PIOMBINO. Il canale tra Piombino e l’Elba custodisce preziosi segreti che sembra voler nascondere con cura, talvolta però, con grande sorpresa, le memorie di antichi naufragi riemergono dal mare testimoniando quelli che sono stati i traffici e i contatti tra gente diversa.
Ed è proprio nel punto più stretto, in quelle quattro miglia e mezzo che separano Punta Falcone da Capo della Vita, che la forza del mare prendeva il sopravvento sull’abilità degli esperti marinai. A distanza di duemila anni, i resti di antichi tesori perduti possono ancora tornare a galla, come l’antica anfora ritrovata nella giornata di martedì 2 giugno.
La notizia è stata data dall’attivissima associazione Microcosmo, sulla pagina del Parco di Punta Falcone. Si tratta di un’associazione culturale dedicata alla promozione ambientale e storica del territorio. L’associazione Microcosmo, costituita da un gruppo di grandi appassionati, gestisce un centro di educazione ambientale e il Parco di Punta Falcone, ex batteria navale Galeazzo Sommi Picenardi
Il ritrovamento a Punta Falcone
L’anfora vinaria romana, miracolosamente scampata all’usura del tempo e delle correnti, è stata ritrovata a Punta Falcone da Andrea Della Monaca, la cui sensibilità ha permesso di salvare l’anfora dalle onde prima che potesse danneggiarsi.
Il reperto, stando alle prime analisi, ha una capacità di circa trenta litri ed è databile in un arco temporale compreso tra il 130 e il 30 a.C. Si tratta di un manufatto di straordinario valore storico, che gli archeologi classificano sotto la tipologia “Dressel 1“, tipica dei grandi commerci marittimi di epoca tardo-repubblicana, quando il vino italico viaggiava lungo le rotte del Mediterraneo.
I primi scatti di Sandro Leonelli

Il ritrovamento è stato immediatamente segnalato alle autorità competenti. I funzionari hanno già preso in consegna il prezioso manufatto per garantirne la messa in sicurezza, il restauro e la successiva catalogazione.
Grazie al supporto logistico di Laura Di Menno e alle fotografie di Sandro Leonelli, la comunità ha potuto ammirare le prime immagini del recupero. Il canale di Piombino si conferma così, ancora una volta, un inesauribile archivio storico sommerso, capace di restituire intatto il fascino dei suoi antichi segreti.