CAMPIGLIA MARITTIMA. La festa della Birra a Venturina è ormai un appuntamento fisso giunto alla sua 14esima edizione.
Iniziata il 21 agosto scorso, la Birrafest si concluderà il 7 settembre. Tante, però, le polemiche che si sono scatenate attorno all’organizzazione e alla poca informazione diffusa per pubblicizzare l’evento.
Birra e cucina bavarese
L’evento prevede cibo, musica e intrattenimento per grandi e piccini, con apertura delle cucine con piatti tipici bavaresi a partire dalle 19:30, spettacoli e il luna park, interno alla Sefi, per divertire bambini e ragazzi.
Manca qualche banco e forse la pubblicità relativa all’evento non è stata considerata all’altezza, ma se andiamo a vedere nel dettaglio le critiche rivolte all’amministrazione comunale, scopriamo che forse le cose non sono proprio come sembrano.
A spiegarlo, con un video sui social che ha attirato l’attenzione dei molti residenti venturinesi, è Marco Razzolini, proprietario di un’azienda di noccioline (e membro del consiglio di Fiva Confcommercio), che di giorno lavora e vende i suoi prodotti, mentre la sera indossa i panni del Dj e si diverte ad animare piazze e locali.
Proprio ieri sera, lunedì 1 settembre, ha fatto scatenare i presenti a suon di musica anni ’80.
Razzolini: «Le critiche sono infondate»
«Ho sentito tante lamentele sul fatto che la fiera non fosse stata ben pubblicizzata e che al suo interno non ci fossero molti banchi. Invece, non è così. L’amministrazione ha pubblicato l’evento sui social e appeso i cartelloni per la città e i comuni limitrofi. Bisogna cambiare la modalità di pensiero, attenendosi a quella che è la realtà di oggi. Siamo nel 2025, la pubblicità non si fa più con l’altoparlante della macchina che passa per le vie della città o con il volantinaggio. Tutto si riduce ai social, un post su facebook che poi le persone condividono a loro volta è più che sufficiente. L’amministrazione questo lo ha fatto».

La logistica e l’organizzazione tecnica erano adeguate.
«Quando siamo arrivati, già dalla mattina era tutto pronto, avevamo luce a disposizione, attacchi ed elettricità. Anche su questo, se siamo realistici, non c’è niente da dire».
«La fiera non è più quella di una volta, ma neanche i tempi»
«Tanti affermano che la fiera non sia più quella di una volta. La Birrafest, però, non è il cosiddetto “fierone”, è la festa della birra, quindi, c’è la birra, c’è la cucina, c’è quello che deve esserci. C’è il Luna Park per i bambini e la sera vengono organizzati eventi musicali che animano i presenti. Alcuni anche importanti, come ad esempio la cover di Vasco Rossi. Sono eventi che presi di per sé costerebbero circa mille euro a serata, invece, qui sono disponibili per più di una settimana a costo zero».

«L’ingresso è gratuito, se non si vuole spendere non si spende, se si vuole bere o mangiare qualcosa, ci sono i banchi che vendono birra alla spina, bibite varie, fritto misto e i classici panini con salsiccia e porchetta. A volte mi chiedo cosa si pretenda. È facile fare polemica e dire sempre che le cose non vanno o che quello che viene fatto è troppo poco. A mio parere l’evento mi sembra riuscito e la quantità della gente presente lo conferma».
Una riflessione, quella di Marco Razzolini, che non si limita all’evento in sé ma che va ad indagare quelli che sono i problemi attuali che caratterizzano la società odierna. Dalla comunicazione che si declina soprattutto sui social, all’intrattenimento ed i banchi che non ci sono o non vendono gli oggetti desiderati.

«Il problema non è la fiera»
«Bisognerebbe pensare anche a cosa si vuole. Se si vuole una fiera che abbia incassi elevati bisogna garantire la vendita di merce di qualità. Ma, riflettiamoci. Ormai tutto si riduce ad un click, se si ha bisogno di qualcosa, oggi non si va più alla ricerca dell’oggetto specifico all’interno dei negozi. Siamo in un’epoca dove basta prendere il telefono, cercare su Google e acquistare il prodotto aggiungendolo al carrello. Se si scelgono i metodi di consegna veloci, ciò di cui si ha necessità lo abbiamo in casa già dal giorno dopo».
«I banchi mancano, rispetto agli anni scorsi ce ne sono molti meno, è vero, ma perché? Questo perché per essere presenti all’interno delle fiere c’è bisogno di essere in regola con il pagamento delle tasse. Bisogna avere il Durc e se questo documento non è a posto, nelle fiere non possiamo andarci. Basta una rata non pagata per essere fuori dal giro. Le partite iva fanno sempre più fatica in questo senso. Molti falliscono, scelgono di riaprire e ripartire da zero. Cerchiamo di guardare in faccia la realtà, il problema non è la fiera di Venturina, né l’organizzazione né l’amministrazione. Il problema è la società di oggi».
«La fiera del Bah!»
Che cos’è, dunque, oggi la fiera? Qual è la sua funzione? Razzolini mette al centro la relazionalità, in un momento storico dove tutti sono proiettati con gli occhi su di sé, sui propri conflitti, sulle proprie paure, sulle ansie che la vita comporta, la fiera diventa un luogo dove poter sperimentare un momento di gioia e di convivialità, dove si toglie lo sguardo dallo schermo per volgerlo verso l’altro.
«Io la chiamo la fiera del cane. Il nostro dialetto permette il gioco di parole. A volte mi siedo e mi guardo intorno. Tutti ci conosciamo, abitiamo in un paese piccolo, ma spesso non ci vediamo, perché così è il percorso di vita che porta ognuno per la sua strada e i rapporti si interrompono, i contatti si perdono. Alla fiera è tutto un “bah!”, nel senso “Guarda chi c’è!”. La fiera è allora un ritrovarsi, uno scambiarsi sorrisi, abbracci. Si ritrovano vecchi amici, ci si scambia qualche parola. La fiera è contatto, quello vero. Non virtuale. La fiera, oggi, non la si fa per vendere prodotti, la si fa per relazionarsi con gli altri, ritrovando noi stessi nello sguardo dell’altro».

