TI-Link, sì al cavo tra Tunisia e Toscana ma sindacati e ambientalisti avvertono: «Niente nuovo consumo di suolo» | MaremmaOggi Skip to content

TI-Link, sì al cavo tra Tunisia e Toscana ma sindacati e ambientalisti avvertono: «Niente nuovo consumo di suolo»

Cgil, Arci e Legambiente promuovono il progetto energetico strategico per la decarbonizzazione, ma chiedono che la stazione di conversione venga realizzata recuperando aree industriali dismesse e rilanciano la bonifica dei 36 ettari del Sin
Il progetto di collegamento dalla Tunisia per l'infrastruttura energetica, con nodo a Suvereto
Il progetto di collegamento dalla Tunisia per l’infrastruttura energetica, con nodo a Suvereto

PIOMBINO. A seguito della presentazione pubblica e dell’incontro partecipativo dedicato al progetto TI-Link, Cgil, Arci e Legambiente esprimono apprezzamento per un’infrastruttura strategica che può rappresentare un elemento importante nel percorso di transizione energetica del Paese e nel rafforzamento del ruolo dell’Italia quale hub mediterraneo dell’energia rinnovabile, tuttavia chiedono a Piombino il riutilizzo prioritario delle aree industriali dismesse per azzerare il consumo di suolo.

Un ponte elettrico per la decarbonizzazione

Il collegamento elettrico sottomarino tra Tunisia e Toscana costituisce infatti un passo concreto verso la decarbonizzazione del sistema energetico, con potenziali ricadute positive in termini di sviluppo industriale, occupazione qualificata, innovazione e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

«Valutiamo positivamente il confronto preventivo avviato sulla localizzazione delle infrastrutture a terra dell’opera – sottolineano i sindacati -, riconoscendo l’importanza di un percorso partecipato che tenga conto delle esigenze del territorio, delle vocazioni produttive e della qualità della vita delle comunità interessate».

Stop al consumo di suolo: priorità ai siti industriali dismessi

In tale contesto, considerato che la stazione di conversione da corrente continua a corrente alternata «rappresenterà l’elemento di maggiore impatto territoriale e ambientale del progetto, riteniamo fondamentale che la sua collocazione privilegi prioritariamente il recupero, la rigenerazione e la riconversione di aree industriali già compromesse o dismesse, evitando ulteriore consumo di suolo e limitando l’impatto su aree agricole, residenziali o di pregio ambientale».

Riutilizzare siti già destinati ad attività industriali significa per Cgil, Arci e Legambiente tutelare il paesaggio e le aree ancora integre, ridurre i possibili conflitti con le comunità locali, promuovere concretamente processi di economia circolare e rigenerazione territoriale, oltre a valorizzare percorsi di riconversione produttiva e occupazionale. La transizione energetica dovrebbe essere una transizione giusta, capace di coniugare sostenibilità ambientale, sviluppo industriale e coesione sociale, senza scaricare i costi del cambiamento sui territori che hanno già sostenuto per decenni il peso dell’industrializzazione nazionale.

«Per questo riteniamo che il progetto TI-Link possa rappresentare anche un’opportunità per affrontare finalmente alcune storiche criticità ambientali del territorio di Piombino. In particolare, auspichiamo che i soggetti istituzionali competenti, Governo, Regione, enti locali e organismi preposti, promuovano in tempi rapidi un confronto operativo finalizzato ad accelerare il percorso di bonifica della porzione del SIN industriale denominata “36 ettari”, area fortemente compromessa dalla presenza di rifiuti speciali e già individuata nei programmi di messa in sicurezza e riqualificazione».

Trasparenza e ascolto: la richiesta di un tavolo permanente

La rimozione dei materiali presenti e la restituzione dell’area a nuove funzioni produttive rappresentano infatti un passaggio preliminare e strategico per la gestione del territorio, la riconversione industriale e la piena valorizzazione delle opportunità connesse agli investimenti energetici e infrastrutturali.

«Chiediamo pertanto ai proponenti del progetto e alle istituzioni coinvolte di valutare con attenzione e responsabilità tutte le opzioni localizzative nell’ambito della progettazione partecipata, garantendo massima trasparenza, ascolto e coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, delle associazioni, delle amministrazioni locali e dei cittadini, anche attraverso l’istituzione di uno specifico tavolo di confronto permanente».

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