Rigassificatore: è scontro sulla proroga. Avs: «Sindaco e Fdi hanno tradito la città» | MaremmaOggi Skip to content

Rigassificatore: è scontro sulla proroga. Avs: «Sindaco e Fdi hanno tradito la città»

Il ricorso al voto di fiducia blocca l’emendamento di AVS per lo spostamento della nave. L’opposizione punta il dito contro il primo cittadino e Fratelli d’Italia: «Hanno scelto l’obbedienza al partito e le lobby del gas, sacrificando il futuro e lo sviluppo del porto»
Il rigassificatore nel porto di Piombino: la richiesta è che resti almeno fino al 2029
Il rigassificatore in porto a Piombino

PIOMBINO. La parola “fine” sulla temporaneità del rigassificatore a Piombino sembra essere stata scritta venerdì 2 maggio a Roma, ma le onde d’urto arrivano violentissime sulla costa toscana. Il Governo Meloni ha deciso di porre la fiducia sul Decreto Infrastrutture, blindando di fatto il provvedimento ed evitando la discussione sugli emendamenti.

Tra questi, quello presentato da Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) che chiedeva di cancellare la norma sulla proroga della permanenza della nave Golar Tundra nel porto di Piombino.

L’affondo di Avs: «Un atto di forza contro il territorio»

Il verdetto parlamentare ha scatenato l’immediata reazione dei vertici di Sinistra Italiana e Avs, che definiscono l’operazione un vero e proprio «colpo di mano». Secondo i rappresentanti della coalizione rosso-verde, la scelta del Governo di ricorrere alla fiducia certifica che la proroga non sia un imprevisto tecnico, bensì una «scelta politica precisa» volta a trasformare Piombino in un hub del gas a tempo indeterminato, sacrificando le prospettive di sviluppo della città sull’altare degli interessi delle multinazionali dell’energia.

Nel mirino il sindaco Ferrari: «Dall’opposizione al silenzio»

Il bersaglio principale delle critiche è però il sindaco Francesco Ferrari. Avs accusa il primo cittadino di Fratelli d’Italia di aver recitato una parte per mesi, fingendo un’opposizione di facciata mentre il suo partito, a Roma, lavorava in direzione opposta.

«Per mesi Ferrari ha preso in giro la città partecipando a manifestazioni e firmando appelli – si legge nella nota di SI-AVS – ma mentre a Piombino vestiva i panni dell’oppositore, a Roma il suo partito preparava la strada per lasciare la nave dov’è».

Il fronte progressista parla apertamente di «tradimento» e di «obbedienza al partito» anteposta agli interessi dei cittadini.

«Ferrari aveva una sola via d’uscita per essere credibile: pretendere la cancellazione della norma o rompere definitivamente con il Governo e il suo partito. Non ha fatto nulla di tutto questo».

Un futuro bloccato dalle fossili

La critica di Alleanza Verdi e Sinistra si sposta poi sul piano ambientale e strategico. La permanenza del rigassificatore viene descritta come una «servitù senza scadenza» che blocca l’operatività di un porto urbano, portando con sé rischi sanitari e ambientali e frenando ogni altra possibilità di riconversione economica del territorio.

«La destra si dimostra forte con i cittadini ma subalterna ai poteri economici» incalzano i rappresentanti di AVS, rivendicando la coerenza della propria battaglia.

«Siamo stati gli unici, dal primo giorno, a dire che quella banchina deve tornare alla città e che il tempo delle energie fossili è scaduto».

L’aut aut alla giunta

Il clima politico a Piombino si fa ora pesante. Con il blindaggio del decreto, la possibilità che la nave lasci il porto nel 2026, come originariamente promesso, appare ormai un miraggio. La sfida lanciata da AVS al sindaco è netta: «O si sta con Piombino, o si sta con il Governo Meloni. Per Ferrari, i fatti dicono che la risposta è ormai evidente».

Mentre la politica si interroga sulle prossime mosse, la città si ritrova a fare i conti con un porto che resterà “occupato” da una banchina di rigassificazione per un tempo ancora tutto da definire.

 

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