contro la permanenza della nave Italis Lng: denunciate quattro violazioni del diritto comunitario nel mese della scadenza originaria
Una nave scarica il Gpl nel rigassificatore sul porto di Piombino
Una nave scarica il Gnl nel rigassificatore sul porto di Piombino

PIOMBINO. La battaglia per la sicurezza, la salute e la trasparenza di Piombino varca ufficialmente i confini nazionali. Il Comitato Salute Pubblica  ha annunciato l’invio di due pesanti atti legali indirizzati alle massime autorità europee: un dettagliato esposto alla Commissione UE e una petizione ufficiale rivolta al Parlamento Europeo.

L’obiettivo è spingere Bruxelles a verificare se le recenti decisioni del Governo italiano abbiano violato le norme e le direttive dell’Unione Europea, calpestando i diritti di un’intera comunità.

Il nodo della proroga e la scadenza tradita

La decisione di ricorrere alle istituzioni europee è diventata inevitabile dopo la svolta legislativa dello scorso marzo. Il Decreto-Legge governativo ha infatti stabilito una proroga sine die, ovvero senza una scadenza certa, per la permanenza nel porto della nave rigassificatrice Italis Lng, la ex Golar Tundra.

Quella che era stata presentata come una misura d’urgenza strettamente limitata a tre anni, con una scadenza tassativa fissata proprio per questo mese di luglio, è stata trasformata per via legislativa in un insediamento a lungo termine.

Un vero e proprio cambio di rotta unilaterale che, secondo i comitati, ha scavalcato i normali procedimenti amministrativi e ha tolto ai cittadini la possibilità di difendersi nelle sedi ordinarie.

Sicurezza e impatto ambientale sul territorio

Forte di oltre 5.000 firme raccolte sul territorio, il Comitato ha sollevato davanti all’Europa quattro potenziali e gravi violazioni del diritto comunitario. La prima riguarda la Direttiva Seveso III sul rischio di incidenti rilevanti: l’impianto sorge in un porto ristretto e ad alta densità antropizzata, a meno di mille metri dalle abitazioni e con una sola via di fuga cittadina. Nell’esposto si evidenzia come la distanza di sicurezza standard di due chilometri sia stata del tutto ignorata, applicando criteri molto meno cautelativi rispetto ad altre strutture analoghe, come il terminale offshore di Livorno.

In secondo luogo, viene contestata la mancanza di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Se l’esenzione totale dalla VIA poteva trovare una parziale giustificazione nella prima fase di emergenza temporanea, la scelta di rendere l’opera permanente senza studi scientifici aggiornati viene definita dal Comitato del tutto inaccettabile.

Allarme per la salute e lo strappo democratico

L’esposto accende i riflettori anche sulla tutela della salute e sulla strategia marina. La popolazione locale è infatti esposta a emissioni continuative di sostanze chimiche, tra cui la formaldeide, mentre lo specchio d’acqua portuale subisce lo scarico giornaliero di enormi quantitativi di ipoclorito di sodio, comunemente noto come candeggina. Il tutto avviene in un contesto in cui i monitoraggi epidemiologici e ambientali, formalmente promessi dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall’ISPRA, non risultano ancora attivati.

Infine, l’atto depositato a Bruxelles denuncia la violazione dei Principi di Aarhus sulla partecipazione dei cittadini. Sostituendo l’ordinaria azione amministrativa con un atto di legge blindato, l’esecutivo ha drasticamente limitato il diritto di difesa e il coinvolgimento pubblico della comunità piombinese nelle scelte che ne segnano il futuro.

La richiesta di intervento a Bruxelles

L’appello alla Commissione e al Parlamento Europeo punta ad attivare tempestivamente le verifiche di conformità e ad avviare, se necessario, le relative procedure d’infrazione contro la Repubblica Italiana.
La mobilitazione dei cittadini non si ferma, proprio ora che si è giunti a quel mese di luglio che avrebbe dovuto decretare la fine dei tre anni di sperimentazione.

Dal territorio si leva un’unica richiesta: che le promesse originarie vengano mantenute e che la sicurezza della costa torni a essere una priorità assoluta, anziché un intralcio burocratico da aggirare per legge. Piombino chiede trasparenza, tutele e rispetto.

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