PIOMBINO. Si è riacceso in questi giorni il dibattito su Ozmo e i murales con Gorgoneion che l’artista di fama internazionale, aveva dipinto la notte del 24 giugno 2022 sulla Fonte di San Cerbone, da anni un monumento abbandonato al degrado. A riportare in discussione la cancellazione dell’opera raffigurante l’immagine di Medusa, la stessa impressa sulle monete, riemerse dal buio del 1939 e poco prima di quel fatto, esposte al Museo etrusco di Populonia Collezione Gasparri, è stata Carolina Megale, archeologa classica e direttrice scientifica del museo. Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche, Carolina Megale è una figura chiave per l’archeologia dell’area, essendo anche la coordinatrice del Progetto Archeodig e referente scientifico dello scavo dell’Area archeologica di Poggio del Molino.
L’intervista alla direttrice
Recentemente lei è tornata a parlare sui social delle opere di Ozmo che nel 2022 vennero prima imbrattate di nero, poi rifatte, per poi essere state cancellate definitivamente. Da cosa è scaturita l’esigenza di tornare a parlarne?
«Il tutto è partito da una foto che una signora ha pubblicato sui social, dove si poteva vedere la Fonte di San Cerbone deturpata, imbrattata di rosso. Un vero e proprio atto vandalico contro un’opera muraria che è ormai simbolo di Baratti».

Lei ha scritto: «Hanno voluto denunciare un artista e speso soldi per cancellare l’opera: un’azione di street art gratuita e site specific, su una struttura funzionale già abbandonata della metà del secolo scorso, per poi lasciare che restasse tutto di nuovo abbandonato e vandalizzato esattamente come (anzi peggio) di prima. Che falsità . Che pena. Che tristezza».
«Sì. I murales fatti Ozmo, un artista di fama internazionale, erano un’azione di street art site specific, ovvero inerente al territorio e raffiguravano Medusa, un simbolo che è raffigurato sulle monete etrusche che sono state ritrovate e che sono esposte al museo archeologico di Populonia. Ozmo venne denunciato per aver deturpato, con la sua arte, un luogo all’interno del sito archeologico di Baratti e, quindi, protetto. I murales vennero cancellati e lui ne pagò le conseguenze».
«Adesso, però, la Fonte è in condizioni di degrado pessime e la scritta rossa non è stata cancellata. Peraltro, Ozmo si firmò, potendo così risalire all’autore dei murales, inoltre li fece per poter arricchire quel luogo con la sua arte, nonostante la sua buona intenzione venne punito, mentre chi ha commesso gli atti vandalici, la farà franca senza alcuna ripercussione».
Quindi qual è il messaggio che vuole dare?
«Quello che voglio dire è che la giustizia deve essere uguale per tutti. I murales vennero immediatamente cancellati all’epoca, dal giorno alla notte, queste fasce rosse, invece, sono sempre lì. C’è anche chi ha espresso il suo commento sull’estetica delle opere di Ozmo. Il significato però andava oltre il mero gusto oggettivo della bellezza. Il disegno della faccia di Medusa era lo stesso impresso sulle monete, per cui se era brutto il disegno allora sono brutte anche le monete. Era una riproduzione etrusca, simbolo del territorio di Baratti».
Perché i murales vennero cancellati anche se potevano essere considerate opere d’arte?
«La Fonte di San Cerbone risale alla metà del novecento. Quella antica era già stata abbandonata e degradata, ma quella attuale, di cui non c’è una data specifica di realizzazione, è stata fatta da persone che oggi sono ancora in vita e si ricordano della sua costruzione, sappiamo anche il nome dell’ingegnere che l’ha costruita. Facente parte della spiaggia di Baratti, però, è soggetta al vincolo paesaggistico che è presente su tutta l’area di Baratti. Non c’è però il vincolo diretto sul bene. Se la si vuole proteggere allora che venga messo il vincolo diretto sulla Fonte di San Cerbone».
Parlando, invece, di archeologia, ad ottobre venne scoperta un’antica iscrizione funebre del III secolo d.C. che parlava del dolore della madre per il figlio Leonida. Ci sono aggiornamenti sulla traduzione intera del reperto?

«L’iscrizione munerararia di Poggio al Mulino sarà protagonista di una piccola mostra dedicata proprio a lei. Verrà disposta durante le feste natalizie, un regalo di Populonia alla comunità amante dell’archeologia».
Ci sono altre novità ?
«Si inaugurerà domenica 7 dicembre una mostra documentaria dedicata a Pietro Leopoldo al museo archeologico della vite e del vino di Scansano. Questo piccolo paesino era importantissimo perché sede dell’estatatura fino agli inizi del ‘900. In Maremma c’era ovunque la malaria nei periodi caldi, per cui, ogni anno, veniva trasferito tutto a Scansano, dai mobili agli interi uffici».
