Magona, nuovo vertice al ministero. Si sblocca la trattativa Trasteel | MaremmaOggi Skip to content

Magona, nuovo vertice al ministero. Si sblocca la trattativa Trasteel

Domani (2/10) nuovo incontro al ministero su stipendi per tutti e cessione alla Trasteel. La trattativa con gli svizzeri pare essere ripresa
Un momento della manifestazione in piazza Cappelletti di martedì 30 settembre
Un momento della manifestazione in piazza Cappelletti di martedì 30 settembre

PIOMBINO. Nella giornata di ieri, martedì 30 settembre, si è tenuta la manifestazione davanti alla sede comunale di Piombino. La mobilitazione iniziata da piazza Cappelletti ha visto prendere parte alla protesta un grande numero di persone. Un Corso Italia gremito ha ascoltato le parole del sindaco di Piombino, Francesco Ferrari e dei rappresentanti dei comuni limitrofi, Pasquini, Ticciati e Tuvé al fianco dei lavoratori che ad oggi ancora non hanno ricevuto lo stipendio di agosto.

Domani, 2 ottobre, il sindaco Ferrari e i sindacati sono attesi a Roma per un nuovo incontro, in sostanza un anticipo di quello già in calendario per l’8, al ministero. Si attendono risposte, sia sul fronte degli stipendi, sia sul fronte della trattativa per la cessione a Trasteel che, fonti interne allo stesso ministero, dicono ripresa con buone prospettive. Ma la prudenza è d’obbligo.

Ferrari: «Due fronti aperti, a Roma vogliamo risposte»

Il sindaco Ferrari, proprio su quest’ultimo aspetto, non usa giri di parole. La chiave per il futuro è il passaggio a un soggetto solido.

«Oggi, sulla vicenda Liberty Magona, abbiamo due fronti aperti che non solo non possiamo abbandonare ma che dobbiamo affrontare con ancor più determinazione. Il primo fronte riguarda la cassa integrazione. Fino a ieri chiedevamo con forza al ministero del Lavoro un decreto urgente per consentirne l’anticipazione: il decreto è arrivato, ma adesso la priorità è che l’Inps eroghi le somme nel più breve tempo possibile, così che le famiglie non debbano attendere oltre».

«Sappiamo però che la cassa integrazione non coprirà tutti. È inaccettabile che chi continua a lavorare per garantire la sicurezza degli impianti resti senza alcun riconoscimento, così come è inaccettabile che i lavoratori interinali e le loro famiglie rimangano senza tutele. Dobbiamo trovare soluzioni anche per loro».

«Il governo aveva fissato la prossima riunione per l’8 ottobre. Abbiamo chiesto con decisione di anticiparla e così sarà:  domani (2 ottobre, ndr) torneremo a confrontarci. Un segnale di sensibilità che riconosciamo al governo, chiamato – insieme a tutti noi – ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità».

«Il secondo fronte, ancora più decisivo, è quello del passaggio di mano dell’azienda. Diciamolo con chiarezza: l’attuale proprietà di Liberty Magona non è all’altezza né dei suoi lavoratori né della città. Non è tollerabile prendere impegni ufficiali – come quello di pagare gli stipendi entro il 25 settembre – e poi disattenderli».

«La chiave del futuro è dunque il passaggio a un soggetto solido, affidabile e realmente interessato a investire. Le verifiche del governo hanno confermato la volontà del potenziale acquirente di acquisire l’azienda: non c’è più tempo da perdere. Occorre procedere con determinazione nella procedura negoziale affinché un nuovo proprietario, serio e responsabile, si faccia carico non solo dello stabilimento, ma anche dei lavoratori, dell’indotto e della città».

«Solo così potremo chiudere rapidamente questa parentesi grigia che ha colpito uno stabilimento da sempre punto di riferimento per Piombino e per tutto il territorio. Per giungere agli obiettivi serve l’impegno di tutte le componenti di questa partita e la prosecuzione di un sforzo, che c’è stato e ci sarà, dei sindacati e l’impegno di una politica locale che non si limiti a esprimere solidarietà ma che agisca anche oltre le propri prerogative istituzionali».

Tuvé in rappresentanza di Riccucci

Anche l’amministrazione comunale di San Vincenzo ha partecipato  alla manifestazione indetta dai sindacati per la grave situazione creatasi nello stabilimento Liberty Magona, in seguito al mancato pagamento dello stipendio di agosto.

Dopo aver portato i saluti del sindaco Paolo Riccucci, è stato il consigliere comunale Vincenzo Tuvè, presente insieme all’assessora Antonella Cucinotta, a sottolineare che il comune di San Vincenzo è al fianco dei lavoratori Magona in questo momento drammatico, aggiungendo che la crisi industriale piombinese coinvolge tutto il territorio della Val di Cornia e che il mancato pagamento degli stipendi è un atto gravissimo che calpesta la dignità dei lavoratori.
 

Tuvé: «Se toccano uno, toccano tutti»

 
«Come rappresentante del Comune di San Vincenzo e anche come operaio delle acciaierie, cassintegrato da anni – ha detto nel suo intervento Tuvé -, so bene di cosa stiamo parlando, so bene quanto è difficile questo momento. Bisogna partire dal concetto che se toccano uno, toccano tutti».
 
«Il comune di San Vincenzo esprime piena vicinanza e sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori della Magona – ha sottolineato il sindaco Paolo Riccucci -. Il rispetto dei diritti e della dignità delle persone è un principio irrinunciabile: per questo continueremo a sostenere, nelle sedi istituzionali e sul territorio, ogni iniziativa utile a tutelare l’occupazione e a chiedere risposte concrete per il futuro industriale della comunità della Val di Cornia».
 

