PIOMBINO. Studenti, insegnanti, attivisti e cittadini scendono di nuovo in piazza per dire un netto “no” alla retorica bellicista.
L’appuntamento è fissato per lunedì 4 novembre alle ore 17 in Piazza Cappelletti con lo slogan “La Scuola Non Si Arruola”.
La manifestazione, promossa dalla Rete Scuole di Piombino e dalle “Donne in Nero” locali, mira a contrastare l’incremento delle spese militari, i piani di riarmo e, in particolare, l’occupazione coloniale della Palestina.
Palestina: uno scenario preoccupante
La mobilitazione si accende sulla scia delle recenti manifestazioni spontanee che hanno visto milioni di persone in piazza per la Palestina. Nonostante il cessate il fuoco a Gaza, gli organizzatori denunciano che il genocidio non è terminato e che il colonialismo sionista continua a occupare territori in Cisgiordania.
«Non può esserci pace senza giustizia» affermano gli attivisti, criticando duramente sia l’appoggio degli Stati Uniti a Netanyahu sia l’ignavia dei governi europei, che non hanno varato alcuna sanzione contro Israele.
Volgendo lo sguardo all’Europa, l’allarme riguarda il rischio che «il futuro di più generazioni sia sacrificato sull’altare di una guerra che poteva essere evitata».
Si denuncia il continuo gettare benzina sul fuoco invece di perseguire una seria soluzione diplomatica.
La scuola sotto pressione e i tagli al sociale

Il 4 novembre, tradizionalmente giornata dedicata alle Forze Armate, non può essere un giorno di accettazione silenziosa per la Rete Scuole. In un contesto di crescente militarizzazione, alle scuole e alle università si chiede di contribuire ad educare i giovani ad essere i soldati di domani, in linea con la Legge n. 27 del 1° marzo 2024 che promuove le Forze Armate nelle iniziative scolastiche.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si unisce alla protesta, ricordando con dolore le vittime dei conflitti passati, ma sostenendo che «il modo migliore per ricordare quel bagno di sangue sia fare tutto quello che possiamo, adesso, perché esso non si ripeta».
La critica si allarga ai piani di riarmo
«Ricordiamo con dolore i 650.000 morti e il milione di mutilati e feriti italiani della Prima Guerra Mondiale – dice in una nota Rete scuola -, come pure tutti i soldati di ogni nazionalità uccisi e feriti nelle trincee di allora. Ma crediamo che il modo migliore per ricordare quel bagno di sangue sia fare tutto quello che possiamo, adesso, perché esso non si ripeta».
«Il mondo della scuola piombinese – aggiungono i professori – ha creato una rete che ha, tra i suoi vari obiettivi, la volontà di promuovere una cultura volta al rifiuto della guerra e dei nazionalismi e, dunque, anche dei piani di riarmo europei e della logica bellicista dell’arruolamento. Se la NATO pretende crescenti investimenti in logistica militare e in armi e se i governi europei e quello italiano scelgono di togliere soldi alle politiche sociali, alle scuole e agli ospedali per foraggiare le industrie della guerra (+23 miliardi di spese militari in Italia nei prossimi 3 anni), allora dobbiamo avere il coraggio di opporci».
Ddl Gasparri, il rischio censura e Piombino crocevia di armi

Gli organizzatori esprimono forte preoccupazione anche per il DDL Gasparri 1627, che, se approvato, mirerebbe a far coincidere la definizione di antisemitismo con quella di antisionismo. Questo, secondo i promotori, è un tentativo di “togliere la possibilità persino di parlare di Palestina e del genocidio commesso da Israele,” minacciando di sanzioni la ricerca della verità storica e limitando gravemente i diritti di espressione e di critica.
Le donne in nero
In un’ottica locale, il gruppo delle “Donne in Nero” richiama l’attenzione sul ruolo di Piombino:
«Suo malgrado il crocevia di gas e armi che regolarmente transitano dentro il nostro porto – ribadiscono le donne in nero – due facce della stessa medaglia nella “guerra per commissione fra Europa e Russia. La sciagurata voglia di guerra delle classi dirigenti politiche italiane ed europee non corrisponde alla volontà di pace dei propri popoli».
L’invito è a mobilitarsi ora, affinché il 4 novembre sia un momento di riflessione che diffonda un messaggio alternativo:
«Qualunque guerra – concludono -, produce soltanto odio, distruzione e morte. Solo la giustizia sociale crea e alimenta la pace fra i popoli».
