SUVERETO. Un vero grido d’allarme quello lanciato dal comitato Terre di Val di Cornia: «Troppi pannelli fotovoltaici, nessuno fa nulla».
Sotto accusa l’impianto della Mtp Srl, società che produce tubi, di circa 5 Mw di potenza, su un terreno accanto all’azienda, a due passi dal paese. Azienda che ha già sui propri capannoni altri impianti. Impianto per autoconsumo, le cui eccedenze vengono immesse in rete.
Il comitato: «Continua lo sterminio dei campi»
«Nonostante le dichiarazioni piene di sterile demagogia di Eugenio Giani – scrive il comitato – che affermava in tv, che laddove fosse possibile i pannelli fotovoltaici andavano posizionati sulle superfici già compromesse (tetti, aree dismesse), la realtà, dietro alle chiacchiere, è che lo sterminio dei campi continua».
Un nuovo impianto a Suvereto
Un nuovo impianto di pannelli fotovoltaici a terra è in costruzione per iniziativa della ditta Mtp all’ingresso di Suvereto, uno dei centri storici più belli della Maremma. Ora si comincia a vedere con i propri occhi che Il pericolo non è più solo sulla carta; basta fare un giro per rendersene conto. Ai 66 ettari ricoperti a Bocca di Cornia, nel comune di Piombino, si aggiungono le distese di pannelli già installati nella vicina località degli Affitti. A Venturina, in località La Monaca, i pannelli hanno occupato irrimediabilmente grandi campi fertili. Altri cinque ettari sono già stati concessi alla ditta Energy Pie srl. in località Campo All’Olmo e altri progetti sono in corso di autorizzazione per centinaia di ettari.
«Ormai chi arriva a Suvereto, appena scorge il borgo medievale, trova alla sua sinistra un enorme cantiere per un altro impianto fotovoltaico – sottolineano ancora dal comitato ambientale – nella zona del Poggetto. A pochi metri di distanza un lenzuolo con su scritto “Sì alle rinnovabili, ma non nei campi” testimonia la contrarietà della popolazione. L’impianto è peraltro costruito in zona a rischio idraulico, essendo adiacente al torrente Riomerdancio, affluente del Cornia. Per realizzarlo su circa cinque ettari di terreno è stata distrutta un’uliveta e ettari di seminativo, nel silenzio generale».

Una cartolina all’ingresso di uno dei borghi più belli d’Italia, città del vino e dell’olio, bandiera arancione del Touring club italiano e città slow. A Monte Calvi per un’escursione ormai si vede che la pianura si sta trasformando in una distesa di specchi.
«Si tratta di impianti che consumano suolo fertile, che danneggiano l’agricoltura, il paesaggio e il turismo. Nel caso di Suvereto rompe la trama paesaggistica fatta di uliveti, vigneti e seminativi in un’area particolarmente bella. Siamo riusciti a trasformare un obiettivo condivisibile – conclude il comitato – il superamento delle fonti energetiche fossili, in un grave attacco al territorio, che è la risorsa primaria da cui dipendono tutte le altre. Sono impianti che nessuno vuole e che non avrebbero dovuto essere autorizzati. È uno scempio che grida vendetta. Ci chiediamo: chi è rimasto a difendere il territorio dalla speculazione energetica e dagli interessi economici di pochi?».