Alberta Ticciati: «40 lavoratori sono campigliesi»

Dei 479 lavoratori non stipendiati, 40 provengono dal Comune di Campiglia Marittima, anche per loro la Tari è sospesa:

«Grazie ai sindacati all’amministrazione di Piombino, che abbiamo affiancato nella convinzione che l’unità anche in questo caso faccia la forza. Ci sono molte istituzioni qui a rappresentare l’attenzione a una vicenda che non è soltanto piombinese, ma riguarda tutto il territorio – dichiara la sindaca Alberta Ticciati -. Campiglia Marittima ha sul suo territorio 40 dei 500 lavoratori che sono in questo momento in estrema difficoltà, rispetto ai quali abbiamo fatto il piccolo gesto di sospendere la TARI fino al 31 dicembre».

Un piccolo gesto appunto, ma che dimostra la volontà di richiamare l’attenzione del Governo su una tematica complessa, perché il tema dell’industrializzazione nel nostro Paese è stato rimandato per troppo tempo e oggi davvero è un nodo che non si può rimandare.

Alberta Ticciati, Jessica Pasquini e Vincenzo Tuvé
Alberta Ticciati, Jessica Pasquini e Vincenzo Tuvé

Nessuno si salva da solo, è l’unità a fare la forza

Il corteo in Corso Italia
Il corteo in Corso Italia

«Voglio dire al sindaco di Piombino, che ringrazio insieme ai sindacati, alla Regione e alle istituzioni che ci sono e sono compatte nella volontà di provare a uscire da questo vicolo cieco in cui si trova non solo la città di Piombino, ma tutta tutta la Val di Cornia. Piombino non si salva da sola e la Val di Cornia senza Piombino non è la Val di Cornia – continua Ticciati – Per questo mi fa piacere questa grandissima partecipazione di oggi che dimostra l’attenzione di una comunità larga: qui tra di noi non ci sono solo lavoratori degli stabilimenti piombinesi, ma ci sono cittadini della Val di Cornia. Io credo che in questo modo il nostro grido e la nostra richiesta di attenzione possano davvero arrivare su quei tavoli dove le scelte vanno fatte e che quelle scelte non possano essere lasciate sulle spalle dei Comuni, che non hanno gli strumenti per attuare quei cambiamenti e prendere le decisioni che possono cambiare il futuro di un territorio».

«Con questo garantisco – conclude la sindaca di Campiglia Marittima – la presenza e la compattezza dell’istituzione che rappresento a fianco dell’amministrazione di Piombino, del sindaco Ferrari, dei lavoratori e dei sindacati che sono davvero impegnati in questa causa e che stanno svolgendo un compito non solo in rappresentanza dei lavoratori, che di certo sono i primi soggetti che devono trovare delle risposte, ma lo stanno facendo per una comunità intera. Quindi davvero grazie. Noi ci siamo».

Toscana Rossa: «Profitto a qualunque costo»

Sulla manifestazione intervengono anche Catiuscia Ficcanterri e Benedetto Lupi, candidati di zona per Toscana Rossa alle elezioni regionali del 12-13 ottobre

«La manifestazione per la Magona ci ha coinvolto e commosso – dicono -. La vicenda Magona è esemplare del ruolo pesantemente negativo esercitato dalle multinazionali a Piombino, così come altrove: la loro logica è quella del profitto a qualunque costo, senza rispetto per i lavoratori, le lavoratrici, la popolazione e il territorio. Questo appare chiaro per la Magona, travolta dalla crisi finanziaria e dal tira e molla tra l’attuale proprietà Liberty e l’ipotetico acquirente Trasteel: lo stabilimento piombinese non acquista i coils semilavorati, la produzione si ferma, i lavoratori non riscuotono, gli interinali sono sotto schiaffo. Ieri in piazza è risuonata la voce addolorata delle famiglie offese dal disinteresse della proprietà per la loro sorte: è utile, ma certo non risolutivo, il decreto secondo cui sarà direttamente l’Inps a corrispondere la cig».

«Nel corso della manifestazione, un autorevole esponente sindacale ha esclamato: “Sono diventato statalista!” Toscana Rossa, da parte sua, ritiene che a Piombino come a Taranto, risulti evidente da lungo tempo come il ruolo dello Stato in posizione di comando sia assolutamente urgente e necessario. Se lo Stato non prende in mano la Magona, rilancia la produzione, garantisce i posti di lavoro e le retribuzioni, rischia il tracollo anche questa fabbrica che sarebbe in salute dal punto di vista produttivo».

«Infatti, è sotto gli occhi di tutti come la girandola di multinazionali che si sono appropriate delle acciaierie, confinanti con la Magona, le abbia ridotte a produrre pochissime rotaie di pessima qualità, mentre la multinazionale di turno Jsw, per bocca di Carrai (uomo di Renzi e console onorario di Israele a Firenze) pretende di dettare condizioni e magari usare lo Stato come bancomat. E di tracollo si deve parlare per Jsw, senza che il governo Meloni si degni di intervenire se non con un incontro dopo l’altro al Mimit; invece, bisogna cacciare la multinazionale che sta affossando le acciaierie, per nazionalizzare lo stabilimento; rilanciarlo come polo per rotaie e materiale ferroviario; e così fare i conti con Metinvest Adria da una posizione più forte. In realtà, Meloni e Urso non hanno neppure il coraggio di presentare il Piano nazionale della siderurgia, promesso da anni: forse, sono in attesa che glielo scrivano le multinazionali… alla faccia della Nazione, invocata ogni momento».

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