SAN VINCENZO. Doveva essere la stagione del rilancio, del mare cristallino e del meritato relax. Invece, l’avvio della stagione turistica 2026 in Val di Cornia assomiglia sempre di più a un percorso a ostacoli per residenti e turisti. Trovare un angolo di paradiso incontaminato, quest’anno, sembra quasi un’impresa titanica.
Il quadro complessivo del litorale è quantomeno scoraggiante: si va dai cantieri aperti in Corso Italia a Piombino fino alle ruspe dell’ex Fucini a San Vincenzo, passando per l’annoso problema delle alghe sulla spiaggia di Salivoli e le vistose paratie sulla spiaggia di Rimigliano, alla Torraccia.
Un concatenarsi di disagi che sta mettendo a dura prova la pazienza di chi cerca un po’ di meritato riposo.
Il caso Torraccia: addio ruspe, ma restano i muri di ferro
Il paradosso più evidente si sta consumando sulla spiaggia della Torraccia, all’interno del Parco di Rimigliano. Qui, secondo i piani e le rassicurazioni ufficiali di Terna, la situazione avrebbe dovuto essere radicalmente diversa.
Terna aveva infatti assicurato: «Il cantiere per la posa del nuovo cavo sottomarino verrà smontato nelle prossime settimane per lasciare il litorale completamente libero e fruibile durante la stagione estiva».
Le promesse, tuttavia, sono state mantenute solo a metà. Se è vero che le ruspe e i mezzi pesanti non ci sono più, lo scenario che si presenta agli occhi dei bagnanti è ben lontano dall’idea di una spiaggia libera. A delimitare l’area ci sono ancora le paratie del cantiere.
Andare a stendere l’asciugamano oggi significa posizionarsi a ridosso di una recinzione industriale, con le paratie metalliche alle spalle. Un paesaggio completamente deturpato in una zona che vanta la Bandiera Blu, ma che di quel colore ha ormai solo il marrone opaco e ferroso delle barriere rimaste a terra.
L’affondo di Roventini: «Una labbrata nel muso al territorio»
Sulla vicenda si abbatte ora la durissima critica di Massimiliano Roventini, che non usa giri di parole per definire lo stato dell’area: «La solita, inaccettabile presa in giro a danno dei cittadini e del nostro territorio – tuona Roventini -. Con l’approssimarsi della stagione balneare, Terna aveva solennemente promesso lo smantellamento totale delle recinzioni e il ripristino del fondo sabbioso, assicurando che ogni ferita sulla duna sarebbe stata rimarginata. Parole al vento».
Secondo Roventini, la realtà attuale è come una “labbrata nel muso”: «Non hanno sistemato assolutamente nulla, si sono limitati a portar via le attrezzature dal cantiere, lasciando tutto il resto esattamente com’era. Una duna e un retroduna completamente devastati, e un accesso al mare blindato che rende inaccessibile e inutilizzabile una delle spiagge più belle della zona».
Lo sfregio colpisce anche uno dei punti più spettacolari per godersi il tramonto, trasformato in un “cantiere fantasma” dove l’orizzonte è tagliato da parancole metalliche arrugginite piantate nella sabbia, in attesa di lavori che riprenderanno solo a ottobre.
La beffa economica: un’attività commerciale in ginocchio

Ma oltre al danno ambientale, Roventini solleva il velo sulla pesante beffa economica e sociale che sta colpendo da vicino la vita delle persone. Il simbolo di questo disagio è l’attività commerciale locale situata nel parcheggio proprio di fronte al cantiere: il furgone dei panini.
«Oggi quel furgone si ritrova completamente isolato – denuncia Roventini -, senza utenza, senza clienti, senza alcuna visuale e, soprattutto, senza lavoro. Parliamo di un ragazzo di San Vincenzo che ha investito risorse, sacrifici e speranze nella propria attività e che ora si ritrova con le mani legate a causa delle promesse non mantenute da chi avrebbe dovuto ripristinare l’area».
L’appello finale è un richiamo urgente alle istituzioni e agli enti competenti: «È assolutamente necessario e urgente che chi di dovere si svegli e trovi immediatamente una soluzione alternativa per tutelare questo lavoratore – conclude Roventini, lasciando aperto uno spiraglio di speranza – e restituire la dignità che spetta a questo angolo di paradiso».
Problemi analoghi anche per i noleggiatori di ombrelloni. Che, fra le altre cose, si occupano della pulizia della spiaggia. E pagano cifre importanti di suolo pubblico. La preoccupazione per una stagione in tono minore è palpabile.