PIOMBINO. Un silenzio che pesa, che brucia, che diventa voce. Ieri sera, lunedì 17 novembre, Piombino ha sfilato con le fiaccole accese per ricordare Salvatore Parlato, morto dopo l’incidente alla Bertocci, e tutte le vittime del lavoro.
Da piazza Cappelletti a largo Caduti sul lavoro, centinaia di persone hanno camminato lentamente, in silenzio, fino alla deposizione della corona.
Un silenzio che ha urlato la rabbia di una comunità che non accetta più ciò che accade troppo spesso: uomini che escono per andare a lavorare e non tornano più.
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Il sindaco Ferrari: «Il lavoro deve essere vita, mai morte»
Il sindaco di Piombino, Francesco Ferrari, parla di una città unita nella responsabilità collettiva:
«Questa sera Piombino si è unita in un momento di profonda commozione e responsabilità collettiva. Abbiamo camminato insieme, con una fiaccola accesa, per ricordare Salvatore Parlato, per stare accanto alla sua famiglia e per dare voce a un messaggio che non può più essere ignorato: il lavoro deve essere vita, mai morte».
Ferrari richiama l’impegno comune: «Ogni incidente sul lavoro è una ferita per l’intera comunità. Come istituzioni, organizzazioni sindacali, associazioni e liberi cittadini rinnoviamo l’impegno a pretendere più controlli, più formazione, più cultura della sicurezza e della prevenzione».
Cgil: «Un infortunio mortale non può restare avvolto nel silenzio»
Cgil torna sul punto che ha scosso l’intera vicenda: il ritardo nella comunicazione.
«È inaccettabile – scrive il sindacato – che una tragedia di tale gravità sia emersa soltanto il 9 novembre, a distanza di oltre una settimana dai fatti. Un infortunio mortale non può e non deve restare avvolto nel silenzio».
La richiesta è chiara: trasparenza, informazioni, rispetto.
La voce dai comuni vicini: «La politica deve assumersi le sue colpe»
Presente anche Alessio Cattelan, consigliere di San Vincenzo, che ha scelto parole dure e insolite per un rappresentante politico:
«Ho partecipato alla fiaccolata sia a nome mio sia per rappresentare San Vincenzo. Mi si perdonerà l’errore di forma, ma ho preferito rimanere in fondo, come a scuola dove siedono i duri. Con la testa bassa come chi si sente in colpa. In colpa perché la politica, tutta, ha una responsabilità in queste morti sul lavoro».
Un’ammissione forte, che ha colpito molti dei presenti.
Riccucci: «Tante cose da fare, poche da dire»
Il sindaco di San Vincenzo, Paolo Riccucci, sottolinea la necessità delle azioni:
«È stato importante partecipare alla fiaccolata per Salvatore contro le morti sul lavoro, organizzata da Cgil, Cisl e Uil. Tanto c’è da fare e poche sono le parole da dire, quando si parla di morti sul lavoro: le solite, le conosciamo».
Un richiamo alla concretezza, più che alle dichiarazioni.
Uilm: «Torce accese per chiedere verità e giustizia»
Uilm Piombino si concentra sul significato della fiaccolata e sul dolore della famiglia:
«Il pensiero va a Salvatore, a sua moglie e alla sua famiglia. Oggi non vuole essere solo una commemorazione: le torce si accendono per portare l’attenzione su quanto è accaduto, perché venga fatta chiarezza, per sensibilizzare le coscienze su una piaga senza fine: le morti sul lavoro. Verità e giustizia: questo è quello che chiediamo».
Rossana Bacci: «Il rumore di questa ingiustizia ci tenga svegli»
Una città che non vuole più tacere
La fiaccolata di Piombino non è stata solo un rito. È stata una promessa: quella di non lasciare che la morte di Salvatore Parlato cada nel silenzio.
Le fiaccole si sono spente una a una, ma il messaggio rimane acceso: non succeda più.