PIOMBINO. «Promesse vaghe e silenzio delle istituzioni». È questo il giudizio dell’ex assessora Sabrina Nigro e della lista Lavoro&Ambiente, sulla proroga della permanenza del rigassificatore a Piombino, mentre il decreto legge si avvia alla conversione definitiva.
Nel mirino finiscono in particolare le recenti dichiarazioni della Lega sui possibili ristori ai cittadini.
«Ristori? Solo formule vaghe»
Lavoro&Ambiente parla apertamente di ambiguità: «Le dichiarazioni su ipotetici ristori appaiono come un tentativo di mitigare il colpo». A partire dalle ultime dichiarazioni di Manfredi Potenti della Lega.
Secondo l’ex assessora e la lista, le condizioni indicate – come «vincoli di bilancio» e «fattibilità tecnico-economica» – rischiano di restare solo sulla carta.
E non solo: il tema delle compensazioni, sottolinea, è stato sollevato più volte anche dal presidente della Regione Eugenio Giani e dal sindaco di Piombino Francesco Ferrari, senza però alcuna risposta concreta da parte del Governo.
«Violati gli accordi: doveva restare tre anni»
Il nodo principale resta quello degli impegni iniziali.
«L’impianto doveva restare solo tre anni, termine su cui poggiavano tutte le autorizzazioni», ricorda Lavoro&Ambiente.
Da qui i dubbi anche sulla legittimità di eventuali misure straordinarie: in altri territori, evidenziano, non sono mai stati previsti ristori diretti ai cittadini, ma solo indennizzi ambientali e urbanistici.
Di fatto, secondo Lavoro&Ambiente, la nave rischia di restare in porto “sine die”, ignorando i limiti temporali originari.
Il silenzio di Comune e Regione
Preoccupa anche la posizione delle istituzioni locali.
«Desta preoccupazione il silenzio dell’amministrazione comunale e l’incertezza della Regione», affermano da Lavoro&Ambiente.
L’ex assessora e la lista chiedono chiarimenti al presidente Giani e all’assessore Barontini, ricordando anche gli impegni presi durante le manifestazioni sul territorio.
«Sicurezza e salute non sono negoziabili»
Lavoro&Ambiente ribadisce la linea già sostenuta durante la sua esperienza in giunta: «Nessuna compensazione può valere quanto la sicurezza, la salute e lo sviluppo del porto».
Tra i riferimenti anche i percorsi legali seguiti in passato, fino alla sentenza del Tar, con il supporto dell’avvocato Greco.
E rilancia: «Neanche una legge può essere in contrasto con norme ambientali, di sicurezza o con la Costituzione».
Le proposte: studio indipendente e spostamento offshore
Accanto alle critiche, anche alcune proposte concrete: studio di impatto indipendente, finanziato da Snam, su sicurezza ed emissioni, istituzione di un comitato di sorveglianza territoriale, con enti locali e cittadini e spostamento offshore dell’impianto, con avvio dei lavori in mare aperto.
Secondo Nigro e Lavoro&Ambiente, se il rigassificatore è considerato strategico, lo Stato deve investire per garantirne la massima sicurezza.
L’allarme sicurezza dopo l’incendio Pim
Infine, un richiamo alla sicurezza portuale.
L’incendio avvenuto recentemente alla Pim, a breve distanza dal rigassificatore, viene indicato come un segnale d’allarme.
«La convivenza tra un impianto ad alto rischio, il traffico passeggeri e le attività produttive è una scommessa pericolosa», concludono.
Un monito chiaro: gli incidenti non si possono prevedere, ma prevenzione e rispetto degli accordi restano un dovere politico.





