PIOMBINO. Aveva trovato l’annuncio su Subito.it, contattato il venditore e versato il denaro richiesto per acquistare un drone. Ma quel drone non sarebbe mai arrivato.
A quasi otto anni dai fatti, il processo di appello si è concluso con la conferma della condanna anche in appello nei confronti di Fabrizio Sibilia, 48 anni, accusato di aver truffato un acquirente attraverso una falsa vendita online. La sentenza della Corte d’Appello di Firenze ha respinto integralmente il ricorso dell’imputato, confermando quanto già deciso dal tribunale di Livorno nel marzo 2021.
Ad assistere la parte civile è stata l’avvocata Rosalia Di Falco del foro di Livorno, che ha seguito la vicenda fino al secondo grado di giudizio.
La falsa vendita del drone su Subito.it
I fatti risalgono all’agosto del 2018. Un piombinese stava navigando sul portale Subito.it quando si è imbattuto in un annuncio per la vendita di un drone Phantom DJI 3 Standard, proposto al prezzo di 340 euro.
Interessato all’acquisto, aveva avviato una trattativa tramite WhatsApp con l’inserzionista, che gli aveva fornito nome, cognome e persino il codice fiscale, invitandolo a effettuare rapidamente il pagamento tramite una carta Postepay per assicurarsi l’affare.
La vittima aveva quindi eseguito una ricarica da 340 euro sulla carta indicata. Da quel momento, però, il venditore era sparito.
Nessuna spedizione, nessuna risposta e nessuna restituzione del denaro.
Le indagini e la carta Postepay intestata all’imputato
Le indagini della polizia giudiziaria hanno consentito di ricostruire l’intera operazione. Gli accertamenti hanno infatti evidenziato che la Postepay sulla quale era stato versato il denaro risultava intestata a Fabrizio Sibilia, 48 anni di Latina, difeso dall’avvocato Edoardo Gabriele Castagnola e che la stessa era stata attivata utilizzando i suoi documenti personali. Inoltre non risultava alcuna denuncia di smarrimento o furto dei documenti utilizzati per l’attivazione della carta.
Un altro elemento emerso nel processo riguarda il numero telefonico utilizzato per la trattativa: la sim era stata attivata con i documenti di una terza persona che ne aveva denunciato lo smarrimento prima dell’attivazione. Circostanza che, secondo i giudici, rafforza ulteriormente il quadro accusatorio.
La condanna in primo grado
Il Tribunale di Livorno aveva ritenuto pienamente provata la responsabilità dell’imputato per il reato di truffa aggravata.
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice aveva evidenziato come la pubblicazione dell’annuncio online, la richiesta di pagamento tramite carta prepagata e la successiva irreperibilità del venditore costituissero una chiara sequenza fraudolenta finalizzata a ottenere un profitto illecito.
Sibilia era stato così condannato a un anno e otto mesi di reclusione e 750 euro di multa, pena aggravata dalla recidiva contestata. Il Tribunale aveva inoltre disposto il risarcimento di 500 euro alla parte civile e il pagamento delle spese legali quantificate in 765 euro oltre accessori.
L’appello e la decisione della Corte di Firenze
La difesa dell’imputato aveva impugnato la sentenza sostenendo che non vi fosse la prova certa dell’autore materiale dell’annuncio pubblicato su Subito.it e contestando sia l’aggravante della minorata difesa sia l’entità della pena.
La Corte d’Appello di Firenze ha però respinto tutte le eccezioni.
Secondo i giudici, gli elementi raccolti durante le indagini sono univoci e concordanti: il codice fiscale comunicato alla vittima, la titolarità della Postepay utilizzata per incassare il denaro e l’assenza di qualsiasi denuncia di smarrimento dei documenti dimostrano la riconducibilità della truffa a Sibilia.
La Corte ha inoltre ribadito che nelle vendite online ricorre l’aggravante della minorata difesa, perché la distanza tra venditore e acquirente e l’assenza di controlli diretti consentono a chi truffa di nascondere più facilmente la propria identità e di impedire verifiche preventive sulla reale esistenza del bene offerto.
Confermati pena, risarcimento e spese
Con la sentenza depositata il 21 aprile 2026, i giudici fiorentini hanno quindi confermato integralmente la condanna pronunciata in primo grado.
Oltre alla pena e al risarcimento già stabiliti dal Tribunale di Livorno, Sibilia è stato condannato anche al pagamento delle ulteriori spese processuali e delle spese sostenute dalla parte civile nel giudizio d’appello, liquidate in 1.000 euro oltre accessori di legge.
Una decisione che chiude definitivamente una vicenda iniziata con un annuncio online apparentemente innocuo e conclusa con una doppia condanna per truffa.