SUVERETO. Entra ufficialmente in vigore oggi, lunedì 18 maggio, la tanto discussa riforma del sistema di emergenza-urgenza 118 promossa dalla Regione Toscana e dall’Azienda sanitaria TNO. Una riorganizzazione che, se nelle intenzioni dei tecnici punta a ottimizzare il servizio su scala aziendale, nei fatti sta accendendo i fari su una profonda spaccatura tra i grandi centri e le aree interne.
Si tratta di una profonda riorganizzazione che nasce sotto il segno del contrasto.
Da una parte, i vertici della sanità presentano il piano come un decisivo passo in avanti per l’efficienza dei soccorsi; dall’altra, i piccoli comuni dell’entroterra collinare, Suvereto, Sassetta e Monteverdi, i tre enti, che già nel corso del 2025 e nell’ultima Conferenza dei sindaci della Società della Salute Valli Etrusche dello scorso 5 maggio avevano espresso forti riserve, denunciano il rischio concreto di un indebolimento dell’assistenza medica proprio dove ce n’è più bisogno e sollevano scudi, temendo che la centralizzazione dei servizi finisca per isolare ulteriormente le comunità periferiche.
Più medici e infermieri sul campo: i numeri del nuovo assetto
Nelle intenzioni dei promotori, la riforma punta a costruire un sistema di emergenza moderno e coordinato, capace di garantire risposte tempestive e appropriate attraverso una rete sempre più integrata tra associazioni di volontariato, personale infermieristico ed équipe medico-infermieristiche.
Per tradurre questo obiettivo in pratica, la nuova rete prevede un netto incremento dei professionisti sanitari operativi sul campo. Nell’area di Livorno, gli operatori stabilmente impegnati sui mezzi di soccorso avanzato passano da tre a cinque, mentre nel comprensorio delle Valli Etrusche il contingente raddoppia, crescendo complessivamente da quattro a otto specialisti.
Dalle automediche alla corsa contro il tempo: come cambia la mappa
Questa ridistribuzione del personale si riflette direttamente sulla flotta e sui presidi territoriali. Il nuovo assetto garantisce la presenza di due automediche attive ventiquattr’ore su ventiquattro nell’area livornese, affiancate da ambulanze infermieristiche dedicate alla copertura delle tratte di Livorno e Collesalvetti.
Parallelamente, il potenziamento della rete nelle Valli Etrusche si concretizza con lo schieramento di mezzi di soccorso avanzati dislocati strategicamente sulla costa e nelle immediate vicinanze, garantendo la copertura dei nodi di Rosignano, Cecina, Donoratico, Venturina e Piombino.
L’intera architettura clinica del provvedimento è stata progettata per migliorare la gestione delle principali emergenze cosiddette tempo-dipendenti, come l’arresto cardiaco, l’ictus cerebrale, i traumi maiores, la sindrome coronarica acuta e l’insufficienza respiratoria acuta. Si tratta di patologie in cui la rapidità dell’intervento e l’adeguatezza delle manovre di primo soccorso determinano in modo drastico le probabilità di sopravvivenza o l’entità di eventuali disabilità permanenti del paziente.
La protesta dei sindaci: «Logiche numeriche che isolano i borghi collinari»
Tuttavia, proprio la nuova geografia dei soccorsi ha acceso la protesta dei sindaci di Suvereto, Sassetta e Monteverdi. Le tre amministrazioni comunali, pur confermando piena fiducia nel personale infermieristico e comprendendo le difficoltà legate alla carenza generale di organico, denunciano come lo spostamento strategico del medico da Venturina a Piombino allontani di fatto la copertura medica dai territori collinari, aumentando i tempi di intervento in un’area vasta che, peraltro, affronta un massiccio aumento della popolazione durante la stagione turistica estiva.
La sindaca di Suvereto, Jessica Pasquini, ha evidenziato come il medico resti una presenza indispensabile in molte situazioni critiche, rivendicando per tutti i cittadini il diritto a una parità di accesso alla sicurezza sanitaria. Le fa eco l’assessora di Sassetta, Elisabetta Serni, che ha ricordato le pesanti fragilità di un borgo a prevalenza anziana già privo di un ambulatorio pediatrico e dove il medico di famiglia, a causa delle normative nazionali vigenti che vincolano l’obbligo di apertura degli ambulatori ai soli comuni sopra i 650 abitanti, è presente appena due ore e mezza alla settimana. A chiudere il quadro è l’assessora di Monteverdi, Alessandra Luisini, la quale ha rimarcato che il proprio comune dista oltre quaranta chilometri dagli ospedali più vicini e che lo stato delle strade, unito alla rimozione del medico di prossimità, mette seriamente a rischio la gestione delle patologie tempo-dipendenti, basando la riforma su logiche puramente numeriche anziché sulle reali necessità geografiche.
Vigilanza istituzionale: i Comuni pretendono verifiche e correttivi
In questo clima di forte apprensione, i tre Comuni hanno comunque confermato la volontà di mantenere un canale di collaborazione leale e costruttivo con l’Azienda sanitaria, ma hanno preteso l’attivazione immediata di un monitoraggio continuo e rigoroso sull’andamento del servizio. L’obiettivo delle amministrazioni locali è quello di verificare sul campo gli effetti reali della riorganizzazione e raccogliere dati oggettivi, pronti a esigere tempestivi correttivi politici e strutturali qualora i tempi di attesa e la qualità dei soccorsi nelle aree interne dovessero peggiorare.