PIOMBINO. Dopo l’articolo pubblicato da maremmaoggi.net sullo scontro avvenuto in piazza durante la manifestazione sul Venezuela, arriva la replica ufficiale del Partito della rifondazione comunista di Piombino, che ricostruisce quanto accaduto e chiarisce le finalità dell’iniziativa.
Il partito respinge l’interpretazione di una piazza schierata a sostegno del presidente venezuelano Nicolás Maduro e rivendica invece una manifestazione nata «contro l’intervento militare americano e in difesa del diritto internazionale».
La posizione del Prc: «Non era una piazza per Maduro»
Secondo quanto spiegato dal Prc, la manifestazione non era stata organizzata in difesa del governo venezuelano, ma contro l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela e contro le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump sulle risorse del paese sudamericano.
«Siamo scesi in piazza – spiegano – contro l’intervento militare americano in un paese terzo, contro il rapimento del presidente e contro ciò che ha detto Trump: “adesso gestiremo noi le vostre risorse”. Di fatto, la fine di ogni sovranità popolare».
Il partito sottolinea di aver chiarito fin dall’inizio che la manifestazione non era a sostegno di Maduro, evidenziando anche le criticità del sistema di potere venezuelano e ricordando che esponenti del Partito comunista venezuelano sono finiti in carcere per aver denunciato quelle stesse criticità.
«Il diritto internazionale prima di tutto»
Il punto centrale della manifestazione, ribadisce il Prc, era la difesa del diritto internazionale.
«Se ci sono mille motivi per criticare l’azione di Maduro – affermano – ce n’è uno che in questo momento supera ogni altra considerazione: il rispetto del diritto internazionale».
Un tema che, secondo il partito, viene ormai «ovunque calpestato» e che in Venezuela rappresenta «solo l’ennesima volta».
Il momento dello scontro: cosa è successo in piazza
Il Prc ricostruisce anche la dinamica dello scontro con la ragazza italo-venezuelana che aveva preso la parola.
Terminati gli interventi programmati, spiegano, il microfono è stato lasciato aperto a chiunque volesse intervenire. La ragazza ha chiesto di parlare e ha accusato i presenti di difendere Maduro, definendoli «ignoranti col sedere al caldo nelle proprie case», sostenendo che solo lei potesse parlare perché venezuelana.
Secondo il partito, la maggior parte dei presenti ha ascoltato in silenzio, mentre due persone hanno contestato le sue affermazioni e una terza – «neppure tesserata al nostro partito» – ha avuto una reazione giudicata «decisamente esagerata», subito calmata.
Terminato l’intervento, alla ragazza è stato chiesto di rimanere per ascoltare la risposta della segretaria, ma la giovane avrebbe preferito andarsene.
«Il microfono è rimasto aperto a tutti»
Subito dopo, afferma il Prc, è stata data la parola a un’altra ragazza che ha espresso apprezzamento per l’azione del governo Trump, arrivando a sperare in un’invasione americana di Cuba.
«Parole che non condividiamo – spiegano – ma alle quali abbiamo risposto con cortesia e dialettica politica».
Il partito accusa quindi che qualcuno abbia trasformato quanto accaduto «in una trappola mediatica», ribadendo che chi era presente può testimoniare il clima reale della piazza.
«In questa città c’è bisogno di discussione, non di slogan»
Nel comunicato, il Prc rivendica il valore del confronto politico e della discussione pubblica, criticando il clima di slogan che, a loro giudizio, impoverisce il dibattito.
«Bene che in questa città ci sia discussione, bene che ci sia dialogo – scrivono – ma nulla di tutto ciò scalfisce il senso di quella piazza, i temi che abbiamo portato e i valori che abbiamo spiegato».
Il comunicato si chiude con uno slogan storico:
«L’orgoglio di essere comunisti, l’umiltà di ascoltare le ragioni degli altri».